Articoli con tag: Gignano

SPECIALE/REPORTAGE DALL’ABRUZZO/Don Juan in aiuto dei terremotati

Ha 39 anni, e da 11 è in Italia, arrivato direttamente dalla Colombia. Capello corto, riccio. Sguardo scuro, intenso. Fisico possente. Tshirt aderente arancione, bermuda a scacchi. No, non è un modello, né tantomeno un calciatore. “Piacere Don Juan” – ti dice. E tu sgrani gli occhi. Don Juan è il parroco di Gignano (AQ), e da quattro mesi fa il capocampo nella tendopoli allestita in quel che prima era il parco giochi del paese.

Gignano è una realtà nuova, sviluppatasi nell’ultimo decennio come quartiere dormitorio, sorto nel circondario dell’Aquila. Ed una comunità molto giovane, stando ai numeri di Don Juan: in 8 anni ha celebrato 95 battesimi, 300 prime comunioni e 10 funerali. Altri invece sono i numeri del terremoto: su una popolazione di 1.200 persone, prima del 6 Aprile, oggi  103 vivono in tendopoli, 96 hanno le tende posizionate nel giardino di casa, e 1.000 sono andati via, divisi tra alberghi, trasferimenti di lavoro, case di amici e parenti.  Nessun morto, un edificio crollato subito. Altri 7 nel giro di una settimana, tra cui la chiesa. Buttata giù perché pericolante, è stato il referto del vicesindaco. Anche se, tra la popolazione, tutti giurano di non aver visto crepe…

La “sfortuna” di Gignano è stata questa: non aver avuto danni. Gignano è una di quelle tante, troppe realtà abruzzesi che sono state dimenticate dai soccorsi, dall’opinione pubblica, dal mondo, dalla ricostruzione. Gli aiuti sono arrivati dopo due settimane, racconta Don Juan, ma “ci hanno montato solo le tende, perché quando sono arrivati noi già ci eravamo organizzati, il campo era avviato, ci siamo autogestiti”. Gli abitanti di Gignano hanno dormito dodici giorni in macchina, mangiavano fuori, sotto la pioggia. Si cucinavano da soli: chi era rientrato in casa per recuperare un fornello, chi la pentola grande, chi un po’ di pasta. Per i servizi igienici avevano attrezzato un tubo in un garage, sfidando il freddo e le intemperie.  Don Juan ricorda che la gente era terrorizzata perché non riusciva a capire, soprattutto durante le prime ore. La  percezione che era successo qualcosa di grave era palpabile, però rendersi conto della portata era praticamente impossibile. Senza televisione, senza radio, senza telefono. Quella notte erano venuti a meno tutti i mezzi di comunicazione. Ed il buio, completo, accresceva lo stato di incoscienza, di panico. Poi le prime luci, il chiarore dell’alba ha portato con se la verità. La gente di Gignano è rimasta impressionata dalla polvere. “Più diventava giorno e più vedevamo polvere venire dall’Aquila. E’ lì che abbiamo capito”.

Non fa polemiche Don Juan, non punta il dito sul ritardo degli aiuti, “perché i soccorsi avevano altre priorità, la mia gente ha capito che c’erano paesi molto più colpiti. Ci siamo rimboccati le maniche, e ci siamo organizzati da soli”. Sono più di 4 mesi ormai che Don Juan porta avanti la tendopoli di Gignano. Le difficoltà non mancano. Quotidianamente  fa i conti con la paura, le debolezze, la fatica, la stanchezza delle persone.  Eppure non mancano le belle storie. Favole con il lieto fine che si fa fatica ad immaginarle in un tal contesto. Come il progetto della scuola di musica Arcobaleno, ad esempio. Caterina, una signora della parrocchia insegnante di musica, ha chiesto di insegnare ai bambini della tendopoli a suonare gli strumenti. Un modo per dare allegria, per riabituare questi ragazzi a credere in qualcosa.  Un sindaco di un paesino in provincia di Gorizia ha creduto in questo sogno e, in memoria di sua moglie, morta qualche mese prima del terremoto e insegnante di musica, ha stanziato 2.300 euro, che sono stati spesi esclusivamente per la realizzazione di questo progetto. Sono state acquistate una batteria, un pianoforte, una chitarra elettrica, delle chitarre per ragazzi. Ed anche dei leggii. Già, perché a Gignano sono state create una scuola strumentale ed una corale. Tante le iscrizioni. E per settembre si sta pensando di estendere l’invito anche ai campi adiacenti .  Don Juan ha deciso di imparare a suonare la batteria, ma in due mesi di progressi non è che se ne siano visti molti, tanto che i suoi fedeli lo stanno convincendo a cambiare strumento, magari passando a una chitarra classica.

Coniugare l’essere parroco con il fare da capocampo: è questa la cosa più difficile per Don Juan. “All’inizio dell’emergenza noi servivamo i pasti anche alle persone che non erano iscritte alla tendopoli in quanto vivevano con la tenda fuori casa. Poi però è uscito il decreto in base al quale avevano diritto di mangiare solo coloro i quali venivano censiti nel campo. Quello è stato un momento difficile : dover dire ad una persona  “Io non posso darti più da mangiare, devi vedertela da solo”. Umanamente però per me era impossibile, perché se davo ad uno allora dovevo dare a cento. E non c’erano abbastanza provviste”. E’ lì che la forbice si divarica. E’ allora che metti da parte la tua vocazione. Ti metti una maschera e pensi: “Sono forte, glielo dico”. E vai avanti.

 

Romina Vinci

Pubblicato il 30 Agosto 2009, su America Oggi

Disponibile su: http://www.oggi7.info/2009/09/03/2371-speciale-reportage-dall-abruzzo-don-juan-aiuto-dei-terremotati

Categorie: Reportage | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

Blog su WordPress.com. The Adventure Journal Theme.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: