CHICAGO/LO SPETTACOLO DI BALIANI ALL’ISTITUTO DI CULTURA/“Pinocchio nero. Diario di un viaggio teatrale”

Teatro da usare, non da contemplare. All’Istituto Italiano di Cultura di Chicago Marco Baliani presenta Pinocchio Nero. Diario di un viaggio teatrale:  uno spettacolo corale  di danza-teatro,  realizzato in Kenya,  all’interno di un progetto di recupero dei ragazzi di strada di Nairobi. Una video-proiezione che ripercorre  i due anni di lavoro che, dal 2002 al 2004, hanno permesso a venti giovani di svestire i panni di chokora -ragazzi di strada – per indossare quelli di attori. Attori testimoni delle proprie vite.

Grazie alla collaborazione di Amref  (African Medical and Research Foundation) Marco Baliani è entrato negli slum, quartieri di baracche e immondizia che rappresentano il volto nero della Nairobi blindata dei ricchi.  Sono stati selezionati venti ragazzi che hanno accettato di intraprendere questa avventura teatrale attratti solo dalla prospettiva di un pasto decente al giorno. Concetti quale arte, cultura, musica non arrivano in quei posti in cui bisogna pensare a sopravvivere  prima che a vivere. Nessuno di loro aveva un documento, nessuno un’identità che gli permetta di essere qualcuno fuori dello slum.

Applicando le tecniche basilari ed elementari del teatro Baliani riesce, a poco a poco, a comunicare con questi ragazzi, malgrado la barriera linguistica. Riesce a far prendere loro consapevolezza del proprio corpo, un corpo fino ad allora abituato a subire, più che a essere. Dopo tanta diffidenza i ragazzi iniziano a cedere agli abbracci, forma di contatto estranea a chi è cresciuto in una terra avida di carezze. E si raccontano: in fila, uno a uno, scoprono le loro cicatrici, ferite fatte carne, segni indelebili di una vita troppo dura. Acquistano la voce, anche. I chokora non hanno voce, il linguaggio della strada è nudo, crudo, e senza suoni. Ma Baliani  li sprona a urlare la loro rabbia, la loro disperazione, e man a mano le grida iniziali si trasformano in melodie.

Ed ecco che arriva la fiaba:  Pinocchio. Rileggere Collodi con occhi diversi, Pinocchio nero, appunto.
Anche Pinocchio era un ragazzo di strada. Questi ragazzi si identificano nella storia del burattino di legno fatto uomo. Diffidano della figura della fatina, nella loro coscienza collettiva non c’è spazio per personaggi buoni femminili. Amano invece Geppetto: quel papà che dà tutto se stesso per il bene del proprio figlio, così tremendamente distante dalla loro figura di padre, assente perché o morto ammazzato, o in prigione, o alcolizzato, o  in strada a sniffare colla.

Pinocchio nero nasce così, dal nulla apparentemente. Partorisce dall’interno. E’ un mezzo che permette a questi chokora di raccontare se stessi. E’ un sentiero impervio e tortuoso da percorrere, ma loro prendono per mano il burattino di legno, e dai movimenti legnosi iniziali ecco che nasce una danza di metamorfosi.
Le prime rappresentazioni  pubbliche di Pinocchio Nero ottengono grande successo tra la gente delle baraccopoli: nello slum questi piccoli attori diventano famosi e suscitano curiosità ed ammirazione tra gli altri ragazzi di strada. Attirano anche l’interesse dei mass media e così, con Amref, si decide di portare lo spettacolo in Italia, dove confezionerà consensi e successi.

da sin. Maria Maglietta, compagna collaboratrice del regista-attore, Tina Cervone, direttrice dell’Istituto di Cultura di Chicago e Marco Baliani

Per il viaggio questi piccoli grandi Pinocchi vengono muniti di passaporto, simbolo – indelebile – di una identità ufficiale finalmente raggiunta.   La dignità di possedere un nome, di urlare il proprio nome e cognome, e di riuscire a raccontarsi. Questi ex chokora ce l’hanno fatta, testimoniando che il cambiamento è possibile. Quando fantasia e realtà si prendono per mano: portare in scena la favola di Pinocchio per simboleggiare la trasformazione di questi tragici burattini in bambini veri.

Romina Vinci
Pubblicato il 10 Maggio 2009, su America Oggi

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