I soliti idioti

Stamani ho avuto l’ “onore” di incontrare uno dei tanti guru del mio mestiere.  Uno di quelli che può ancora riconoscersi nella figura mitologica del “corrispondente”   e che,  ben saldo nella sua poltrona, da  oltreoceano osserva con fare saccente l’evolversi scialbo della situazione italiana.  Tralascio il contesto nel quale è partorito l’incontro, ma non posso tralasciare le parole che lui, salito in cattedra, si è sentito di spendere nei miei riguardi.

“Se posso permettermi di  darti un consiglio – mi dice –  ti invito a cambiare mestiere”.

“Sono sei anni che mi danno questo consiglio, e puntualmente lo rispedisco al mittente”, rispondo io.

“Ma il discorso è più semplice di quel che sembra:  se tu pensi di avere una vocazione, forte come potrebbe esser quella di farsi suora, io ti dico di continuare. Ma se sei nel dubbio, se ti trovi dinanzi a un bivio beh… tieniti lontano dall’imboccare questa strada”.

“E’ come se portassi il velo da sempre”, rispondo io con voce fioca.

“Pensa però, e rifletti bene: questo presente sarà anche il tuo futuro. Non c’è rivalsa, non c’è possibilità di miglioramento. Io sono fortunato, faccio parte dell’ultima casta di privilegiati. Siamo tutelati e ce la passiamo bene. Dopo di noi però non c’è più nulla, i soldi ormai son finiti, non girano più”, conclude sentenziando.

E avrei tanto voluto sentenziare anch’io: “E certo, ve li siete mangiati tutti e continuate a farlo con disinvoltura”. Ma non l’ho fatto, e il mio silenzio forse è stato più tremendo delle sue parole.

Quell’incontro  fugace e quanto mai indesiderato, però, non è stato scevro di conseguenze. Per tutto il pomeriggio, e buona parte della serata, nella mia mente continuava a risuonare, come un ritornello martellante,  quella unica, medesima, maledetta frase: “Questo presente sarà il tuo futuro”.

Ho provato a svagarmi, ma non è servito, e neanche la magia della città eterna  ha potuto niente questa volta. Ed allora provo a rispondere  a quel guru con l’unica arma che ho a disposizione, la scrittura.

Caro guru,

ti auguro di vivere tutte le sopraffazioni, le umiliazioni, i bocconi amari che ho vissuto io, e quelli della mia “generazione di sfigati”. Ti auguro di sentirti sfinito, stremato. Ti auguro di patire e di soffrire, come un pesce intrappolato a riva,  che vede il mare ma non ha la forza per raggiungerlo,  e a cui di tanto in tanto danno una goccia, solo per aumentarne l’agonia. Ti auguro di vivere nell’attesa di quella goccia, sapendo che non sarà in grado di strapparti dalla fine che ti attende.
  

Ti auguro di toglierti un paio di zeri dal tuo reddito, ed anche la cravatta.

Ti auguro di iniziare un percorso e poi doverti fermare, e con la coda tra le gambe tornare a bussare a casa dei tuoi, perché  tu l’affitto non riesci più a pagartelo.

Ti auguro di lavorare anche diciotto ore al giorno, ma senza vedere un euro, e prenderti una pacca sulla spalla qual fosse l’unica ricompensa a te concessa. E ti auguro di andare a lavorare nei weekend, come aiuto cuoco/lavapiatti in una pizzeria. E tagliuzzarti le dita perché  tu in cucina sei sempre stato una schiappa.  Ti auguro di attaccare alle 6 di pomeriggio del sabato, e staccare alle 4 del mattino seguente, per prendere 33 euro senza mance, perché quelle spettano solo ai camerieri. Ti auguro di sopportare tutto per mettere soldi da parte per andare in America, e giungere negli States per scoprire che non sono più l’Eldorado. Ti auguro di volere al tuo fianco qualcuno che ti comprenda e riesca a starti vicino, e trovarne invece soltanto di disposti a sfruttarti approfittando della tua buona fede.

E ti auguro di fare una settimana di prova ad un call center, ovviamente non pagata, perché tu ti devi “formare”. Sentirti mandare al diavolo più e più volte per la tua invadenza, e nonostante tutto continuare a chiamare. Ti auguro di superare quel periodo di prova e firmare il tuo primo contratto a progetto, cento euro per cinque giornate di lavoro.  Ma son soldi che vedi soltanto a raggiungimento dell’obiettivo , e quando l’obiettivo equivale a realizzare cento interviste in quel lasso di tempo tu ci provi, ma di euro ne vedrai ben pochi, i colpi invece sì, quelli li riceverai a bizzeffe, e con tanto di interessi.   

E poi ti auguro di doverti aprire una Partita Iva come Libero Professionista, che ti spacciano quale l’unica soluzione possibile al tuo essere, e tu sai bene che ti danneggerà solamente, e che la  libertà è un lusso che non ti puoi concedere.

E ti auguro di doverti sempre piegare, e dire grazie. Chiudendo ogni mail con un grazie, anche se è rivolta a chi ti ha spremuto fino all’osso, per poi buttarti nel cestino.

Ma soprattutto ti auguro di  trovare la forza di andare avanti, proporre sempre nuovi progetti, la voglia di metterti in gioco per inseguire qualcosa che forse sì, dovresti iniziare a chiamare vocazione.

A quel punto, solo a quel punto, ti voglio incontrare. E lo farò in uno dei tanti momenti di fragilità che condiscono le tue giornate.

Fermarti, offrirti un caffè,  parlarti, soprattutto ascoltarti, e infine dirti: “Vai, non mollare, continua a lottare, perché il presente è una merda, ma il futuro è tutto da scrivere”.  

Distinti saluti, e a risentirci, guru.

Ciao, solito idiota.

5 thoughts on “I soliti idioti

  1. Noto che questo post risale al 24 maggio… e mi ha fatto tornare in mente l’esperienza che ho vissuto tre giorni dopo a Milano, all’ultima tappa del Giro d’Italia. Nella sala stampa stava tenendo la conferenza Michele Acquarone, l’organizzatore della corsa, e un “guru”, come lo chiami giustamente tu, ha chiesto con fare saccente al povero Acquarone: “Ne ho visti tanti di Giri, faccio questo mestiere da 30 anni, e sottolineo 30. Non è che gli italiani non salgono sul podio perché il percorso non è stato strutturato adeguatamente?”. Capisco che l’addetto stampa del Giro non ci permetta di fare domande a noi che rappresentiamo le poverissime radio locali, in fondo davanti ai quotidiani nazionali non siamo nulla. Ma se io avessi potuto controbattere, avrei fatto notare al mitico giornalista con 30 anni di esperienza che forse quest’ultima non basta: cosa può fare un organizzatore se gli italiani non vanno bene? E soprattutto, domanda ancora più cattiva: perché avere tutte le trasferte pagate per tutto il Giro d’Italia quando sul tuo quotidiano (non sportivo ma generalista) devi scrivere solo 20 righe di cronaca della corsa, senza fare interviste o altro?

  2. Cara Romina,
    sono una che il tuo mestiere ormai lo fa da più di venti anni.
    Una che – come diresti tu – ha il culo “ben saldo sulla sua poltrona” .
    Una che vede passare ‘grappoli’ di stagisti.
    E di conseguenza una che deve parlare, consigliare, in parte insegnare.
    Non dico mai “cambia mestiere”. Lo penso eccome di fronte a “giovani idioti” incapaci, viziati dai soldi di mamma e papà che hanno permesso loro di frequentare lussuose, quanto inutili e dannose, scuole di giornalismo.
    Non dico e non penso “cambia mestiere” di fronte a chi “porta il velo da sempre” (e noi vecchi ce ne accorgiamo credimi se il velo c’è).
    Non lo dico perché sarebbe un insulto.
    Ma non cerco neanche di convincere “chi ha la vocazione” che le cose potranno migliorare, che potrà un giorno, dopo lavori massacranti a due lire, ottenere l’assunzione.
    Romina, capisco la tua rabbia di fronte all’arroganza e alla saccenza dei tanti – troppi – “guru”.
    Ma tu, e molti altri come te, fate lo stesso loro errore: vi difendete con arroganza e saccenza.
    Non credere che il guru di oggi non abbia dovuto “tagliuzzarsi le dita”.
    Non siate presuntuosi tanto da pensare che nessuno in passato abbia dovuto lottare per arrivare.
    Smettetela di fare le vittime, avete ragione da vendere ad offendervi di fronte a chi vi offende denigrando il vostro lavoro e soprattutto la vostra passione.
    Ma non è così che si reagisce, non con i proclami, non attaccando a spada tratta chiunque abbia ottenuto in passato quello che voi oggi non riuscite più, purtroppo, neanche ad immaginare.
    Accanto a tanti orridi “guru”, ci sono altrettanti grandi professionisti.
    Ascoltate loro, e non li insultate se vi dicono di cambiare mestiere.

    • Cara Maria, mi spiace che da questo post tu ne abbia ricavato un atteggiamento di arroganza e saccenza da parte mia, e… che dirti, forse hai ragione, forse lo sono diventata davvero arrogante, ed anche saccente.

      Però, e questo te lo dico con voce ferma e decisa, la differenza tra i “guru” ed i “grandi professionisti” di cui tu parli è abissale, e io non mi sognerei mai di metter in dubbio quest’ultimi. Perché è ad essi che devo un ringraziamento, è grazie a loro che, oggi, sono qui.
      Osservarli, spesso di nascosto, tentando di carpirne i segreti, è stata per me la più grande palestra di vita a cui potessi aspirare. Ne ho conosciuti tanti, sono stata fortunata, e da questo punto di vista l’era del web 2.0 mi ha dato una grossa mano. Con alcuni di loro ho perso i contatti, ma con molti altri continuo ad essere presente e, soprattutto, loro continuano ad esserci per me. Tramite mail, a volte con qualche caffè fugace che riusciamo a ritagliarci tra i loro mille e uno impegni. Durante il mio ultimo viaggio ad Haiti alcuni si son prodigati di consigli, indirizzandomi su alcune possibili strade da percorrere. Rispondono alle mie proposte il 95% delle volte con un No, il 5% con un Ni, lo 0% con un Sì, ma rispondono. Ed io continuo a tentare. Nessuno mi ha mai fatto false promesse, non mi dicono di mollare, bensì di trovare qualche strada parallela da percorrere, ed io la sto cercando. Perché il tempo dei sogni è finito ormai da un po’, e la realtà è dinanzi agli occhi di tutti noi. Alcuni di loro in primis son stati colpiti e annientati da questa crisi: conosco gente,anzi colleghi con i soliti vent’anni sulle spalle di “poltrona” fissa, che han visto la loro redazione chiudere i battenti, ed ora eccoli, su piazza, a mandare curricula candidandosi per stage e tirocini, al fianco di quei “giovani” a cui tu facevi cenno e che, probabilmente, soffieranno loro il posto. Se è tosta per me reinventarmi questo mestiere, immagino quanto possa esserlo per loro.

      Però i “guru” no, non li digerisco: salgono in cattedra e sputano sentenze, trattandoti come il fanciullo fresco di laurea a cui ancora si sentono il diritto di chiedere: “Cosa vuoi fare da grande?”. No, così non va. Io grande già ci sono (aggiungerei “purtroppo”), e la mia decisione l’ho già presa anni e anni fa. E voglio continuare a portarla avanti.

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