Articoli con tag: Decane

EMBEDDED IN KOSOVO – Istantanee di viaggio

Villaggio Italia

Joint Enterprise

Alzabandiera

Resti casa serba

Cimitero Albanese

Monastero di Decane

Padre Pietro

Cupola del Patriarcato di Pec

I campi del Kosovo

Monumento omaggio alla Nato . Pristina

Pristina

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Kosovo, un “Abruzzo” tra Est e Ovest

Una superficie che rasenta quella dell’Abruzzo o delle Marche, una popolazione che non tocca i due milioni di persone, età media 27 anni: sono questi i numeri del Kosovo, l’ultimo “nato” in casa balcanica.  E’  il paese più giovane d’Europa, avendo proclamato la sua indipedenza solo il 17 Febbraio 2008. Dislocato nel cuore dei Balcani, è uno Stato/non Stato che  fatica a trovare la sua ragion d’essere, in quanto  non viene riconosciuto non soltanto dalla sua più “acerrima” vicina di casa, la Serbia, ma neppure dalla maggioranza della Comunità Internazionale.  Al suo interno convivono diverse etnie, albanesi e serbi in primis, ma anche rom, gorani, bosgnacchi. Una convivenza tutt’altro che pacifica e che ha generato, negli anni Novanta, una sanguinosa guerra civile.  La presenza della forza militare multinazionale è ancora massiccia nel “neostato”, lo testimonia il dispiegamento della missione Nato KFOR (al suo dodicesimo anno di attività) e quella internazionale EULEX, che ha preso avvio nel dicembre 2008, come conseguenza della proclamazione d’indipendenza del paese.  “Nel Kosovo vige oggi una situazione di sicurezza stabile ma allo stesso tempo fragile – spiega Lamberto Zannier, fino alla scorsa settimana a capo della missione Onu (Unmik) che dal 1 Luglio è stato nominato il nuovo segretario generale dell’Osce – Permangono infatti conflitti interetnici soprattutto nel Nord del paese, abitato prevalentemente dalla comunità serba che non riconosce l’indipendenza del Kosovo”.  Secondo il neosegretario generale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, abbassare la guardia, in termini di riduzione del contingente multinazionale, potrebbe essere pericoloso per le sorti del paese balcanico: “Le tensioni sono costanti, un’eventuale strategia di contenimento  potrebbe comportare il rischio di essere impreparati a contenere un’eventuale emergenza”.

Dal 1 Maggio a Pec, nell’ovest del Kosovo, operano i militari del 21° reggimento artiglieria terrestre Trieste di Foggia, impegnati nella missione Joint Enterprise. “Siamo giunti ormai in una fase di stabilizzazione – commenta il comandante del reggimento, il colonnello Vincenzo Cipullo, a capo anche del Multinational Battle Group West  – operiamo soprattutto nella parte ovest del Kosovo, anche se, laddove ce ne fosse la necessità, potremmo essere chiamati ad estendere il nostro raggio d’azione in tutto il paese”. La Multinational Battle Group West è una forza multinazionale composta da italiani, sloveni, austriaci e svizzeri. Tra i compiti peculiari assegnati ai nostri militari figura la salvaguardia di siti di particolare rilevanza religiosa, in particolare il monastero di Decane e il patriarcato di Pec, simboli della religione serbo ortodossa dislocati nel cuore del Kosovo popolato da albanesi e, in passato, soggetto a numerosi attacchi. Negli ultimi mesi ha preso piede l’idea di una crescente islamizzazione del Kosovo, fattore che rischia di minarne ancor più l’ambizione europea. “Non c’è una rispondenza della società ai richiami religiosi, e mi sento di escludere anche l’esistenza di alcun picco di islamizzazione –  precisa Michael Giffoni, ambasciatore italiano a Pristina – ma al contrario assistiamo ad un forte ridimensionamento di un proselitismo di matrice integralista che si era sviluppato nell’immediato Dopoguerra, tra il 2000 e il 2004”.   Il ricordo della guerra civile del 1999 è ancora ben vivido nei cuori e nelle menti dei kosovari, di etnia serba e di etnia albanese, che hanno pagato un alto numero in termini di vite umane, soprattutto donne e bambini. Eppure la voglia di guardare avanti è più forte della rivalsa, e le macerie dell’odio, a poco a poco, stanno lasciando il passo alla ricostruzione. Lo testimoniano i cantieri che aumentano, in maniera esponenziale, soprattutto nella capitale kosovara. A confermarlo è Valentina Pancaldi,  che sta svolgendo un tirocinio presso l’Ambasciata Italiana a Pristina: “Sono qui da due mesi e ho visto costruire tantissimi edifici ed infrastrutture, Pristina è una città che si rinnova con un ritmo vertiginoso”. L’Italia, dal canto suo, non rimane a guardare ma anzi, è protagonista attiva della ricostruzione. Ponti, strade, asili, dighe: la presenza italiana in Kosovo è tangibile, grazie anche all’attività Cimic (Cooperazione Militare e Civile). “Quest’anno i nostri sforzi si stanno concentrando verso il settore agricolo e zootecnico – spiega il tenente colonnello Biagio Paluscio, responsabile Cimic – l’obiettivo è contribuire al miglioramento dello sviluppo economico della zona, del suo bisogno di autonomia alimentare e di lavoro agronomo, nonché  e all’incremento dei livelli occupazionali mediante un miglioramento quantitativo e qualitativo dei prodotti”. Tra i progetti in fase di attuazione ci sono la realizzazione di canali irrigui nelle municipalità di Decane e Dakovica, ed anche la realizzazione di una strada agricola nella municipalità di Klina.  “Coloro che arrivano in Kosovo con il pregiudizio di trovare il Terzo Mondo puntualmente vengono smentiti – confida il tenente colonnello Vincenzo Legrottaglie –  ci troviamo infatti nel cuore dell’Europa, una terra a metà tra Oriente e Occidente”.

Romina Vinci

pubblicato il 10 Luglio 2011, su America Oggi

Disponibile in versione pdf: Oggi7 pagina6 7.10.11

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