Archivi del mese: luglio 2009

PRIMO PIANO/IL VERTICE IN ABRUZZO E IL TERREMOTO/A nascondino con il G8

9 Luglio 2009, tendopoli di Fossa (AQ). Ore 21.00. Ho da poco finito di cenare e faccio un giro perlustrativo per il campo. Ieri è iniziato il G8, e gli ordini dai  vertici della Protezione Civile sono stati chiari: intensificare i controlli, incrementare la vigilanza all’interno e all’esterno della tendopoli, di giorno e di notte. Sento un po’ di frastuono e così, incuriosita, seguo la scia del rumorio. Mi conduce alla parte di dietro del campo. Un gruppo di bambini sta giocando a nascondino. Mi siedo su una panca, ad osservarli, ma subito mi rendo conto di non potermi muovere: in un batter d’occhio sono diventata il loro nascondiglio preferito. Non faccio in tempo a sedermi infatti che Vittoria -9 anni e mezzo – si piazza al mio fianco, tutta rannicchiata, e mi invita a fare silenzio.

(foto di Luca Lisi)

Alla mia sinistra, decentrato circa di una decina di metri, Samuel – 8 anni – sta contando ad alta voce fino a 30. La sua testa è appoggiata al  pilastro di un gazebo che è stato adibito a tana. Intorno a loro solo tende, tende, tende. Mi bastano cinque minuti per capire come si sviluppa il gioco: i più timorosi si nascondono dietro la tenda più vicina al gazebo. Quando il giocatore che ha finito di contare si allontana dalla tana per cercare gli altri, se si sposta verso sinistra loro si aprono un varco sulla destra, e corrono a fare tana. Oppure se il gioco si sviluppa dalla destra loro varcano il corridoio sulla sinistra. Normalmente uno che riesce a fare tana c’è sempre. I più intraprendenti invece raggiungono tende più lontane, e pian piano si avvicinano, passando di tenda in tenda. Difficilmente arrivano a destinazione, eppure ad ogni turno c’è sempre uno che tenta l’impresa. Ecco però che arriva il turno di Michael, e l’armonia del gioco di colpo si inclina. Michael infatti non riesce a contare bene, salta alcune unità, a volte decine, passando da 19 a 30. Gli altri se ne accorgono, reclamano, e lui ricomincia dall’inizio. Dopo un paio di tentativi riesce a contare correttamente, però i problemi non finiscono. Lui infatti è timoroso, e non abbandona il pilastro adibito a tana. Fa un passo a destra o a sinistra, al massimo due, non di più. Gli altri bambini si spazientiscono, abbandonano i loro nascondigli strillando “Pulcinella, Pulcinella”. Vittoria, che è sempre nascosta dietro di me, mi spiega che  viene proclamato lo stato di Pulcinella per bloccare il gioco, quando un giocatore si comporta in modo scorretto, come ha fatto Michael in questo caso, non abbandonando la sua postazione.
Michael ha otto anni e mezzo e non vive al campo, la sua infatti  è una delle poche case tuttora agibili. Sua mamma  lo porta al campo ogni sera, dopo cena, per farlo giocare con gli altri bambini. Mi ha raccontato che suo figlio è rimasto molto scosso dal terremoto. Quella notte infatti il portone della loro casa si era bloccato, impedendo l’uscita. Lei  ha stretto forte Michael tra le braccia, rifugiandosi sotto una trave, attendendo impotente quegli infiniti secondi e scongiurando il peggio. Non si sono fatti nulla, la casa non ha subito danni, eppure Michael da quella notte ha perso la sua autonomia.  Quando deve andare in bagno chiede alla mamma di accompagnarlo, quando deve andare a  prendere qualche giocattolo in camera da letto chiede alla mamma di accompagnarlo.  Michael non fa più nulla da solo dopo la notte del 6 Aprile. Ad un certo punto mi accorgo che sta tremando. Gli chiedo cosa abbia, lui non risponde, sua mamma invece alza gli occhi al cielo. Improvvisamente capisco tutto.

(foto di Luca Lisi)

Sopra di noi infatti sta passando un elicottero, che sorvola il campo.  Durante le precedenti settimane  lo si vedeva passare di tanto in tanto, ma da ieri è diventato una presenza costante. Lo vedi, anzi, lo si sente con il suo rumore assordante, di giorno e di notte. Michael è spaventato dall’elicottero, gli altri bambini invece ne ignorano la presenza, continuando a giocare indisturbati. Ricordo che io, da piccola, ero affascinata  quando vedevo qualcosa muoversi dal cielo. Lo osservavo e muovevo la manina, per salutare chi mi guardava da lassù, come del resto fanno tutti i bambini.  Penso a questi invece di bambini, a cosa significhi avere otto, nove, dieci anni e vivere nei luoghi colpiti dal terremoto. Mi chiedo se qualcuno mai sarà in grado di ridargli quella spensieratezza che gli è stata bruscamente sottratta. A pochi chilometri da loro gli 8 Grandi della terra sono seduti attorno ad un tavolo a decidere le sorti del mondo… Il G8 con le sue promesse, tante. Con i suoi buoni propositi, ancora di più. E intanto un altro, l’ennesimo, l’ultimo – speriamo – colpo inflitto ai terremotati. Ai bambini terremotati. Ai bambini di Fossa, che grazie alle famose misure di “sicurezza” di questi giorni  hanno perso anche la gioia di emozionarsi alla vista di qualcosa in cielo che lascia la scia. Non saltano più, non muovono la manina per salutare chi li guarda da lassù.

Con il G8 l’Abruzzo è stato al centro del mondo, è vero. Ma questi bambini, a centro di cosa sono?

Romina Vinci

Pubblicato il 12 Luglio 2009, su America Oggi

Disponibile su: http://www.oggi7.info/2009/07/14/2298-primo-piano-il-vertice-abbruzzo-e-il-terremoto-nascondino-con-il-g8

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SPECIALE TERREMOTO/ Una bambola per sorridere

Succede che avevi girato mezzo mondo, eppure ancora ricordavi il carretto con cui da piccolo tua nonna  da Pizzoli ti portava all’Aquila durante l’estate per il mercato del lunedì.
Succede che avevi visto l’Aquila prima della Seconda Guerra Mondiale, la città  delle 99 chiese e delle 99 fontane. L’avevi vista distruggere e poi ricostruire.
Succede che avevi tastato con mano il dramma che celava quella perdita, e ben conoscevi la fatica alle spalle di quella ricostruzione.
Succede che nella vita facevi il giornalista ed hai raccontato al mondo l’America della Guerra Fredda, eppure non hai mai perso di vista l’interesse per quella terra abruzzese in cui hai trascorso i periodi estivi della tua infanzia.

John Cappelli aveva 82 anni. Ed a 82 anni ha assistito all’ennesima distruzione della provincia che aveva dato i natali a suo padre.
Ha seguito le vicissitudini dei primi giorni d’emergenza nell’Abruzzo gravemente colpito dal terremoto, con il senso d’impotenza che ha caratterizzato tutti noi, spettatori inabili di una tragedia prevedibile ma non evitabile.
E un desiderio, l’ultimo. Fare qualcosa di concreto per quella terra ferita dal di dentro. Voleva lasciare il segno, ma qualcosa che andasse al di là della carta stampata.
John Cappelli, il giornalista che ha firmato i suoi articoli sulle pagine di America Oggi fin dalla sua fondazione,  si è spento il 26 aprile.

E’ stata sua figlia, Cybele Sabina Cappelli ad avverare il desiderio del padre. E lo ha fatto attraverso un semplice gesto: donare una bambola ai bambini dell’Aquila.  Un modo per regalare un sorriso a coloro a cui il terremoto oltre alle case sta portando via un pezzo d’infanzia.
Durante la mattinata dello scorso 12 Giugno, una delegazione della Protezione Civile di Albano ha portato un sorriso  ai bambini che si trovavano nel tendone scuola  del COM2 in San Demetrio de’ Vestini.
Il Disaster Manager Mauro De Rossi e Romolo Olivieri, medico schierato in prima fila i primi giorni dell’emergenza, hanno consegnato agli alunni della scuola la bambola Molly, del marchio American Girl.
“Molly era una bambina vissuta durante la guerra. Anche lei, come voi, ha vissuto il dramma di perdere la propria casa. Molly è qui per portavi conforto, per giocare insieme a voi”:  questo il messaggio che Cybele Sabina  ha fatto arrivare ai suoi piccoli amici d’oltreoceano.

Le bambine della scuola hanno immediatamente circondato ed accerchiato la bambola,  bramose di vedere da vicino il regalo pervenuto da tanto lontano.  Ne ammiravano gli abitini, la sottoveste, la borsetta.  I maschietti invece erano rimasti un po’ distanti. Un pizzico di delusione sicuramente. Chissà avrebbero preferito una macchinetta, o un robot, oppure una Playstation 2. Poi però la bambola Molly ha conquistato anche loro. Due, in particolare, erano affascinati dal paio di occhiali che Molly teneva nella manina sinistra.
La mattinata è trascorsa velocemente,  con i volontari della Protezione Civile che raccontavano la storia della bambola Molly, ed i piccoli scolari che ascoltavano incuriositi e facevano domande di tutti i tipi.
Cybele Sabina Cappelli, che fa la bibliotecaria a New York, nel pacco regalo ha fatto anche alcuni libri da donare alla biblioteca della scuola di San Demetrio. Uno, in particolare, scritto in inglese narra la storia di Molly. Le maestre si sono impegnate  a farlo leggere e tradurre ai ragazzi delle classi più grandi.  Ai più piccini invece il compito di scrivere una lettera  a Cybele, per ringraziarla del regalo ricevuto, e per invitarla a visitare quei posti in cui, da piccolo, suo padre John prendeva il carretto per andare con la nonna al mercato dell’Aquila durante l’estate il  lunedì mattina…

Romina Vinci

Pubblicato il 5 Luglio 2009, su America Oggi

Disponibile su: http://www.oggi7.info/2009/07/08/2283-speciale-terremoto-abruzzo-memoria-una-bambola-sorridere

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