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Nel contigente italiano in Libano si parla ciociaro

FROSINONE Il Libano si estende per una superficie meno vasta di quella Lazio, quasi equivalente all’Abruzzo. Ma non è solo un parallelismo di estensione geografica. Perché attraversando la parte meridionale, quella che si estende dal fiume Litani fino al confine con Israele, emerge un secondo collante tra queste due zone: le macerie. Diversa la matrice: naturale quella in Abruzzo (il sisma del 6 Aprile 2009), umana quella libanese. Nel luglio 2006 Israele attaccò Beirut rastrellando il Libano meridionale con l’obiettivo di cancellare dalla faccia della terra Hezbollah, movimento sciita libanese di matrice islamica. Un conflitto durato 34 giorni. Il cessate il fuoco avvenne per intermediazione delle Nazioni Unite, ma i costi umani furono altissimi. La risoluzione Onu 1701 (agosto 2006) ha previsto di affidare il presidio dei territori al confine tra Libano e Israele a una forza di interposizione, l’Unifil, che da allora ne mantiene il controllo. Una missione internazionale a cui l’Italia partecipa, assieme ad altri 31 paesi. Le brigate si alternano di sei mesi in sei mesi. Anche la Ciociaria è stata protagonista di un mandato: da maggio a novembre 2008 al comando del contingente italiano c’è stato il Generale Vincenzo Iannuccelli, originario di Sora. Adesso è il turno del Generale Giuseppenicola Tota. Sono 1570 i militari italiani attualmente impiegati nell’area. Eppure, a quattro anni dalla fine del conflitto, la ricostruzione è ancora un’utopia. Distese sterminate di banani sono interrotte da cumuli di macerie e case diroccate in cui la gente continua a vivere. Regna una calma solo apparente, la miccia può scattare in ogni istante. Soprattutto sulla Blue Line, linea di demarcazione tra Libano e Israele non riconosciuta come confine politico (l’ultimo scontro a fuoco risale a due mesi fa). Quel che più si rivela è l’assenza di uno Stato Centrale. Il governo libanese non sembra curarsi di questo scorcio di terra stretto tra due zone prospere, Israele a sud, Beirut e dintorni a nord. E’ in questo contesto che opera il contingente italiano, costruendo infrastrutture, fornendo medicinali agli ospedali, provvedendo alla bonifica dei campi minati, investendo sull’agricoltura. Alla base di Marakah sono stati organizzati corsi sulla coltivazione dell’ulivo, ed è stato realizzato un frantoio. Qui la popolazione è ancora grata alla Provincia di Latina, che l’anno scorso ha donato dizionari arabo/italiani per favorire l’istruzione. Più a sud, la strada che collega Al Mansouri e Shamaa è stata interamente ripristinata dal contingente italiano. I sindaci dei due villaggi hanno insistito per chiamare questa arteria “Via L’Aquila”, in memoria delle vittime del terremoto abruzzese. Un legame ancor più forte della superficie geografica.

 

Romina Vinci

Pubblicato il 14 Ottobre 2010, su Il Tempo – Frosinone

Disponibile su: http://www.iltempo.it/frosinone/2010/10/14/1208880-contigente_italiano_libano_parla_ciociario.shtml

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