Cinque giorni a Cochabamba – #nextstopbolivia

…mi avevate lasciato a Potosì, colma di paura al pensiero di entrare nella miniera del Cerro Rico, eccomi di nuovo a scrivervi da Cochabamba, ed ho ufficialmente varcato la metà del mio viaggio. Già, perché ahimè il calendario parla chiaro, sono più i giorni e le città già viste e visitate che quelle che mancano. E’ iniziato, purtroppo, il countdown del rientro, e mi dispiace, mi dispiace un sacco. Perché ci vorrebbe molto più tempo, bisognerebbe penetrare a fondo in questa realtà così lontana dalla nostra. Mi piacerebbe potermi fermare uno, due giorni in ogni paesino / villaggio / conglomerato di case che incontro durante i miei trasbordi, mi piacerebbe sapere come vivono queste persone, com’è la loro routine quotidiana. Mi piacerebbe sapere se sono felici, perché sì, secondo me lo sono. E lo sono nonostante noi che con i nostri cellulari, il nostro internet, il nostro 4G siamo venuti ad aprire una finestra sul mondo, un mondo altro, opposto al loro.

Armonia: è questa la parola che associo di più a questo paese fino a questo momento.

Potosì mi ha conquistato, con la sua gente così dedita al lavoro, al sacrificio, disposta a stare con il picchetto in mano, per dodici ore, senza vedere la luce e con il respiro in affanno, pur di portare a casa qualche BOB (che sta per boliviano, la moneta di qui). Ed i bambini, con quegli occhi tristi e allegri allo stesso tempo. Tristi per un’esistenza difficile da vivere, e per quel cibo che sovente manca. Allegri per la loro innata voglia di vivere, e scoprire.

Anche Sucre è un piccolo gioiello, è la capitale costituzionale della Bolivia, ed è tutta bianca, in pieno stile coloniale. Perdersi all’interno del suo mercato è affascinante, ed ancora più bello è lasciarsi guidare dalle persone che sono sempre lì, pronte a tenderti una mano per indicarti il giusto cammino.

Cochabamba - Cristo de la Concordia  insieme a Marleny, Maria e Nadir

Cochabamba – Cristo de la Concordia insieme a Marleny, Maria e Nadir

Eccomi infine a Cochabamba. L’impatto a dire il vero non è stato dei migliori: venivo da un viaggio di dieci ore, in bus, senza riuscire a chiudere occhio. La strada è stata tutto il tempo dissestata, i tornanti molto più dei rettilinei, e c’è stato un momento di completo frastuono che ancora non so dire se sia realmente accaduto o se era solo un sogno. Rimarrò col dubbio credo, ma va bene così.

Arrivo a Cochabamba alle 4.15 di mattina, l’appuntamento è alle 7.30 e così io e Marleny a fatica prendiamo posto all’interno di un Terminal gremito neanche fossero le 6 di pomeriggio. E aspettiamo.

Marleny è una ragazza venezuelana: eravamo sedute vicino sul bus (pardon, si chiama flota qui!) e, ironia della sorte, eravamo dirette presso la stessa destinazione. Già, entrambe avevamo appuntamento alle 7.30, davanti al Punto Informazioni del Terminal, con Ramiro, il capo della Rete Tinku. Perché quando poi lo dico io che il mondo è piccolo, e c’è una sorta di alchimia che lega le persone…!

Durante la preparazione del mio viaggio, erano troppe le cose da fare e poco il tempo a disposizione, e così su molti aspetti ho tergiversato. Raccogliere qualche informazione su chi mi avrebbe ospitato, ad esempio… e così che, arrivata a Cochabamba, mi ritrovo dentro un centro sociale.

Non credo di aver mai messo piede in un centro sociale in vita mia, e non senza un perché.

Ramiro è un militante estremo, un Che Guevara dei giorni nostri (senza però la medesima radice) che parla di imperialismo, imperialismo, imperialismo, e riesce a riunire in piazza tantissima gente.

Insomma, diciamo che l’impatto non è stato dei più gradevoli, però devo ammettere che, anche l’esperienza nel centro sociale, mi è servita molto, perché mi ha dato l’opportunità di conoscere gli altri ragazzi ospiti del centro, per le più svariate motivazioni. C’era Marleny, appunto, e poi Nadir e Maria, entrambe di Montero. E poi Arturo, peruviano, che ha iniziato ad intraprendere un piccolo giro del mondo. Ana, francese, che pensava di venire in Bolivia per volontariato e si è ritrovata a fare dei graffiti sul muro del centro sociale. E infine Adams, da Bruxelles, che conosceva pochissime parole in spagnolo, ma era comunque in grado di tenere banco e di farci morire dal ridere. E poi c’era Andres, padrone di casa assieme a Ramiro ma molto meno estremista, è stato di un’ospitalità davvero grande, malgrado il centro, appunto, avesse molte/troppe pecche.

Piazza delle bandiere con Edson - Cochabamba

Piazza delle bandiere con Edson – Cochabamba

Dopo ho passato un giorno e mezzo da turista, insieme ad Edson, che mi è venuto a trovare direttamente da La Paz. Il viaggio in bus è di otto ore, normalmente, peccato che lui ne abbia impiegate… venti! Perché c’è stata una forte nevicata sulla Cumbre (così si chiamano le cime delle montagne) tutto era paralizzato, i sentieri interrotti e le strade impraticabili. Ovviamente a quell’altezza i cellulari non prendono, e così io ho dovuto adottare il motto dei Boliviani: “Hay que esperar” (C’è solo da aspettare), e alla fine è arrivato. Insomma, se non fosse stato il motivo scatenante di questo viaggio, potrei dire di voler scrivere un libro sull’avventura di Edson!

Ieri infine son riuscita, finalmente, ad incontrare Darìa, l’amica che mi avevano segnalato Antonio ed Eliana.

Darìa mi ha portato in giro, ieri e oggi, per il barrio 1 de Mayo. Si estende sulla collina di fronte a Cochabamba, ed è qui che sono venuti tutti gli emigrati dai paesini della campagna e del sud, per cercare fortuna. Darìa e la sua organizzazione hanno intrapreso un progetto bellissimo da oltre dieci anni. Hanno creato tantissimi gruppi di donne, che si riuniscono una volta a settimana ed imparano a cucire, a tessere, a ricamare. Molte di loro, grazie a questa opportunità sono riuscite a trovare lavoro, ed ora hanno una propria indipendenza. Ma soprattutto il gran pregio di questi incontri è il confronto che si instaura, l’aprire le loro menti capendo che c’è una realtà fuori le mura domestiche. C’è tanta violenza qui in Bolivia, soprattutto da parte dei mariti, spesso preda dell’alcol, ed ecco che progetti come questo hanno il merito di dar una voce a queste donne, di far uscire le loro storie, di aiutarle a vivere meglio. Mi ha molto emozionato la giornata di oggi, ho ancora impressi i volti e le voci che hanno scandito tutte le mie ore, in un continuo saliscendi mai così dissestato.

Mattinata insieme alle donne del gruppo 17 di Agosto

Mattinata insieme alle donne del gruppo 17 di Agosto

Nextstopbolivia prosegue. Domani sera partirò, alla volta di Montero. Poi Santa Cruz, e poi Samaipata. Ma il viaggio non finisce qui, forse aggiungerò qualche tappa, forse tornerò sui miei passi. Forse, forse. Ho deciso di vivere questi ultimi giorni, attimo per attimo, lasciandomi ancor più trasportare da questa terra che, da sola, ti indica il cammino

Romina

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Una magia chiamata Pachamama #nextstopbolivia

Eccomi! Scusate l’imperdonabile silenzio ma…sono viva, vegeta, e amo la Bolivia ogni giorno di più!

A dire il vero più volte, nelle sere precedenti, ho  provato a scrivervi. Il punto però è che, sempre , mi  dileguavo troppo, ed ecco che la mail diventava un racconto troppo dettagliato (e che leggerete in altre sedi al momento opportuno…!).  Adesso però mi sono imposta, necessariamente, di essere sintetica. Anche perché ho scritto fino a ieri sera a mezzanotte, ora ho già fatto colazione, tiro un po’ le somme di questa prima parte del viaggio e…via, di nuovo fuori, alla conquista di un’altra giornata!

 Isla del sol

Che dire, #nextstopbolivia prosegue a gonfie vele: sto penetrando questo Paese poco a poco, e lo sto amando, per i suoi colori, i suoi paesaggi, la sua gente.

La Paz è una grandissima città,  caotica e tranquilla allo stesso tempo, piena di attrattive culturali e non, ti rende immediatamente partecipe del suo flusso, e tu non puoi fare a meno che farti trasportare. Lì ho conosciuto tantissime persone, splendide, anche italiane. Che poi, in realtà, del BelPaese avevano ben poco, visto che la maggior parte è andata via già da cinque, dieci anni. Sono ragazzi che lavorano all’estero, perfettamente inglobati in quella magia chiamata Mondo.

E poi Copacabana, il Lago Titicaca, l’Isla del Sol: una full immersion in un’epoca passata che segue, orgogliosa, mostrando le sue radici.

Ecco poi il Salar de Uyuni, un’enorme distesa di sale da lasciare senza fiato. Perché la terra è tutta bianca, e forma una sorta di esagoni che si estendono, all’infinito, da una parte e dall’altra, e gli occhi non possono far a meno di ammirare e contemplare.

Eccomi ora a Potosì, un paesino a 4 mila metri, sulle Ande, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Sono arrivata ieri mattina, ed ho già potuto ammirare i suoi palazzi coloniali, le sue piazze aperte, i continui sali e scendi che mi fanno pensare ad una La Paz in miniatura. Ma Potosì è famosa per le sue miniere d’argento, il Cierro Ricco. Ed è qui che, domattina, entrerò, grazie ad un’agenzia che avevo trovato attraverso il Couchsurfing.

al salar

Il tour durerà complessivamente cinque ore di cui due all’interno della miniera, in un percorso di due chilometri. Ieri l’amico di Pedro (il ragazzo dell’agenzia), mi ha fatto vedere un po’ il percorso, e devo ammettere che me la sto già facendo sotto. Perché ci sono dei tunnel che bisogna attraversare a carponi, e poi una scala di venti metri da salire. Io gli ho detto, ripetuto che sì, sono una giornalista e devo fare quest’esperienza, anche perché nel libro devo parlarne assolutamente, ma ho paura! Non sono agile, non sono in grado di eguagliare imprese alla Indiana Jones (ci ho provato all’Isla del Sol, sabato scorso, e per fortuna che c’era Edson, con me, che mi salvava ad ogni passo; ci ho riprovato giovedì, da sola, all’isoletta Incahuasi del Salar de Uyuni, ed ecco che sono finita con il sedere per terra, perché stavo facendo il percorso al contrario, vale a dire salivo da dove tutti scendevano, ed allora, per girarmi e rimettermi sulla retta via zacchete!). Ma il ragazzo dell’agenzia mi ha tranquillizzato, mi ha detto che sono tour di otto persone, o anche meno, e che ci sarà anche un assistente sanitario, nel caso abbia problemi di respirazione, claustrofobia e quant’altro. Oltretutto io ho il problema della macchina fotografica, che è grande e pesante. E devo aggiungere il flash, perché non è che dentro la miniera possa contare sulla luce del sole insomma! Mammamia, la vedo proprio dura, penso che, se sopravvivo, raggiungerò l’apice del mio viaggio!

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Ho anche pensato all’opportunità di non portarmi la macchinetta, così da alleggerirmi nel percorso, ma non posso. Perché devo fotografare, e quando mi ricapita di entrare in una miniera?  Anche perché devo ammettere che, fino a questo momento, le foto non mi stanno dando tanta soddisfazione. Chissà, forse perché ad Haiti, in Afghanistan o comunque negli altri posti che ho visitato, riuscivo a percepire la sofferenza delle persone, ed è quella che cercavo di testimoniare con i miei scatti. Qui invece no. Non vedo sofferenza o malinconia nella gente, eppure non sono così brava da immortalare la loro felicità. Insomma, devo dare una svolta al mio viaggio fotografico, e la miniera fa al caso mio! Per cui, cari sostenitori, pregate per me, e soprattutto per la mia 6D, affinché riesca ad uscire indenne da questo tour nel ventre della terra!

1376659119436Intanto capitolo clima…beh, contro il freddo c’è ben poco da fare purtroppo. Che poi di giorno non si percepisce, anzi, il sole è caldo, siamo alti, spesso mi tolgo il giubbotto, ed ho il viso completamente rosso e bruciato. Ma la notte…caspita che freddo e che escursione termica. Vi descrivo come dormo, abitualmente:  parte sopra canottiera, pigiama e pile di Decathon. Parte sotto calzini pesanti, leggins con lana di pecora (comprati a Uyuni) pantaloni felpati del pigiama. Sono dentro il sacco a pelo sotto il letto che, a sua volta, ha tre coperte. Ah, dimenticavo, ed ho pure il cappello di lana in testa. Insomma, ad occhio e croce dovrei avere almeno cinque strati, a  scriverlo mi sento esagerata, eppure caspita, il freddo continuo a sentirlo dentro le ossa.

 

Comunque sono gli ultimi giorni di freddo, perché già a Sucre il clima inizierà ad essere più gradevole, e così Cochabamba. Santa Cruz, Samaipata e Montero invece sono nella foresta amazzonica, e quindi clima tropicale!

Per il resto cosa dirvi, è la magia degli incontri la cosa più bella di questo viaggio. Ieri, ad esempio, mentre giravo per Potosì, ho incontrato una piccola sfilata: c’erano dei bambini che ballavano per strada. Davanti le bambine, un po’ scoordinate a dire la verità. Poi i bimbi, che andavano molto più a ritmo e improvvisavano delle vere e proprie scenografie. Dietro la banda, con tanto di strumenti ufficiali. Mi intrufolo e mi metto a fare foto, inizio a seguire questo corteo.  C’è una signora accanto a me, con una giacca a vento verde ed in braccio una bambina avvolta in una coperta rosa. Ci guardiamo più volte e ci sorridiamo. Poi entriamo tutte e due in un piccolo ristorante vegetariano che si trova sulla strada (sì, perché qui in Bolivia si potrebbe mangiare riso, patate e pollo fritto sempre, ad ogni ora del giorno, e così io mi sono imposta che vada pure per il pranzo, ma la sera ci vuole una bella zuppa di quinoa, nutritiva e calda). Insomma, entriamo tutte e due, e lei mi chiede se possiamo  farci compagnia. Così ci sediamo allo stesso tavolo ed iniziamo a chiacchierare. Si chiama Aida e, la bimba, in realtà, è figlia di sua figlia, che ha 24 ani, studia all’università e non può occuparsi del bebè.  Così è lei che se ne prende cura. Aida vive a Sucre, le dico che sarà proprio questa la prossima metà del mio viaggio, e lei mi dà subito il suo biglietto da visita e mi raccomanda di chiamarla, così mi farà da Cicerone.

E questo è solo l’ultimo caso, in ordine di tempo. Ogni volta, ogni volta trovo qualcuno sulla mia strada, pronto a condividere un pezzetto di percorso insieme.  E’ in questo modo, casualmente, che ho conosciuto anche giornalisti che mi stanno dando una grande mano aiutandomi con contatti che io mai avrei potuto sperare di ottenere da sola.

Insomma, sono sempre più convinta che questo Paese abbia qualcosa di magico che lo guidi, forse è la Pachamama?

Romina

 

 

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Arrivo a La Paz #nextstopbolivia

Arrivo a La Paz alle 2.30 della notte tra domenica e lunedì. Ad attendermi c’è un autista fidato di Mage, lo ricomosco perché tiene in mano un cartello bianco con su scritto il mio nome.

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Ci presentiamo,  mi scuso per il ritardo (è un’ora che attende, ma il volo è partito con venti minuti di ritardo,  e tra dogana e controllo passaporti il tempo è volato).  Si chiama Armando ed ha tre nipoti. Ci vuole una mezz’ora,  quaranta minuti per arrivare da El Alto a Calacote. Durante il tragitto parliamo un po’,  io gli faccio il terzo grado, come mio solito. Anche lui però non è da meno.  Mi chiede per quale televisione lavori,  e storce la bocca quando gli dico che sono una ” periodista freelance”.  Mi chiede quali sono le tematiche che voglio approfondire,  gli rispondo a sommi capi: il lavoro minorile,  violenza sulle donne,  lavoro in miniera etc.  Lui mi dice che da due/tre mesi in Bolivia c’è una legge che protegge le donne,  i bambini e gli anziani,  ed è molto importante.
“L’ha fatta Evo Morales?” chiedo io con un fare scherzoso.
“Claro que si!” risponde lui iperconvinto.
“Te gusta Morales?” incalzo io.
“Si me gusta mucho, no es como Berlusconi! “

Ed ecco che parte con il terzo grado: ma va in galera?  Tre anni? Quattro?  Lo mettono a fare i servizi sociali?  Si dimette dalle cariche pubbliche?  Perché lo votate?

Io sospiro, guardo fuori la “carretera”  che scivola via e penso,  tra me e me: “Ma perché mi devo vergognare di essere italiana? “

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#nextstopbolivia si parte! – I nomi dei sostenitori

“Un viaggio è sempre una scoperta, prima di luoghi nuovi è la scoperta di ciò che i luoghi nuovi fanno alla tua mente e al tuo cuore. Viaggiare è sempre, in qualche forma, esplorare se stessi”. (Sthephen Littleword)

SOSTENITORI BOLIVIA 2013

Vi saluto con le stesse parole che alcuni di voi mi hanno dedicato, ieri sera.

Ci siamo, #nextstopbolivia è ormai realtà!

Grazie di cuore ai miei sostenitori.

ECCOVI:

Pierluigi Grimaldi – Alexia Mangione – Elisa          Frusone – Gianfranco Di Mario – Michele Mosca – Remo  Savelloni – Giovanna Vecchiotti – Armando Cupini – Pauline Star-Line Service Srl – Maria Antonietta  Fara – Alessandra Pistilli – Stefania Temofonte -  Bethania Soriano – Andrea Marinelli – Maria Laura Cianfrocca – Cecilia                Tosti – Stefano Rinaldi – Stefano Gizzi  – Elisa                Scardella – Nicola Orichuia – Luigi Antonucci -  Erika Vincenzi – Emanuela               Liburdi – Maria Grazia    Compagnucci – Sara       D’Avelli – Federica Ragno – Salvatore Piombino – Francesco        De Florio -Mariarosa Borriello – Elisa Cavola – Nicoletta                Colaiori – Eleonora Frusone – Giorgio  Bottini – Renato Ciuffarella – Manuela Muscarnera – Carlo Pradisitto – Meril                Peetsalu – Marco Paone – Giovanni Gasparro – Emanuela  Pistilli  – Fabrizio  Lorusso – Giulia Mariano – Moreno Paris  – Lanfranco Sbardella – Laura        Righero -Laura  Pennica – Fabrizio  Fulignoli – Maria Grazia           Arnaboldi – Iacopo          Masi – Annamaria Pompili – Simona      Lariano – Tullio Collepardo – Enrica Pistilli – Alessandro Giuseppe              D’Aloia – Fabiola Iannarilli – Sabrina Valletta – Antonella   Vicini – AndreaMastrantoni – Angelo Maria         D’Addesio – Sara Desideri – Elena Redaelli – Pietro Antonucci – Sabrina Agasucci – Ilaria      Romano – Pietro Rinaldi – Felicia  Cerroni – Moreno         Cupini – Antonella Vicini – Carmen Maffione – Cecilia Ferrara – Marianna            Ricciardi – Lorenzo Bolzani – Lorenzo       Scaccia – Roberto Di Palma – Angela Colopi- Roberta Di Nicolantonio- Simona Cannonito – Annamaria                Pompili – Tiziana Rosatella -Massimo Marcolini – Francesca Straccamore – Giorgia Tarquini – Camillo Vinci – Rita Nicosanti Raffaella Angelino – Massimo Minotti – Cristiano               Tinazzi – Daniele Galli – Laura Coletta – Alessio Salvati – Angela Polin – Andrea Rosada – Antonio Vermigli – Eliana  Borsari – Ivan             Quiselli – Daniele                Esposto – Teresa  Monti – Giorgio Scardino – Noemi Vinci – Simone         Rinaldi – Daniele  Rinaldi – Paola Campoli – Elvira Ragosta – Silvia Carmen Pillitteri -  Francesco          Rescigno – Enrico Pittari -Tonino Vinci – Gloria Ritarossi – Maria  Pallocchi -  Tiziana Castorina – Daniele Vinci – Antonella  Vinci – Associazione Pentaprisma

Vi ringrazio per quanto avete fatto fino ad oggi,  siete riusciti a realizzare quel sogno chiamato #nextstopbolivia.

Continuate a seguirmi in quest’avventura sul mio blog (rominavinci.wordpress.com) , nel quale sto cercando, giorno dopo giorno, di raccontarvi il perché di questo viaggio, perché proprio la Bolivia come meta. Se avete perso le puntate precedenti, ecco qui un piccolo memo:

 

#nextstopbolivia – LA STORIA

1° PUNTATA - … tutto inizia così http://rominavinci.wordpress.com/2013/06/10/nextstopbolivia-tutto-inizia-cosi/

2° PUNTATA – perché la Bolivia? http://rominavinci.wordpress.com/2013/06/19/perche-la-bolivia-nextstopbolivia-la-storia/

3° PUNTATA – Come nasce il video  http://rominavinci.wordpress.com/2013/07/07/come-nasce-il-video-nextstopbolivia-la-storia-2/

 

#nextstopbolivia – TUTTI I POST

…e crowdfunding sia http://rominavinci.wordpress.com/2013/06/08/e-crowdfunding-sia-next-stop-bolivia/

Qualche sassolino nella scarpa http://rominavinci.wordpress.com/2013/06/11/qualche-sassolino-nella-scarpa-nextstopbolivia/

La campagna continua http://rominavinci.wordpress.com/2013/06/13/la-campagna-continua-nextstopbolivia/

L’arte di chiedere http://rominavinci.wordpress.com/2013/06/16/larte-di-chiedere-nextstopbolivia/

…ed Ansa fu! http://rominavinci.wordpress.com/2013/06/20/ed-ansa-fu-nextstopbolivia/

A metà del cammino http://rominavinci.wordpress.com/2013/06/22/a-meta-del-cammino-nextstopbolivia/

Lettera aperta ad Enzo Iacopino, Presidente ODG http://rominavinci.wordpress.com/2013/06/24/lettera-aperta-a-enzo-iacopino-presidente-odg-nextstopbolivia/

L’Italia che aiuta… http://rominavinci.wordpress.com/2013/06/28/litalia-che-aiuta-nextstopbolivia/

Ultima settimana  http://rominavinci.wordpress.com/2013/06/30/ultima-settimana-nextstopbolivia/

La storia di Lucia  http://rominavinci.wordpress.com/2013/07/02/la-storia-di-lucia-nextstopbolivia/

Ce l’abbiamo fatta!  http://rominavinci.wordpress.com/2013/07/09/nextstopbolivia-ce-labbiamo-fatta/

 Habemus biglietto! http://rominavinci.wordpress.com/2013/07/16/habemus-biglietto-nextstopbolivia/

Rimpatriata sostenitori! http://rominavinci.wordpress.com/2013/07/28/rimpatriata-sostenitori-nextstopbolivia/

 

 

 

IL MIO PROGETTO: http://www.kapipal.com/bc06e19c6e6c49108ad29de0b407b0d9

 

Grazie di cuore a tutti e…stay tuned!

Romina

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Rimpatriata sostenitori! #nextstopbolivia

..perdonate la latitanza ma vi tranquillizzo subito:  sono viva, vegeta ed esplodo di gioia al pensiero che tra dieci giorni esatti sarò in Bolivia!

Prima di aggiornarvi sulle ultime news vi do la notizia principale: voglio organizzare un piccolo incontro/rimpatriata/ringraziamento con tutti voi sostenitori! L’appuntamento è per giovedì prossimo, il 1 Agosto, al calar del sole, ore 20, presso…il terrazzo di casa mia, ad Alatri (FR)! Sarà una piccola cena a buffet, ma del resto non posso certo andarmene senza salutarvi! L’invito è esteso a tutti voi che avete creduto in #nextstopbolivia, anche se so che alcuni (un bel po’) per motivi logistici e/o geografici non potranno esserci. Vi chiedo soltanto di rispondermi e confermarmi le presenze, così che possa fare una stima dei partecipanti e valutare se la “location” è idonea o meno  (altrimenti lo scoop, se crolla la terrazza, lo farò fare a qualche collega, servito sul piatto d’argento per giunta!) Bene, l’invito ufficiale è stato fatto, ora aspetto le conferme!

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Torniamo a noi: è da un po’ che non mi sentite ma devo ammettere che c’è stato un improvviso deceleramento dei flussi di mail da e verso la Bolivia, nel senso che per un po’ di giorni non si è fatto sentire nessuno, e molti contatti son rimasti tutt’ora “appesi”.

Io, per conto mio, sono stata abbastanza su di giri anche perché, ieri pomeriggio, ho presentato a Roma “Le Macerie di Haiti”, il libro che ho scritto insieme a Fabrizio Lorusso. Lo so, lo so, non è la prima volta che lo presento, e dovrei aver iniziato già da un po’ a fare il callo a  questi “eventi mondani”, ma è più forte di me, continuo a temerli… altroché se li temo! Ho sempre paura di non saper cosa dire, di non rendere giustizia al libro tralasciando parti importanti. Continuano a tremarmi le gambe, la voce, insomma…tremo tutta! Ieri poi era una presentazione importante, perché c’era anche Fabrizio. OLYMPUS DIGITAL CAMERALui eccezionalmente in Italia (visto che vive in Messico da dieci anni), io con un piede già in America Latina…siamo riusciti a far combaciare le nostre esigenze proprio in extremis, ed è stato anche il nostro primo incontro! Eh già, abbiamo scritto un libro insieme, eppure non ci eravamo mai visti prima di ieri, sembra assurdo vero? Ma l’assurdità sta condendo la mia vita in questi ultimi anni, e ne sono ben felice!

La presentazione è andata bene, il posto molto carino, era la Casetta Rossa, alla Garbatella. Ne avevo sempre sentito parlare, ma non mi era mai capitata l’occasione di andarci. C’erano tante persone! Oddio, forse in questo momento pecco un po’ di soggettività, anche perché è un “tanti” riferito ai miei standard, ma insomma, per me valgono oro!

OLYMPUS DIGITAL CAMERAC’era la mia famiglia tutta riunita e giunta da ogni dove: chi ha chiesto cambi turno, chi ha anticipato l’uscita dall’ufficio e mi ha fatto da autista, da videomaker, traduttore istantaneo  e chi più ne ha più ne metta! Chi è arrivato in treno, dopo un esilio di quasi un mese al mare, tutto nero nero quasi fosse un marocchino! Chi in macchina mi prendeva in giro perché io cercavo di “ripassare” la mia parte, e chi ha subito scenate di isteria. E poi c’erano quegli amici che nonostante l’abbiano sentita già una, due, tre volte, tornano puntuali a sedersi, nelle prime file, pronti a rassicurarmi con i loro sorrisi. OLYMPUS DIGITAL CAMERAE c’è chi con la sua voce ha ormai battezzato le pagine del libro, tanto che non riuscirei a pensare ad una presentazione senza le sue letture.  E poi arriva chi non ti aspetti, che ha scoperto della presentazione tramite l’invito di Facebook, ed ha preso la palla in balzo, e ci rimane male perché arriva tardi e l’evento – strano ma vero – è iniziato in orario, e quindi già finita! Anche Sabrina arriva in ritardo, ma viene, come mi aveva promesso. Sabrina è un’amica dell’università, collega e anche sostenitrice. Viene con Giulio, il suo compagno, anche lui è giornalista e “cutulista doc”, come molti di coloro che mi leggono del resto… Tra una chiacchiera e un’altra, scopriamo che abbiamo un amico in comune: nientepopodimeno che Mario (non serve più che ve lo presenti, vero? E’ la mia guida e Cicerone a distanza!)!!!!

Eh già, Giulio ha ospitato Mario una sera a casa sua, perché era amico di amici…da non credere, è davvero piccolo il mondo, i continenti e gli oceani diventano minuscoli dinanzi all’imprevedibilità degli incontri!

A proposito di Mario, l’altra sera, in chat, mi ha dato un altro po’ di preziose informazioni, e mi ha fatto cambiare nuovamente l’itinerario, perché il mio è un tragitto a suo parere infinito!  Mi ha anche sconsigliato di andare all’Isla del Sol, perché meta “sputtanata”, meglio Santiago de Okola, un posto magico e con gente “cazzuta”, parola sua!

Poi insiste sul fatto che, a suo parere, dovrei andare sempre in albergo o ostello, talmente costano poco, anziché chiedere ospitalità con il couchsurfing, così da muovermi più liberamente. Non riesco a fargli capire però che io cerco incontri, cerco persone che mi parlino delle loro vite, ho un libro da scrivere, non posso starmene chiusa in albergo ogni sera chattando con l’Italia (che poi figurati, con il fuso orario non troverei nessuno in linea)!

E poi mi ha detto di stare attenta ai taxi, perché sono ad alto rischio rapine. E’ preferibile usare i mezzi pubblici di giorno, e di notte – se proprio dovesse servire – chiamare e prenotare un taxi via telefono. Mai – e ha ribadito mai – fermare un taxi per strada.

Anche Giuliano, il compagno di Ramona che ieri è venuto alla presentazione, è stato in Messico un po’ di tempo fa, mi ha confermato questo pericolo, e poi mi ha detto di preferire – per i lunghi tragitti – gli autobus di prima classe, che hanno un costo irrisorio per noi europei rispetto a quelli della seconda classe ma che, in compenso, fanno un tragitto più sicuro (strade asfaltate e controllate). Francamente non so se in Bolivia troverò questa distinzione, però sì, se avrò la possibilità di scegliere opterò per la soluzione VIP, promesso!

Ammetto che questo “affare” dei trasporti mi lascia un po’ a pensare, perché caspita…se mi rubano la mia Canon nuova di zecca sono fritta. Vabbè…intanto, sempre Mario mi ha detto che, a Lima, mi farà venire a prendere da Erwin, il suo autista di fiducia. Almeno in quel caso è sicuro che il pericolo è scampato!

Ah, importante! Ho contattato l’Ambasciata Italiana a La Paz, e l’Ambasciatore si è detto ben lieto di ricevermi e rilasciarmi un’intervista, appuntamento il 7 Agosto, alle 10.30 del mattino (e se nel frattempo Snowden riuscisse a lasciare Mosca e a venire a bussare alla porta di Evo Morales beh… sarebbe il top del top!)

Intanto Nadia, la collega di Radio Popolare che ieri ha presentato il libro, mi ha detto che mi darà un contatto per Santa Cruz ed uno per il lago di Titicaca.

E poi c’è la punta di diamante: Jhamina. Forse non ve ne ho mai parlato, vero?

Jhamina (non è il suo vero nome, ma visto che si firma sempre così lo assecondo con piacere) è un ragazzo genovese che, da qualche mese, sta girando il Sud America con lo zaino in spalla. Ventinquattro anni appena, è partito così, senza tante domande, all’avventura. Prima Argentina, poi Bolivia, Perù, Ecuador. Non ricordo neanche come ho fatto ad imbattermi nei suoi racconti, ma una volta scoperti ho iniziato a seguirli con interesse (li trovate qui:  http://genova.mentelocale.it/53715-genova-diari-dal-sud-america-destinazione-ecuador-colombia-venezuela/ ). Quando gli ho scritto, un po’ di settimane fa, presentandogli  #nextstopbolivia, lui mi ha risposto che già ne era venuto a conoscenza, e che faceva il tifo per me! Ripeto e sottolineo: le strade del web sono infinite, non a caso è una rete! Ho subito pensato che sarebbe stato bello incontrarci in Bolivia, ma le date non coincidevano perché il suo Visto scadeva intorno al 20 Luglio. Però, c’è un però, lui adesso si trova a Cuzco, e si muove verso ovest, chissà, forse ci incontreremo a Lima il 4 Agosto!

Intanto Jhamina mi sta aiutando, perché mi ha segnalato la possibilità di trascorrere dei giorni in un paesino vicino a Santa Cruz,  Samaipata, dove vive una sciamana che è stata ambasciatrice dell’arte per questo pianeta.

Ho provato a contattarla tramite mail (un indirizzo trovato sul web) ma mi ha risposto un certo Eduardo: avevo sbagliato indirizzo ma lui ha detto di non preoccuparmi perché anche lui vive lì,  conosce bene Luly Guiterrez e mi ha promesso che le avrebbe riferito il mio messaggio.  Solo che, fino a due giorni fa, non era ancora riuscito a vederla, perché “è arrivato il vento dal Sud e tutto il paese è paralizzato”. Anche Jhamina mi ha confermato ciò: la notte prima che lui lasciasse Samaipata, tra domenica e lunedì, è arrivata una gelata incredibile, ed il paesino è in un cammino abbastanza complicato.  Insomma… se il freddo mi assiste e permette di far arrivare il mio messaggio alla sciamana, avrei la possibilità di vivere davvero un’esperienza incredibile!

Che dire di più, incrociate le dita insieme a me e…vi aspetto giovedì prossimo!

Grazie di cuore a tutti e…stay tuned!

Romina

 

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Habemus biglietto! – #nextstopbolivia

Finalmente lo posso dire: HABEMUS BIGLIETTO!

 

Viaggio ROMINA

Eh già, perché gli ultimi sette giorni sono stati tutt’altro che una passeggiata, ed io che lunedì scorso pensavo di avere il volo tra le mani…altroché! Ho passato la settimana infatti tra file alla Posta, chiamate al servizio clienti PayPal, fitta corrispondenza di mail con un tal Silvio di Edreams, trasferimenti e conferme varie ed eventuali.. un incubo dal quale mi sono svegliata solo stamani, quando – finalmente – la prenotazione è andata a buon fine! Fortuna che il prezzo del volo non è aumentato come temevo (1.746 € ma del resto, come mi ha fatto notare mia sorella: “Chi ci va in Bolivia ad Agosto?”).

Foto di Huascar Fiorletta

Foto di Huascar Fiorletta

 

Ad ogni modo, come potrete vedere dallo screenshot che vi allego, il viaggio non è niente male! Parto sabato 3 Agosto, di buon mattino (forse è più corretto dire all’alba), arrivo a Lima alle 18.05 e, per la prima sera, mi ospiterà Mario! Sono contenta: il mio Cicerone virtuale diventerà reale! Eh già, se continuo così penso che dovrò proporre di dedicare un isoletta a Mario, altro che Isla del Sol, noi vogliamo Isla de Mario! (n.d.r. per chi ha perso le puntate precedenti Mario Magarò è un giornalista freelance che ha vissuto due anni in Bolivia, ora si trova in Perù, ma si è offerto di aiutarmi nell’organizzazione del mio viaggio).

Domenica 4 ho previsto un mini tour di Lima e poi, in serata, prenderò il volo per La Paz (meno di due ore complessive, una passeggiata direi!)

A La Paz conto di fermarmi una settimana, forse anche più, e si è offerta di ospitarmi Mage, la mamma di Huascar (n.d.r. sempre se siete i soliti ritardatari, Huascar è un ragazzo del mio paese, che frequentava il mio stesso liceo e che oggi vive a New York. Huascar è un bravissimo fotografo, ed in questa fase di “preparazione” proporrò sul blog i suoi scatti, è un modo per ringraziarlo, e per iniziare ad addentrarci in questa nuova realtà… ).

Foto di Huascar Fiorletta

Foto di Huascar Fiorletta

Tolta la prima tappa dunque, e tolta l’ultima, Montero (dove mi ospiteranno le missionarie amiche di Lucia), il resto del viaggio sarà caratterizzato da una nuova parola chiave: Couchsurfing.

E’ un social network a tutti gli effetti, in cui le persone cercano / o offrono ospitalità, a costo zero. Lo sto scoprendo giorno dopo giorno, ed è veramente una miniera d’oro.

All’inizio, lo ammetto, quest’idea mi affascinava ma ero un po’ spaventata. Frequentando il portale però  ho tolto ogni dubbio. Perché ogni profilo oltre ad una dettagliata descrizione  ha la sezione feedback, e questo è un ottimo campanello di sicurezza.

Ad Oruro ad esempio ho chiesto ospitalità a Juan Carlos, lui fa couchsurfing dal 2007, ha ospitato più di 140 persone. I commenti son tutti positivi. Mi ha lasciato con il Quizas (forse) non sa ancora se sarà in città quando arriverò io, ma se c’è mi ospita e si fa anche intervistare. Lo devo risentire tra un paio di settimane.

Poi da Cochabamba mi ha contattato Ramiro e sua moglie, sono volontari in un’associazione, Red Tinku che opera nella periferia della città, mi possono ospitare nella loro struttura e portarmi in giro, perfetto! Senza dimenticare poi che a Cochabamba mi ha offerto ospitalità anche Darìa per l’associazione Rete Radié Resch (contatto di Antonio ed Eliana). Direi che devo dividere per bene i giorni così da riuscire a fare il massimo delle cose.

Mi ha contattato anche Carlos, sempre da Cocha. Ho visto però che nel suo profilo ha solo due feedback negativi. Ma non perché abbia fatto chissà cosa, è solo che le due persone che doveva ospitare non si son presentate a casa sua, e da quello che ho intuito lui le ha insultate per mail, e loro hanno detto che è un cafone. Io mi son ben guardata da scatenare simili reazioni, l’ho ringraziato e gli ho detto che ho già chi mi ospita in quei giorni, ma se riesco magari ci vedremo un pomeriggio per un cafecito. E chissà se magari il mio sarà il primo feedback positivo per Carlos!

Poi da La Paz mi ha scritto Edson. Dice che non può ospitarmi ma, se voglio, mi farà da Cicerone qualche giorno, perché a lui piace far vedere i luoghi in cui è nato a chi viene da fuori, e poi vorrebbe praticare l’inglese. L’ho ringraziato e gli ho detto che probabilmente lo chiamerò, ma per la lingua con me casca male, io vado in Bolivia con l’intenzione di parlare SOLO spagnolo! Ad ogni modo siamo arrivati ad un compromesso: lui mi scrive in inglese ed io gli rispondo in spagnolo, si può fare!

Per Potosì poi ho inviato la richiesta a Pedro, è un ex minatore, padre e nonno. Ho visto che ha già ospitato un tipo, australiano, e gli ha fatto fare il tour delle miniere, se replicasse anche con me sarebbe il top!

Al momento mi restano scoperti un paio di giorni a Sucre (ma forse anche qui mi può aiutare Lucia con i suoi contatti), ed altrettanti ad Uyuni, però direi che il più è fatto, e posso stare tranquilla!

 

Cholitas - Foto di Huascar Fiorletta

Cholitas – Foto di Huascar Fiorletta

Insomma, oggi come oggi non posso che trasmettervi il mio entusiasmo a proposito del couchsurfing, perché mi sta aprendo ad un nuovo modo di vedere e di pensare, e finalmente mi sembra finalment di riconoscere un mondo senza frontiere.

Mi son promessa che, qualora riuscissi a tornare a vivere a Roma e a mantenermi in un appartamento tutto mio (doppia utopia…)senza dubbio offrirei ospitalità!

Vi consiglio di provarlo, iscrivetevi (www.couchsurfing.org) e – messaggio rivolto soprattutto ai colleghi – se in questo periodo vi trovate a disporre di un forzato tempo libero, provate ad investirlo incontrando questi viaggiatori andanti! Vi arricchirete! Ad esempio qualche giorno fa mi ha scritto un ragazzo, Jan, che viene dal Cairo e si tratterrà a Roma per un po’ di tempo, chiedendomi se potevo accompagnarlo in giro. Io ho dovuto declinare l’invito per motivi di tempo ma – ad esempio – non potrebbe essere interessante ascoltare il suo parere e discutere con lui in merito a quanto sta accadendo in Egitto?
Voglio salutarvi con un piccolo aneddoto.

Sabato ero  in spiaggia ed ho incontrato un vecchio amico. Ci vediamo in media una volta l’anno (due o tre quando la sorte è particolarmente clemente), solitamente sul bagnasciuga. Ci siamo messi a chiacchierare ed il tempo è volato, al punto che il soleo iniziava ad abbassarsi per raggiungere il mare. Mi ha chiesto della Bolivia, del libro su Haiti, della vita al “paese”, e mi ha svelato notizie shock sulla spiaggia libera in cui mi reco da quasi 15 anni. Qui è spuntata infatti una bandiera dei pirati, ed è il segno di riconoscimento della malavita locale. Pensa un po’,ero nella tana del lupo senza saperlo!

Lui intanto è diventato avvocato, vuole i matrimoni gay perché così aumenteranno le cause di divorzio(ma è contro i figli però!),  e mi ha detto che vuole comprare la gestione di una pompa di benzina, “Perché tanto non fallirà mai!” …è davvero perspicace!
Mi ha chiesto se mi fossi fidanzata in quest’ultimo anno, io gli ho risposto scherzando che no, non lo sono, è che è più facile per me raccogliere  2 mila euro, in un mese, senza far niente, piuttosto che trovare chi mi si prende! Anche perché, l’avere la valigia sempre pronta non aiuta da questo punto di vista. Ci siamo messi a ridere, e lui mi ha detto che sbaglio a pensarla così, e che devo puntare su quelli più grandi, che magari hanno già un matrimonio alle spalle, perché accetteranno senza dubbio una donna libertina che di tanto in tanto se ne va e non li opprime. Io gli ho risposto che al momento punto su di me, e basta e avanza.

Llamitas - Foto di Huascar Fiorletta

Llamitas – Foto di Huascar Fiorletta

Grazie di cuore a tutti,

Romina

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#nextstopbolivia – CE L’ABBIAMO FATTA!

…quanto ho aspettato questo giorno! Che gioia potervi scrivere per annunciare ufficialmente che … sììììì !!!!! CE L’ABBIAMO FATTA!

8 Luglio 2013 FINALE

Il traguardo non solo è stato centrato, ma anche superato, grazie a Massimo e Tiziana che quest’oggi, a meno di un’ora dalla chiusura dei conti, hanno voluto dare anche  il loro prezioso contributo.

La campagna di crowdfunding “Next Stop: BOLIVIA” si è chiusa ufficialmente stamani, alle 12.32 ora locale.

Ecco i dati ufficiali che mi fornisce Kapipal: la mia pagina è stata visitata 3.367 volte, è stato raggiunto il 101,25% della somma, pari a 2.025 euro. Sono 62 i messaggi lasciati in bacheca, ed 87 le donazioni. Quest’ultimo numero, però, prendetelo con le molle, perché devo ancora procedere all’incrocio dei dati: c’è chi ha donato due volte, chi una volta a nome di due persone (tante le coppie!),  chi ha fatto il bis ma per conto di terzi… insomma, come si suol dire devo far quadrare i conti, abbiate pazienza, ce la posso fare!

 

Tra le cose più preziose di questo mese di campagna mi porto  dietro i vostri feedback

Siete in tanti a scrivermi, vi complimentate con me, traspare entusiasmo dalle vostre parole e mi dite che questo #nextstopbolivia lo avete sentito anche vostro. Mi ripetete che la mia campagna vi ha dato coraggio.  Ed allora…non disperdetelo questo coraggio.

Adesso sono io a dirvi, a spronarvi, colleghi e amici che mi state leggendo e che continuate, giorno dopo giorno, a chiedervi se esiste una via d’uscita a questo precariato.  Io non posso darvi la risposta. Qualche settimana fa avevo provato a bussare ai “piani alti” per chiedere un parere sul crowdfunding, ma il dibattito è morto sul nascere. Oggi però sono i fatti a parlare, al posto di qualche luminare. Ed i fatti dicono che siamo riusciti in questa impresa, ed io potrò a partire grazie soltanto alla vostra generosità.

Non voglio essere un esempio né tantomeno fare prediche (di Papa Francesco ne esiste soltanto uno del resto), ma una cosa voglio dirvela, e lo faccio con il cuore in mano: provateci anche voi a realizzare un sogno!

Pensate all’idea più folle che vi viene in mente, quella che vi renderebbe felici. Mettetela nero su bianco, e provate a  realizzarla.  Non spaventatevi se all’inizio vi sembra troppo grande per voi, prendetela come un gioco, evitate magari di prendervi troppo sul serio. Andate avanti però,e portatela fino in fondo. Anche perché, se ce l’ho fatta io a mettermi in gioco al punto di apparire davanti ad uno schermo beh… fidatevi, ce la possono fare tutti! (A questo riguardo vi invito a leggere il terzo capitolo di #nextstopbolivia – LA STORIACome nasce il video).

Fatelo amici, fatelo, e come mi disse Andrea Marinelli poco più di un mese fa: “Io lo sosterrò il vostro progetto, e son sicura che, come me, lo faranno molti altri!”

 

Ok, posso chiudere questa piccola parentesi sentimentale (perdonatemi ma…diamine, almeno oggi mi è concessa!) e torniamo all’oggetto di questa mail: il mio viaggio!

IMPORTANTE – Questa sera ho fatto il biglietto!

Andata: Sabato 3 Agosto, all’alba.

Ritorno: Martedì 10 Settembre (rientro in Italia l’11)

C’è un “però”. Dopo dieci minuti infatti mi arriva la mail dalla Edreams che il pagamento è sospeso e devono verificare. Credo che manchi una qualche conferma al mio account di PayPal collegato alla PostePay. Domani alla pausa pranzo vado alla Posta e vedo di risolvere, altrimenti, se non me lo sbloccano, collego il PayPal al conto corrente. Insomma, entro domani sera voglio poter stampare questo biglietto e mostrarvelo!

E sempre domani mi ha dato appuntamento il dottore alla ASL per i vaccini. Insomma…mi aspetta un martedì dalle mille aspettative!

Intanto Mario (n.d.r. per chi ha perso le puntate precedenti Mario Magarò è un giornalista freelance che ha vissuto due anni in Bolivia, ora si trova in Perù, ma si è offerto di aiutarmi nell’organizzazione del mio viaggio) continua a dispensarmi di preziosi consigli. Per quanto riguarda i trasporti soprattutto.  Secondo lui è da folle pensare di attraversare tutta la Bolivia con i mezzi pubblici.  “Via terra è distruttivo e pericoloso”, queste sono state le sue esatte parole. Ed anche la prima tappa che ho in mente di effettuare,  La Paz – Cochabamba, che sulla cartina non è granché distante, mi ha spiegato che, in realtà, è un viaggio della speranza, perché bisogna scendere fino ad Oruru e poi risalire a nord est fino a Cochabamba, durata stimata oltre 10 ore.  E poi mi ha fatto scoprire la compagnia aerea BOA che ha il monopolio in Bolivia ed ha dei prezzi molto vantaggiosi. La tratta in oggetto (La Paz – Cochabamba) ad esempio, mi potrebbe costare 343 bob che corrispondono a 38 euro.  Insomma, mi sembra di rivedere la Ryanair dei tempi d’oro!

Pochi giorni fa sono riuscita a parlare per telefono con Antonietta Potente, è una teologa domenicana docente all’Università di Cochabamba e La Paz che ha vissuto per quasi vent’anni al fianco della comunità indigena Aymara. Son stati Antonio ed Eliana a parlarmi di lei, descrivendomela come una donna eccezionale. Antonio fa parte di un’associazione, Rete Radié Resch che sostiene due progetti proprio a Cochabamba, uno sanitario, e l’altro a sostegno di una comunità Aymara. Mi hanno dato il contatto di Daria, che si trova sul posto e coordina tutto, e lei mi ha risposto dicendomi che sono la benvenuta.

In questi giorni sto iniziando a proporre un po’ di pezzi ai giornali, al momento sull’affare diplomatico scatenato dal caso Snowden (quando dici….la fortuna!) e, tra le varie mail, un redattore mi ha detto che lui ha fatto il mio stesso viaggio, nel 2004, e che mi fornirà un po’ di contatti dell’epoca (ovviamente vanno verificati un attimino). Poi mi ha mandato tre pdf dicendomi che hanno già trattato abbondantemente della Bolivia sulle colonne del loro giornale. Peccato però che il più recente di quegli articoli risalisse al 2011. Insomma… secondo me un piccolo “richiamo” ci starebbe tutto. Vedremo.

Ah dimenticavo! Mi ha scritto anche Andrea: è il segretario provinciale dell’Unicef qui sul territorio e mi ha chiesto, una volta in Bolivia, di scattare più foto possibili ai bambini così da poter sviluppare, al mio rientro, diverse cose, tra cui una mostra fotografica sul tema del lavoro minorile in Bolivia.. Beh…grandissima opportunità, cosa può volere di più la mia 6D?!?

In ultimo, ma non in ordine di importanza, ci tengo a dirvi che, la campagna #nextstopbolivia ha avuto un contributo anche dal direttore di un giornale. La rivista non poteva prendersi carico della mia richiesta (come tutti), ma il direttore ha voluto farlo individualmente. Ha donato ad apertura di campagna (il secondo giorno per essere esatti), e l’ha conclusa ieri, consentendomi di toccare il traguardo. Questo come testimonianza lampante che, anche in questo mestiere, non tutto è marcio. E ci sono dei casi di così alto spessore umano che andrebbero presi a modello, capito Presidente Iacopino?

Vi ringrazio per quanto avete fatto fino ad oggi,  siete riusciti a realizzare quel sogno chiamato… #nextstopbolivia!

Grazie di cuore,

Romina

IL MIO PROGETTO:  http://www.kapipal.com/bc06e19c6e6c49108ad29de0b407b0d9

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Come nasce il video – #nextstopbolivia LA STORIA

…segue dalla seconda puntata Perché la Bolivia? [...]

 

E così la meta l’avevo scelta: la Bolivia. Il modo per cercare di finanziare il viaggio anche: il crowdfunding. Non restava che mettersi all’opera. Sì, ma da dove partire?

Guardavo e riguardavo il video di Andrea Marinelli su Kapipal e mi dicevo che no, non avrei mai potuto eguagliare la sua impresa. Perché la telecamera per me era un muro troppo grande da sormontare. Dovevo cercare una soluzione alternativa. E me ne veniva solo una in mente: la fotografia.

“Del resto – continuavo a ripetermi - non sei forse tu quella che aspira a diventare una photoreporter?”

Avevo bisogno di un’immagine, talmente forte e significativa che doveva riuscire a compensare l’impatto del video, e ad essere ugualmente convincente. Una foto che avesse il potere di colpire l’interlocutore al punto di convincerlo a donare.

Ma come? Non potevo ricorrere alle foto fatte nel corso dei viaggi passati, sarebbero risultate fuori tema. E neppure a qualche scatto che mi ritraeva sul campo, sarebbe risultato troppo estremo. Mi serviva una foto emblematica, che riuscisse a dare l’idea della Bolivia, pur non essendo scattata lì. Come fare per realizzarla?

Non riuscivo a risolvere questo interrogativo. I giorni passavano ed io mi sentivo frustrata, nervosa, con una voglia matta di agire ma senza saper come muovermi.

303483_10151422765165580_651220021_nCosì, per uscire dal limbo in cui mi ero infilata, ho deciso di chiedere all’unica persona che, probabilmente, avrebbe saputo dirmi qualcosa. Ho aperto il pc, ed ho scritto un messaggio proprio ad Andrea.

Mi sono presentata, gli ho detto che la sua presentazione de “L’Ospite” a Perugia mi aveva convinto a tentare la stessa strada e gli ho esposto il mio progetto per sommi capi. “Cosa ne pensi di questo mia idea, saresti disposto a sostenerla?”,  così si concludeva il mio messaggio.

Andrea mi ha risposto con poche ore di distanza, gentilissimo e disponibilissimo, mi ha incitato sin da subito ad andare fino in fondo. “Io ti sosterrò e son sicuro che, come me, lo faranno molti altri!”

Un aspetto però ha voluto sottolinearlo: l’importanza del video, non potevo prescinderne. “Il video è fondamentale per la riuscita della campagna, prova a farlo, il mio abbiamo impiegato meno di un’ora a girarlo. Stai tranquilla, è facile”.

Leggere la risposta di Andrea mi ha dato una scarica di adrenalina pazzesca, ho capito che non potevo permettere alla mia incapacità di mettermi “a nudo” davanti ad uno schermo di frenare il mio sogno, dovevo tentare il tutto per tutto. Dovevo metterci la faccia.

Scrivo di getto ad Ilaria: “Sei libera domani pomeriggio? Mi devi aiutare a fare una pazzia”

“Sì! Spara!” risponde lei.

Vengo a Roma e dobbiamo andare in centro a girare un video, devo far partire la mia campagna raccolta fondi per il viaggio in Bolivia!”

555132_488632261199042_1625929193_nEcco che alle 2 in punto dell’indomani la macchina da guerra Ilaria-Romina è pronta all’azione. A dire la verità prima ci concediamo un pranzetto dal nostro cinese preferito, un ristorantino che si materializza sempre quando ci brontola lo stomaco ed il tempo a nostra disposizione è tiranno. La prima scena la giriamo proprio lì, nella strada che collega il Teatro Sistina a via del Tritone. La ripetiamo una dozzina di volte forse, ci manca solo il Ciack! Ed è un susseguirsi di risate a non finire. Poi Piazza San Silvestro, via del Corso, Ara Pacis, lungo Tevere, Ponte Sisto e Villa Borghese. Vola via un pomeriggio intenso. Io sono imbarazzata, mi impappino sempre a parlare, ripeto le frasi a memoria e spesso le dimentico. Ma con lei la sintonia è perfetta, facciamo finta che è un gioco, andiamo avanti senza prenderci troppo sul serio ed ecco che, pian piano, copriamo tutte le scene previste. A fine giornata Ilaria conosce il discorso alla perfezione, e mi fa non solo da cameraman, ma anche da gobbo suggerendomi le parole mancanti di un discorso che tutto sembra fuorché improvvisato.

Rientro a casa la sera e sto fino a tardi, in piedi, a “montare” il mio primo video. Abbiamo girato 42 filmati complessivi, ne seleziono 11. Cerco di togliere le pause ed i momenti vuoti ed ecco che, alla fine dei giochi, il video “Next Stop: BOLIVIA!” dura poco meno di quattro minuti.

E’ l’una passata e mio padre è ancora sveglio, è al pc all’altra stanza. Lo chiamo, lo faccio sedere e glielo faccio vedere. Guarda attento e senza distrarsi, è il primo spettatore ufficiale. Al termine del girato rimane qualche secondo immerso nei suoi pensieri. Poi mi fa due appunti. Il primo è che La Paz è molto alta, io non mi rendo conto ma rischio di avere problemi di respirazione. Il secondo è che nomino i cocaleros, ed anche in questo caso non mi rendo conto perché son persone che mica scherzano.  E poi mi chiede quando ho intenzione di mettere il video su Youtube, “Così lo faccio vedere a tutti i miei amici di Facebook, e ti aiuteranno”.

Quella notte fatico a prendere sonno, nonostante la giornata densa di accadimenti. Penso infatti a quel genitore che, nonostante la paura e il timore generati in lui da ciò che ha appena visto, tuttavia non vuole ostacolare i progetti di sua figlia,  e non  perde mai l’occasione di sostenerla ei farle capire che sta dalla  sua parte.

L’indomani metto il video su Youtube, ma lo lascio “Privato”. Decido di “testarlo” per una settimana, e così lo faccio visionare a un po’ di amici. Scelgo quelli critici, quelli obiettivi e quelli un po’ più sentimentali. Gli ultimi, manco a dirlo, stanno con me, e mi dicono di non indugiare oltre: il video sarà un successo, devo metterlo subito in rete. I secondi avanzano qualche osservazione: è troppo lungo (non deve superare i due minuti, altrimenti lo vedranno ben pochi),  sarebbe opportuno inserire una musica di sottofondo (solo il parlato appesantisce il tutto)  troppe scene (andrebbero tagliate), non è ben chiaro il messaggio giornalistico che vuole trasmettere, mancano parole chiavi che fanno “breccia” sulle persone. E poi ecco i critici: “sembri robotica, non sei incisiva, si vede che non è ben fatto, non andrai da nessuna parte se lo metti in rete così”.  Qualche parere poi è  parecchio duro. “Sei dislessica in questo filmato, non ci fai una bella figura, pensa a tutte le persone che lo vedranno. Lo dico per il tuo bene, rischi di rovinarti la reputazione e la carriera per sempre”.  Eccolo il più estremo, che fa male, ma fa anche riflettere.

Perché sì, è chiaro, il rischio che possa fare una pessima figura c’è, non serve negarlo. Decido di far tesoro delle osservazioni ricevute e di metterle in pratica in un nuovo video.

402707_3061041402117_724948929_nSette giorni dopo eccomi nuovamente sotto i riflettori, questa volta con Alberto. A disposizione abbiamo solo la mattinata di domenica, anzi, due ore a dire il vero, le più calde. Quelle che lui odia perché “la luce fa schifo a mezzogiorno, non si posso fare fotografie”. E figuriamoci video. Ma tant’è… bisogna ingegnarsi come si può.  Anche la location è diversa: un paesaggio naturalistico, a dieci chilometri da casa, il lago di Canterno beh… sicuramente è più “boliviano” rispetto alla città eterna!

Rassicuro Alberto dicendogli che dovremo girare poche scene (sette – otto). Eccolo anche lui, alle prese con questa attrice sui generis. La prima scena è emblematica, perché io esordisco dicendo: “Sono una giornalista freelance e bla bla bla”.  Lui interrompe la ripresa, una, due, tre volte: “Devi essere più naturale, più spontanea. Facciamo così, chiudi gli occhi. Fai finta che la  videocamera non ci sia, che mi incontri per strada e vuoi parlarmi di questo tuo viaggio. Per prima cosa inizia il discorso salutando, così magari ti è più semplice”.  E così il video parte con un… “Ciao! Sono una giornalista freelance e bla bla bla”.  Anche con lui  giriamo e rigiriamo gli stessi pezzetti per un numero indefinito di volte. Alcune scene, nonostante i ripetuti tentativi, non ci escono, e così decido che il video finale sarà la risultante di queste due mie inedite ed esclusive performance.

Ci metto ancora un po’ per lanciare definitivamente il video, ai problemi ideologici se ne aggiungono altri logistici di incompatibilità con i programmi (per giunta banali ed open sources) che uso per fare la filmaker.

Passano sei giorni, e nel frattempo continuo a sondare il campo dei presunti “sostenitori”.

563569_4946884467015_2080326314_nEnrico è forse colui che suona la carica vincente.  Non è un caso che io chieda spesso la sua opinione ed ho bisogno di sentirlo vicino, perché mi aiuta sempre a vedere la vita da una prospettiva diversa.

Enrico mi dice sempre che la timidezza non è un difetto. Perché in un mondo pieno di finzione, riuscire a rimanere autentica non è affare da poco.  “Nessuno pretende da te un’interpretazione da Oscar – mi dice al telefono –  non è questo a cui sei chiamata.  C’è bisogno di genuinità, le persone per fidarsi devono percepire la tua sincerità, e tu sei tanto vera in queste scene. Sei semplice, e metti in campo  tutta la passione che ti spinge, non si può rimanere indifferenti”.

Venerdì 7 Giugno, alle 2 di notte finisco di montare la nuova versione di “Next Stop: BOLIVIA!”. Ho anche trovato una musichetta indigena, ritmata e molto allegra, credo che possa far al caso mio. Mi metto a letto non prima di aver inviato il link del video ai miei contatti eletti.  Mi rispondono a scaglioni, la mattina successiva, dicendo che è molto migliorato rispetto alla prima versione.  Alle 14:58 arriva anche il feedback di Enrico:  “E’ fortissimo il video, vai!” Mi decido a rompere gli indugi.

Alle 15.07 su Facebook parte il primo post ufficiale di #nextstopbolivia.

Fin qui l’inizio, il resto della storia lo abbiamo scritto insieme, in questo mese di campagna che sta vivendo oggi le sue ultime ore.

Sabato 6 Luglio

continua…

IL MIO PROGETTO-http://www.kapipal.com/bc06e19c6e6c49108ad29de0b407b0d9

#nextstopbolivia LA STORIA – Tutte le puntate

1° PUNTATA -  …tutto inizia così http://rominavinci.wordpress.com/2013/06/10/nextstopbolivia-tutto-inizia-cosi/

2° PUUNTATA -  Perché la Bolivia?  http://rominavinci.wordpress.com/2013/06/19/perche-la-bolivia-nextstopbolivia-la-storia/

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