SPECIALE TERREMOTO/ Solitudine sotto la tenda

FOSSA (AQ)- Non l’aveva vista il pomeriggio alla messa delle 18.30, così si è preoccupato. Al rosario delle 18 no, lei non partecipa mai, “perché mi mette sonno” – dice sempre. Ma la messa è un appuntamento fisso, al quale difficilmente rinuncia. La vedi uscire dalla sua tenda ogni giorno, alle 18.10, e a passo lento, appoggiata alla sua stampella, raggiungere la tenda adibita a Chiesa, situata alla parte di dietro della tendopoli. Martedì pomeriggio però non ha ripetuto questa sua routine quotidiana. Un particolare che non è sfuggito all’occhio attento di Fra’ Giuseppe che, terminata la celebrazione, si è subito recato alla sua tenda , per sincerarsi delle sue condizioni.

L’ha trovata distesa sul letto, piangeva e stringeva un rosario sul palmo della mano sinistra.

Si era svegliata di soprassalto nel cuore della notte precedente, un dolore lacerante al ginocchio sinistro, quello malmesso. Ha provato a strillare, ma era sola in tenda, e le sue urla non erano così forti da raggiungere e destare le membra dei vicini. La mattina seguente ha provato ad alzarsi. Voleva raggiungere l’uscio ed aprire la tenda, ma il dolore era così acuto che non le ha permesso di poggiare il piede a terra.  E’ rimasta tutto il giorno a letto, senza aprire le “finestre”, senza accendere il condizionatore, senza mangiare e senza andare in bagno. Sola. Sola con il suo dolore,  e non solo fisico.

Anna, per tutti Annarella, ha 78 anni, ed è vedova.  Ha sempre vissuto a Fossa. Una vita passata sui campi, “io sono contadina”- ripete sempre a testa alta. Ha quattro figli, tre maschi e una femmina. La femmina vive in Francia, a Marsiglia, e “lavora in televisione” – almeno stando alle parole della mamma.  Un altro figlio si trova in Australia, a Melbourne , ed è tanto, tantissimo tempo che non torna in madrepatria. Gli altri due figli invece sono rimasti a Fossa. Il più piccolo, sposato ma senza figli, ha vissuto alla tendopoli i primi due mesi dell’emergenza, poi è tornato  a casa sua,  agibile. Di tanto in tanto viene al campo, per prendere un caffè e scambiare quattro chiacchiere con gli amici di sempre, “però mi evita sempre, e quando io lo vedo in lontananza lui si nasconde e cambia strada” – racconta Annarella. E non è lecito sapere il perché. Poi c’è l’altro figlio, Gianfranco, ed è lui che si occupa della madre. Gianfranco ha quattro figlie. La più grande ha 19 anni, ed è a sua volta mamma di una bambina di due. Vive in un collegio di suore, a San Gregorio. Poi ci sono le altre tre nipotine, vanno dai 14 ai 5 anni. Una famiglia numerosa, apparentemente unita.

La notte del 6 Aprile Annarella si trovava a casa sola con le nipoti, i genitori infatti erano usciti. Alle 23.30 era seduta in camera sua, vicino la finestra, stava recitando un’Ave Maria, quando ecco dapprima un boato, forte, e poi la scossa trascinarle la sedia indietro e poi avanti, e poi ancora indietro e poi ancora avanti. Lei, spaventata,  è andata subito nella stanza da letto dove dormivano le nipoti, e le ha trovate tutte sedute, sui loro lettini, impaurite. Ha cercato di tranquillizzarle invitandole a vestirsi per sentirsi più sicure, “Ma domani dobbiamo andare a scuola, non possiamo far tardi” – avevano obiettato alla nonna, e così, dopo un po’, si erano riaddormentate.

Alle 3.32 poi il sisma che in meno di 20 secondi ha cambiato le loro vite. Annarella ricorda  si trovava sul letto e di indossare una camicia di fustagno. La scossa è stata così forte da metterle a soqquadro tutta casa.

Lei si è precipitata fuori dalla porta,  l’unico pensiero era quello di mettere in salvo le sue nipoti. Sentiva le loro urla provenire dall’esterno, erano infatti state rapide nel varcare la soglia di casa e raggiungere la strada. Annarella invece arrancava.  Aveva abbandonato la sua stanza scalza, e a piedi nudi cercava di tracciare un percorso da seguire. La luce era saltata, intorno a lei solo buio. Giunta finalmente fuori ha riabbracciato le sue creature.  Rosanna, la nipote più grande, resasi  conto che la nonna camminava scalza, si è  precipitata in casa, di nuovo, facendosi spazio tra le macerie, uscendo solo dopo averle recuperato le ciabatte.

E’ così, con le ciabatte ai piedi, che Annarella è diventata una “terremotata”. Ricorda di aver dormito in macchina le prime due notti,  ed era come stare “ in una culla che veniva spinta prima di qua e poi di là” – dice teneramente, peccato però che a spingerla non erano le amorevoli  braccia di un genitore, bensì di un qualcosa che ha generato morte e distruzione.

Annarella da quella notte vive in tenda con il figlio Gianfranco, la nuora e le sue nipoti. Sei persone in una tenda di8 mx 5.  Da  tre settimane però è rimasta sola, loro hanno lasciato il campo: sono andati al mare, per le vacanze estive. Hanno una roulotte sulla costa, e normalmente ci restano un paio di mesi. Annarella però non è mai andata con loro, non sa bene di che posto si tratti. Non sa neanche quando torneranno, “speriamo presto – continua a ripetere – perchè io ho paura della tenda…” .

 

Romina Vinci

Pubblicato il 2 Agosto 2009, su America Oggi

 

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