NOLI ME TANGERE/Gasparro tra sacro e profano

Mani che si toccano, si intrecciano, si dimenano.  Volti che si scrutano, si moltiplicano, si dissolvono. Corpi che si struggono, si dibattono, si aggrovigliano. Sono opere dal forte impatto emotivo quelle esposte in “Noli Me Tangere”, prima mostra personale di Giovanni Gasparro, fino al 4 novembre presso la Galleria Russo di Roma. Ventisei anni appena compiuti, nato e cresciuto in provincia di Bari, Giovanni Gasparro è pittore figurativo, con chiara ispirazione sacra, da cui il titolo della mostra.
L’esposizione presenta una trentina di tele di grandi e medie dimensioni, dipinti dall’impatto visivo ed emotivo scatenante ed una notevole abilità tecnica. Forte la componente religiosa, irrompente, ma non esclusiva. Sacro e profano dialogano tra loro nelle opere di Gasparro, in una struggente ricerca di identità. Figure sacre (“Maddalena”, 2008, olio su tela, 200×130 cm, “La Veronica”, 2009, olio su tela, 70×90 cm, “Emorroissa”, 2008, olio si tela, 150×100 cm) rivisitate in una chiave contemporanea che ne mette a crudo la loro maestosità, fisicità, drammaticità. Figure profane (“Il ricatto di ogni vizio”, 2009, olio su tela, 90×70 cm , “Per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa”, 2009, olio su tela, 90×70 cm) sublimate nel rappresentare lo svuotamento di significato di termini destinati, ineluttabilmente, ad una fase di tramonto. Irreversibile.

Scene di apparente vita quotidiana, come un’anziana intenta a cucire, oppure un uomo immortalato nell’atto di abbottonarsi la camicia (“La vita nuova”, 2009, olio su tela , 90×70 cm, “La colpa”, 2008, olio su tela, 100×70 cm) si fanno carico di una simbologia che travalica i loro corpi alla ricerca di una verità altra.  Un simbolismo trascendente dunque sembrerebbe termine adeguato per definire le sue opere, ma Gasparro prende le distanze da ogni tipo di etichettatura, “espedienti – a suo dire – di cui si serve la critica per chiuderti in una gabbia. E’ vero, nei miei dipinti ci sono dei simboli, ma da qui a collegarmi direttamente alla corrente artistica dei primi del Novecento ce ne passa”.

Non simbolista dunque, non freudiano, non esistenzialista, “tutte correnti storicizzate, che sicuramente hanno contribuito a formarmi, ma non sono caratterizzanti”: questo il pensiero di Giovanni Gasparro. Interiorità ed esteriorità si fondono nella sua concezione artistica, oltrepassandosi,  per tentare di cogliere qualcosa di più ampio: l’universalità.

“Quando Giacomo Puccini ha scritto i brani più drammatici di ‘Madama Butterfly’, in quel momento lui era anche donna, aveva cioè una capacità di interpretare un’emozione femminile. E’ proprio questo che intendo: l’artista non deve limitarsi ad espletare la sua interiorità, bensì servirsene per cercare  di arrivare a qualcosa di universale”.

La riproposizione dei corpi, o degli oggetti, è un elemento caratteristico nelle sue opere. Il suo dare risalto al movimento è stato visto da alcuni come un’analogia con il Futurismo, ma anche qui Gasparro prende le distanze: “Io non voglio rappresentare il movimento meccanico, funzionale a spiegare la natura della macchina, come nella concezione del movimento di Boccioni, Carra, Severini. Nel mio caso è più un modo per far affiorare parti dell’interiorità umana, un tentativo per riappropriarsi dell’interiorità del corpo”.
Un corpo che nella sua concezione non  è mai carne da macello, come la crudezza e l’irruenza di alcune visioni potrebbe portare a pensare (“Al limite”, 2006, olio su tela 200×300 cm, “L’Ostaggio – Trittico dell’autocontrolllo”, 2008, olio su tela, 170×85 cm, 170×170 cm, 1170×85 cm, “Femminile”, 2006, olio su tela, 153×122 cm) bensì “resa evidente di una presenza più grande, che è l’anima”.

Ecco la componente religiosa,  riproporsi, quale elemento cardine della concezione artistico-esistenziale di Gasparro. Una fede profonda che l’artista non ha mai negato di possedere, come sottolinea Paolo Serafini, nel testo critico del catalogo della mostra: “La tematica religiosa in Gasparro è toccata con una sensibilità e una incisività dirompenti. Il sacro della tradizione biblica ed evangelica diviene grande meditazione sulla mancanza di orizzonti, intenti, e valori condivisi, che segnano la difficile posizione, nell’epoca contemporanea, della tradizione cattolica”. Una tormentata ricerca nella tragedia umana dunque che parte proprio da quelle figure cristologiche e mariane, origine e fine al medesimo tempo (“Elì, Elì, lema sabactanni?”, 2005, olio su tela, 212×67 cm).

Gasparro vanta un portfolio internazionale: le sue opere infatti sono entrate in gallerie private in Francia, Inghilterra, Belgio. Ora a Roma la definitiva consacrazione. E non si ferma qui. Sta ultimando un quadro di grandi dimensioni che probabilmente verrà esposto all’ArteFiera di Bologna. E poi sta realizzando altre opere più piccole in cui, ci rivela, “ho cercato nuove soluzioni formali, studiando la luce in maniera diversa rispetto alle opere in mostra a ‘Noli me tangere’. Credo molto in queste nuove creazioni, mi auguro che possano avere la stessa fortuna”.

 

Romina Vinci

pubblicato il 25 Ottobre 2009, su America Oggi

Disponibile su: http://www.oggi7.info/2009/10/27/2494-noli-me-tangere-gasparro-tra-sacro-e-profano

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...