SPECIALE TERREMOTO/ Bistecche e solidarietà

A volte i segnali arrivano dal basso. E sono i piccoli gesti a rivelare grandi insegnamenti. Sabato 8 e domenica 9 agosto c’è stata la 33esima Sagra della Bistecca. Ma non è stata una sagra qualsiasi. Per la sua ubicazione: Fossa, provincia dell’Aquila, uno dei 49 paesi abruzzesi colpiti dal sisma del 6 Aprile scorso.

Erano tanti i dubbi sulla realizzazione di questa 33esima edizione tra la gente del posto, gente che in  venti secondi di follia ha visto distrutta la propria casa e si è trovata una tenda come nuova dimora. E chissà quanto tempo dovrà aspettare ancora per tornare a vivere in uno spazio vivibile.

Molteplici le voci dissonanti. Chi diceva che non era possibile ricreare l’atmosfera del paese in un campo privo di tutto. Chi temeva che potesse rivelarsi un flop, “perché di Piazza Grande ce ne è una sola”. Chi era convinto di non riuscire a creare un ambiente di festa in una tal situazione. Chi semplicemente la considerava una perdita di tempo perché “sono altri i problemi ora”. E invece ha prevalso la parte del sì. Quelli che hanno detto il terremoto ci ha tolto il paese, ok no problem noi ci appoggeremo su un campo. Quelli che hanno fatto imprimere sul manifesto di reclame la scritta Hinc sunt leones. Perché sì, qui ci sono i leoni. Sono gli abruzzesi, tanto per intenderci. Gli abruzzesi del Yes we camp, certo. Ma ancor di più gli abruzzesi del Yes we can .

(Foto di Luca Lisi)

Hanno iniziato tre settimane prima a preparare tutto: gazebo, tendoni, scritte, pubblicità, rifornimenti. Si temeva il maltempo: è dal 1977 che ogni anno, puntuale, si rinnova l’appuntamento con la sagra, in quel che era il centro del paese. E ogni anno, sistematicamente, la pioggia ha messo i bastoni tra le ruote, almeno in una delle tre-quattro serate di festa. Quest’anno invece  il cielo era con Fossa, ed il brutto tempo non ha fatto da guastafeste.  Ed è stato un successone.

Ottocento i posti al coperto che contenevano i tendoni allestiti in località Fiume Caldo, ma sono stati almeno il doppio il numero delle persone che, tra sabato e domenica, hanno preso parte all’evento. Tanta la solidarietà: dai paesi gemellati con Fossa, Tagliacozzo e Ostia su tutti, dai paesi limitrofi, e dai volontari, soprattutto. Presenti tutte le associazioni di volontariato che, dal 6 aprile, hanno messo su e portato avanti, con fatica, una tendopoli che ad oggi conta 65 tende ed oltre 200 persone assistite.

(Foto di Luca Lisi)

Ricco il menù: pasta e fagioli o pennette alla fossana, contorni, bevande, golosità varie, ma-  su tutti- la bistecca, venti quintali di bistecca, uno di pesce spada. Non male. Ad impressionare però è stata l’organizzazione: impeccabile. Più di cinquanta i fossolani impiegati nello staff.  Segno di riconoscimento una t-shirt, color blu notte, con una scritta gialla  bordata in rosso, quattro righe: “Fossa, 6 Aprile 2009, 3.32, SI RICOMINCIA”. E’ la maglietta della solidarietà, la maglietta che man mano sta  varcando i confini abruzzesi e raggiunge consensi anche nelle altre regioni. Perché Fossa è diventato un simbolo, simbolo della ricostruzione, della forza della ricostruzione. Perché i Fossolani non si arrendono.

Lì vedevi dietro gli stand, tutti indaffarati, eppur bene organizzati. Sorriso stampato sul volto, affiatati come non mai. E’ stata una, un’altra, l’ennesima lezione di vita impartita degli abitanti di Fossa. Ed è certo che questa 33esima edizione della Sagra della Bistecca rimarrà alla storia, segno di una forza di volontà che sarà difficile dimenticare.

C’era un cartellone allo stand accoglienza, a dare il benvenuto. Parole semplici, che racchiudono l’anima stessa degli abitanti di Fossa, e la loro reazione al 6 Aprile. Queste le parole:  Un paese vuol dire non essere mai soli. Sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti… 

 

Romina Vinci

Pubblicato il 16 Agosto 2009, su America Oggi

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