Migranti: difficoltà e speranze dopo il sisma

Fondamentale forza lavoro nel settore industriale, molti – dopo il terremoto – sono tornati nei Paesi d’origine. Ma chi è rimasto…

In Emilia Romagna la provincia di Modena è fra le più popolate da migranti, come confermato anche quest’anno dai dati dell’Osservatorio Regionale sul Fenomeno Migratorio. I cittadini provenienti dal Nord Africa, dai paesi dell’Est o dall’Estremo Oriente rappresentano nel territorio il 12,7% della popolazione, e sono una parte fondamentale della forza lavoro del distretto industriale. Anche per loro il terremoto è stato un trauma, e ha messo in luce bisogni e difficoltà che finora non erano emersi con la stessa urgenza.

Oltre mille e cinquecento persone hanno fatto ritorno nei paesi d’origine, mentre chi è rimasto sul territorio cerca di ripartire, ma spesso si trova ad affrontare, insieme alle paure, anche la diffidenza.

Nel comune di Nonantola, 15mila abitanti e 10 km da Modena, il parco pubblico si è trasformato in una tendopoli autogestita: ci sono bengalesi, ghanesi, marocchini e tunisini, che si sono organizzati sotto gli alberi. Fra gli italiani invece non c’è nessuno che dorma qui, perché chi ha una casa con giardino ha piazzato lì la tenda o parcheggiato il camper, e resta vicino alla sua proprietà. Soprattutto in un comune che non è stato fra i più colpiti.

Nel parco intanto tutte le sere Amin e la sua numerosa famiglia srotolano tappeti e coperte sul pavimento di un gazebo di legno, che al tramonto si trasforma in una camera da letto allestita con cura per sei giorni su sette, perché il giovedì lo spazio è a disposizione del centro anziani che organizza la serata del ballo.

I figli di Amin, sei e otto anni, sembrano sereni mentre giocano fra loro, ma il padre racconta che la più piccola si rifiuta di entrare in luoghi chiusi, e fatica ancora ad addormentarsi; per questo vorrebbe farle trascorrere le vacanze in Bangladesh dai loro parenti, ma non ha i soldi per pagare il viaggio. Lavora nell’edilizia ma ora è in cassa integrazione, e spera che si possa ripartire al più presto. Invece Lahoucine, marocchino, è riuscito a far trasferire la moglie in Francia, dove vive una parte della famiglia: lei era incinta prima del terremoto, e dopo la scossa del 29 maggio ha avuto un aborto.

In altri comuni del modenese le diverse nazionalità convivono anche nei campi con le tende blu della Protezione Civile: qui l’emergenza immediata di trovare un posto letto e un pasto caldo è stata gestita rapidamente, ma col passare del tempo sono emersi altri problemi.

Cécile Kashetu Kyenge, congolese di origine e modenese di adozione, medico oculista di professione e portavoce nazionale della Rete Primo Marzo per i diritti dei migranti, non si è accontentata di denunciare una situazione di difficoltà che tante persone stanno vivendo.

“Quando ho capito che non esistevano stime ufficiali di quanti fossero i migranti sfollati e che provenienza avessero – racconta – ho deciso di fare il giro delle tendopoli e cominciare un censimento”. E’ stata a Mirandola, Cavezzo, Concordia, Finale Emilia, e ha scoperto che molti dei problemi non sono nati col terremoto ma le scosse li hanno solo fatti emergere.

Uno di questi riguarda le politiche abitative: “le case più vecchie e in peggiori condizioni sono spesso affittate a cittadini stranieri – dice Cécile – ed è per questo che interi condomini di tutte le nazionalità sono rimasti senza un tetto sicuro”.

Come se non bastasse spesso si verificano anche problemi di comunicazione con le proprie ambasciate e consolati. “Neanche loro sanno esattamente quanti siano gli sfollati, senza contare le persone che magari non avevano il permesso di soggiorno e che non risultano in nessun elenco – continua Cécile – e spesso abbiamo sfiorato il paradosso, come con il consolato del Senegal, a cui è stata chiesta una mano per far rientrare nel paese donne e bambini, e la risposta è stata l’invio di pacchi di riso”.

Non meno importante è l’aspetto psicologico legato al terremoto, per questo gli studenti universitari della comunità camerunense che vivono a Modena hanno chiesto il supporto di una psicologa per affrontare gli esami della sessione estiva. Il percorso verso il loro futuro ricomincia anche da qui.


Ilaria Romano e Romina Vinci

(testo)

Stephanie Gengotti

(foto)

Pubblicato sul numero di Luglio-Agosto del mensile 50&Più

Disponibile in versione pdf:Terremoto_Emilia

 

PUNTATE PRECEDENTI

Per leggere la prima puntata: https://rominavinci.wordpress.com/2012/07/06/una-scossa-al-terremoto-lemilia-vuole-ripartire/

2 thoughts on “Migranti: difficoltà e speranze dopo il sisma

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