Articoli con tag: Libano

LIBANO – Claudio Cardillo «Questa la mia grande passione»

Primo caporal maggiore Claudio Cardillo

Claudio Cardillo ha 24 anni, è di Pontecorvo, e ricopre la carica di primo caporal maggiore. Lo troviamo di stanza alla base militare IltalBatt2 1-31, sulla linea di confine tra Libano e Israele. Con il suo plotone Claudio è impiegato nel pattugliamento della linea di demarcazione tra i due stati. A pochi chilometri dal villaggio di Alma Shaab, Unifil ha infatti costituito, su questa collina, un punto di osservazione permanente. Davanti il Golfo di Haifa spalanca lo sguardo alla ricchezza di Israele. Alle spalle invece la povertà e l’arretratezza del Libano del Sud, una terra martoriata. Il problema del conflitto è tutto lì. «La passione di una vita» : così Claudio definisce il proprio lavoro che ama, ama profondamente. Si arruola nel 2005 inaugurando l’iter del Vfp1, l’anno dopo si trasferisce a Grosseto dove tuttora vive. E’ alla sua terza missione in Libano, sempre nella stessa area. Non ha mai subito alcun attacco, ma il pericolo è sempre in agguato in un luogo caldo come la Blue Line. Le giornate sono dure da trascorrere con la sensazione di essere osservati a distanza (dagli israeliani), eppure lui non dà cenno di accusare fatica e stress. Claudio sogna la carriera militare, amore per una divisa che è più forte di tutto.

 

Romina Vinci

Pubblicato il 14 Ottobre 2010, su Il Tempo – Frosinone

Disponibile su: http://www.iltempo.it/frosinone/2010/10/14/1208882-claudio_cardillo_questa_grande_passione.shtml

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LIBANO – A colloquio col tenente di vascello Gianpaolo Misseritti. “Inizio a sorridere quando la nave salpa”

FROSINONE. Echi ciociari e pontini giungono anche dalla nave Borsini, impegnata nel controllo delle acque libanesi.

Tenente di vascello Gianpaolo Misseritti

A bordo infatti ci sono due marinai laziali. Il tenente di vascello Gianpaolo Misseritti, 31 anni, di Ceccano, e Fabrizio D’Angiò, 28 anni, di Scauri, sottotenente con qualifica Direttore del Tiro. Gianpaolo descrive la passione per il suo mestiere citando Emilio Salgari: «Un vero marinaio quando si allontana dal porto inizia a sorridere». All’inizio dell’anno ha incrociato le acque del Brasile a bordo della nave Andrea Doria. Fabrizio invece nel 2009 è stato impegnato nella missione Atlanta, nel Golfo di Aden per combattere la pirateria. Parlano della grande vedova bianca, la marina, a cui hanno prestato giuramento: ìIl nostro lavoro non ha una visibilità mediatica”, ammette Gianpaolo. “Non ci interfacciamo con la cittadinanza, viviamo in mare aperto. E’ una scelta di vita” – aggiunge Fabrizio. Provano a spiegare cosa significhi imbarcarsi su un vascello e star fuori uno, due, tre mesi. «Ci convinciamo che non ci manca niente, diamo valore alle piccole cose: il dolce la domenica, la possibilità di vedere la tv la sera». Il momento più emozionante della vita di bordo? Gianpaolo non ha dubbi: ìSicuramente l’ammaina bandiera”.

Sottotenente Fabrizio D'Angiò

La nave Borsini venerdì scorso ha fatto rientro presso il porto di Augusta. Gianpaolo e Fabrizio approfitteranno di qualche giorno di relax per tornare dai propri cari. Fabrizio non vede l’ora di abbracciare mamma Maria e papà Saverio, e soprattutto sua sorella Viviana, in dolce attesa. E poi gli amici di sempre, che già stanno organizzando una bella rimpatriata al Bar La Perla. Gianpaolo invece tornerà in Ciociaria, a Ceccano, da sua moglie. Il nome della sua dolce metà? Ovvio.. Marina!

 

Romina Vinci

Pubblicato il 14 Ottobre 2010, su Il Tempo – Frosinone

Disponibile su: http://www.iltempo.it/frosinone/2010/10/14/1208881-inizio_sorridere_quando_nave_salpa.shtml?refresh_ce

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Nel contigente italiano in Libano si parla ciociaro

FROSINONE Il Libano si estende per una superficie meno vasta di quella Lazio, quasi equivalente all’Abruzzo. Ma non è solo un parallelismo di estensione geografica. Perché attraversando la parte meridionale, quella che si estende dal fiume Litani fino al confine con Israele, emerge un secondo collante tra queste due zone: le macerie. Diversa la matrice: naturale quella in Abruzzo (il sisma del 6 Aprile 2009), umana quella libanese. Nel luglio 2006 Israele attaccò Beirut rastrellando il Libano meridionale con l’obiettivo di cancellare dalla faccia della terra Hezbollah, movimento sciita libanese di matrice islamica. Un conflitto durato 34 giorni. Il cessate il fuoco avvenne per intermediazione delle Nazioni Unite, ma i costi umani furono altissimi. La risoluzione Onu 1701 (agosto 2006) ha previsto di affidare il presidio dei territori al confine tra Libano e Israele a una forza di interposizione, l’Unifil, che da allora ne mantiene il controllo. Una missione internazionale a cui l’Italia partecipa, assieme ad altri 31 paesi. Le brigate si alternano di sei mesi in sei mesi. Anche la Ciociaria è stata protagonista di un mandato: da maggio a novembre 2008 al comando del contingente italiano c’è stato il Generale Vincenzo Iannuccelli, originario di Sora. Adesso è il turno del Generale Giuseppenicola Tota. Sono 1570 i militari italiani attualmente impiegati nell’area. Eppure, a quattro anni dalla fine del conflitto, la ricostruzione è ancora un’utopia. Distese sterminate di banani sono interrotte da cumuli di macerie e case diroccate in cui la gente continua a vivere. Regna una calma solo apparente, la miccia può scattare in ogni istante. Soprattutto sulla Blue Line, linea di demarcazione tra Libano e Israele non riconosciuta come confine politico (l’ultimo scontro a fuoco risale a due mesi fa). Quel che più si rivela è l’assenza di uno Stato Centrale. Il governo libanese non sembra curarsi di questo scorcio di terra stretto tra due zone prospere, Israele a sud, Beirut e dintorni a nord. E’ in questo contesto che opera il contingente italiano, costruendo infrastrutture, fornendo medicinali agli ospedali, provvedendo alla bonifica dei campi minati, investendo sull’agricoltura. Alla base di Marakah sono stati organizzati corsi sulla coltivazione dell’ulivo, ed è stato realizzato un frantoio. Qui la popolazione è ancora grata alla Provincia di Latina, che l’anno scorso ha donato dizionari arabo/italiani per favorire l’istruzione. Più a sud, la strada che collega Al Mansouri e Shamaa è stata interamente ripristinata dal contingente italiano. I sindaci dei due villaggi hanno insistito per chiamare questa arteria “Via L’Aquila”, in memoria delle vittime del terremoto abruzzese. Un legame ancor più forte della superficie geografica.

 

Romina Vinci

Pubblicato il 14 Ottobre 2010, su Il Tempo – Frosinone

Disponibile su: http://www.iltempo.it/frosinone/2010/10/14/1208880-contigente_italiano_libano_parla_ciociario.shtml

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