Articoli con tag: Fondazione Francesca Rava

PRIMO PIANO/ Le tre mani di Haiti

Il colore della speranza e la volontà di riscatto dopo il terribile terremoto di due anni fa. La “cité” di padre Richard Frachette e gli aiuti dall’Italia

Le tre mani è un imponente monumento che si erige poco distante dall’aeroporto di Port au Prince.  E’ formato da tre gigantesche braccia che fuoriescono dal basso per sorreggere il Globo Terrestre. Secondo gli haitiani la maestosa statua cela un messaggio di fede, simboleggiato da quella terza mano che mai negherà il suo sostegno agli uomini.  Costruita qualche decina di anni fa dall’ex leader Jean-Bertrand Aristide, è una delle poche opere rimaste illese ad Haiti nel terremoto del 12 gennaio  2010.

A un centinaio di metri dal monumento sorge una tra le tendopoli più grandi di Port au Prince, al cui interno da oltre venticinque mesi centinaia di migliaia di persone vivono in condizioni precarie, prive di acqua, luce e servizi di prima necessità.  La gente qui è logorata dal tempo e dalla fatica, e tutt’oggi continua a chiedersi dove fosse la famosa “terza mano” in quel pomeriggio di gennaio quando un sisma di magnitudo 7.0 della Scala Ritcher ha devastato la capitale di Haiti, causando 230 mila vittime e quasi un milione e mezzo di sfollati.

A due anni di distanza dal sisma la ricostruzione continua a rimanere soltanto un’utopia. Le strade sono dissestate, il paesaggio si divide tra macerie, case fatiscenti, baracche e tendopoli logorate dal tempo.

Cité Soleil è la più grande bidonville della capitale Port au Prince. Nascosta dietro un nome che evoca luce e gioia, si cela in realtà un’enorme discarica di immondizia a cielo aperto.  Vivono qui cinquecento mila persone senza elettricità, acqua corrente e potabile. A farla da padrone soltanto la devastazione e la miseria, sotto il cocente sole ed i violenti uragani che sovente imperversano nell’isola. In questo angolo di inferno un bambino su due non va scuola,  gioca nel fango e nell’immondizia, è esposto ai pericoli della strada.  L’occhio occidentale fatica ad immaginare un riscatto per gli haitiani. Rabbrividisce nel vedere questi piccoli denutriti, sporchi e senza vestiti, figli di una terra che li rigetta e che dà l’immondizia in pasto ai porci.

E’ in un contesto del genere che da più di vent’anni, Padre Richard Frachette porta avanti la sua battaglia, fatta di fede e umanità. Padre Rick è un sacerdote di origini statunitensi che opera con costanza e determinazione, per ridare una speranza ad un popolo che il resto del mondo considera abbandonato a se stesso. Ogni giorno combatte una guerra a favore dei più deboli.

Capita di vederlo esausto, a fine giornata, mentre si porta l’avanbraccio sulla fronte per asciugare il sudore sussurrando “Oh my God”. Capita di vederlo con gli occhi lucidi, quando la gente lo prende a sassate per una distribuzione di riso non andata a buon fine. La gente, la sua gente, quella stessa gente che per strada lo accoglie come una celebrità, facendogli spazio e urlando “Mon Père, Mon Père!” (Padre, Padre!). Quelle persone che lo fermano  per chiedere una sepoltura ai propri morti, per avere un secchio d’acqua, un pezzo di pane o una medicina, sono le stesse capaci di gettargli contro delle pietre, se la fame prende il sopravvento. Quando ciò accade lui allarga le mani al cielo ed esclama: “Non faccio mai abbastanza, loro son troppi e non ce ne è mai per tutti”.  E’ l’uomo a servizio degli altri che nulla può davanti all’immensità della povertà. Ma nonostante tutto trova la forza di rimboccarsi le maniche, quando voltandosi indietro vede tutto quel che è riuscito a costruire.

Padre Richard Frachette

La sua organizzazione N.P.H. – Nuestros Pequeños Hermanos (I nostri piccoli fratelli), in Italia rappresentata dalla Fondazione Francesca Rava, nel corso di questi anni ha costruito ospedali, orfanotrofi, scuole di strada, centri di riabilitazione, persino una città dei mestieri – Francisville – in cui i ragazzi haitiani producono pane, pasta, mattoni, divise e banchi per scuole.

In creolo, lingua parlata ad Haiti, Fors Lakay significa la forza della famiglia. Padre Rick ha scelto di dare questo nome ad un progetto di ricostruzione che prevede di cambiare il volto del quartiere Cité Soleil attraverso la costruzione di un nucleo di abitazioni e di servizi per la comunità.  Un progetto realizzato con il sostegno della Fondazione Francesca Rava grazie agli aiuti dall’Italia e che, in corrispondenza con il secondo anniversario dal terremoto, ha permesso a Padre Rick di consegnare alle prime famiglie quaranta coloratissime casette, donate dall’azienda Boccadamo.  Grazie alla forte sensibilità del Commendatore Tonino Boccadamo la maison di gioielli, nel Maggio2011 ha lanciato sul mercato la colorata linea TooBe e, attraverso l’iniziativa “Un Metro perla Vita”, ha avviato la raccolta di 200mila euro interamente destinati alla Onlus per finanziare le opere ad Haiti. Le graziose dimore, capostipiti delle duecento che verranno realizzate man mano grazie alle raccolte fondi, sono di circa cinquanta metri quadrati, hanno il bagno e la cucina, una piccola veranda, ricordano i colori del mare dei Caraibi e rappresentano un forte contrasto tra la povertà e il degrado delle baracche distanti soltanto pochi metri.

Le casette sorgono accanto all’ospedale St Mary, ottanta posti letto che consentirà di assistere trenta mila pazienti l’anno.  Sul tetto, ben visibile dall’alto, campeggia una scritta: Diferans, facciamo la differenza. E’ un monito, un’esortazione e allo stesso tempo un modus vivendi di Padre Rick, che per ridare dignità a queste persone si prodiga nel ricostruire una condizione umana di vita attraverso il loro stesso lavoro, perché è solo insegnando agli haitiani ad essere indipendenti dagli aiuti esterni, che è possibile  spezzare il circolo di povertà del paese.  “Dobbiamo dare l’esempio concreto – ha spiegato padre Rick con forza – per far capire loro che una vita migliore è possibile”.

Quando attraversa tutta la città per raggiungere Citè Soleil, Padre Rick passa sempre davanti alla statua de Le tre mani. A volte chiude gli occhi e, quasi senza accorgersene, si ritrova a solo con i suoi pensieri: “Se quelle tre mani prendessero vita e fossero protese a raccogliere doni dal mondo – immagina il sacerdote –  chiederebbero lavoro, acqua pulita e istruzione”. Perché è da queste prerogative che passa il riscatto di Haiti.

Romina Vinci

(testo e foto)

Pubblicato il 26 Febbraio 2012, su America Oggi.

Disponibile su: http://www.usitmedia.com/polDocsDocClass.cfm?doctype_code=&doc_id=656

Versione pdf: Le tre mani di Haiti

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Ad Haiti batte un cuore ciociaro

FROSINONE.  La nota maison di gioielli Boccadamo ha realizzato a proprie spese una piccola città.

Duecentomila gli euro raccolti grazie all’iniziativa “Un metro per la vita”

Nell’Haiti che verrà batte un cuore ciociaro.  Viene inaugurata oggi “Rue Boccadamo”, strada costruita grazie alla donazioni di 200 mila euro da parte della maison Boccadamo, in uno dei quartieri più degradati di Port au Prince. L’azienda ciociara leader nella produzione di gioielli in argento, ha dato vita a maggio 2011 ad un’importante iniziativa solidale volta ad offrire un futuro migliore per gli sfortunati bambini che vivono in questo buco nero ubicato al centro dei Caraibi. Haiti infatti è il paese più povero delle Americhe, ma anche il più densamente popolato.  Alle 16.43 del 12 Gennaio 2010 un terremoto di magnitudo 7.0 della Scala Richter devasta Port au Prince, la capitale, causando 230 vittime e quasi un milione e mezzo di sfollati. E’ stata la catastrofe naturale più grande del terzo millennio. A due anni di distanza il paese versa ancora in uno stato di estrema precarietà.  Port au Prince è una metropoli che accoglie quasi tre milioni di abitanti, la maggior parte dei quali, agli albori del terzo millennio, vive senza acqua e senza luce. Le strade sono dissestate, il paesaggio si divide tra macerie, case fatiscenti, baracche e tendopoli logorate dal tempo. I bambini sopravvivono allo stato brado, seminudi, scalzi, passano le giornate per strada, in mezzo all’immondizia.

A Citè Soleil, una delle zone più pericolose di Haiti, sono ammassate più di trecento mila persone ai limiti di ogni dignità umana.  Ed è proprio qui che la Boccadamo, grazie alla collaborazione con la Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia,  ha voluto riversare il suo contributo. La maison di gioielli nello scorso mese di Maggio ha lanciato sul mercato la colorata linea TooBe, brand che attraverso l’iniziativa “Un Metro per la Vita”, ha consentito la raccolta di 200mila euro che hanno permesso la costruzione di quaranta casette  (costruite a tempi record) a favore dei bambini di Haiti. Dove oggi sorgono le abitazioni donate dall’azienda italiana, fino a ieri c’era una distesa sterminata di immondizia che giungeva  al mare, anch’esso ridotto a discarica.

Pratiche e colorate, con due stanze ed un bagno, le piccole dimore Boccadamo verranno inaugurate oggi, nell’ambito di “Fors Lakay” (che in creolo significa “La forza della famiglia”) un progetto promosso dalla Fondazione Francesca Rava e che prevede anche l’apertura di un nuovo ospedale, di tre cyber caffè e di una panetteria mobile che porterà 4.500 panini al giorno, lavoro e formazione direttamente nel cuore della baraccopoli.

RUE BOCCADAMO - La strada dove sorgono le "casette" realizzate dalla maison di gioielli ciociara

Quando nasci nel Paese più povero delle Americhe, sei vestito di stracci ed ogni giorno combatti la guerra contro la fame e la disperazione, fatichi ad immaginare un mondo diverso. Ma se vedi trasformare la tua “città del sole” in un villaggio fatto di casette colorate e servizi di prima necessità, ecco che nei tuoi occhi si accende la luce della speranza, ed allora è lecito immaginare che esista un riscatto per questo lembo dannato di terra.

TRE MESI DI DURO LAVORO - I lavori per la realizzazione delle nuove abitazioni destinate agli haitiani che hanno perso tutto con il tremendo terremoto del 12 Gennaio 2010 sono iniziati alla fine della scorsa estate.

LE CASE COSTRUITE IN TEMPI RECORD - Colorate, pratiche, con due stanze ed un bagno, realizzate in cemento. In tutto cinquanta metri quadrati. Le abitazioni sono state costruite in tempi record dove fino a poco tempo fa c'era un'immensa discarica a cielo aperto.

OGGI LA CONSEGNA DELLE ABITAZIONI - Verranno consegnate nella giornata di oggi le quaranta casette realizzate dalla Boccadamo. Le abitazioni, costate 200.000 euro, sorgono in una delle zone più degradate della capitale di Haiti Port au Prince

Romina Vinci

(testo e foto)

pubblicato il 12 Gennaio 2012, su Il Tempo

Disponibile su: http://www.iltempo.it/frosinone/2012/01/12/1315511-haiti_batte_cuore_ciociaro.shtml

 

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