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Facce da libro: noi che celebriamo la lettura ad alta voce

Flash book mob a Roma, in piazza Farnese. Autori, editori e semplici lettori si sono dati appuntamento, tramite i social network, per un’iniziativa culturale. A un orario prestabilito hanno risuonato i fischietti, e tutti si sono messi a leggere, a voce alta o in silenzio. Ecco le foto e il video.

ROMA – Piazza Farnese, alle 19.30 va in scena un flash book mob. L’occasione è la giornata mondiale del libro e iniziative simili si sono tenute in Italia a Milano e Torino. Ad organizzare l’evento un gruppo di case editrici emergenti: Iperborea, Nottetempo, Minimum Fax, Voland, Donzelli Editor, Instaro Linri e La nuova Frontiera.

Romina Vinci

(foto e video)

Pubblicato il 24 Maggio 2012, su Linkiesta.it

Disponibile su: http://www.linkiesta.it/flash-book-mob

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Una partita per la vita

“Quella oncologica è una partita per la vita, una delle poche partite che non ammette pareggio: o si vince o si perde”, lo sentenziava Matteo Mastromauro, 42 anni, giornalista del Tg5. Matteo pensava di avercela fatta, dopo due anni, a sconfiggere il suo male.

La scoperta nella primavera del 2008, mentre in prima linea seguiva la campagna elettorale di Silvio Berlusconi. Una serie di controlli e poi il verdetto: cancro ai polmoni. 15-07-2008: lui non amava le cifre, eppure quei numeri li aveva ben scolpiti dentro, perché decretavano l’inizio di un incubo.  Dapprima sentirsi un condannato a morte, paralizzato dinanzi ad un plotone di esecuzione pronto a far fuoco. E poi la forza di volontà che prende il sopravvento, e quel dono chiamato vita troppo importante per esser rispedito al mittente.

Matteo calza gli scarpini e fa il suo ingresso sul rettangolo verde.  Il campo da gioco è l’Istituto per Tumori milanese, da lui affettuosamente ribattezzato “Grand Hotel Venezian”.  Arriva il triplice fischio dell’arbitro a decretare l’inizio della gara. Si riversa nella metà campo avversaria, lui gioca d’attacco, il suo modulo è spregiudicato: radioterapia alla testa per quindici giorni consecutivi, e contemporaneamente cicli di chemioterapia ogni ventuno giorno.  ”Una terapia con una forza d’urto tale da stendere un cavallo” gli verrà detto, ma Matteo non se ne preoccupa: è l’unico modo per salvarsi la vita.

“Goccia dopo goccia senti il veleno che entra nel tuo corpo – racconterà in un video che ripercorre le tappe del suo calvario –  sarà proprio quel veleno a decretare il successo o meno della terapia”.

Pensava di aver avuto la meglio, e invece era solo una tregua.  Stamani è arrivato  il triplice fischio finale. Matteo non ce l’ha fatta, la partita oncologica  non ammette pareggio.

Ciao Matteo.

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Haiti, il peso dell’infanzia

A due anni dal terremoto del 12 Gennaio 2010, si continua a morire di fame ad Haiti. Viaggio negli slums e nelle bidonville di Port au Prince.

Servizio fotografico: Romina Vinci

Montaggio video: Maria Laura Cianfrocca

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