Il comune di Mirandola: tra interventi e sopralluoghi

Giulio Pinna: “Io volontario tra gli sfollati di Mirandola”

Secondo i dati diffusi dalla Provincia, nel modenese sono 8mila 739 i cittadini sfollati, ospitati nei 28 campi o nelle 21 strutture allestite dai comuni in palestre, scuole e biblioteche. Superata l’emergenza dei primi giorni, di dover garantire un posto letto e un pasto caldo, la questione più stringente resta il controllo delle case che, come per i siti industriali, devono superare i controlli post terremoto per avere l’agibilità, in modo che le famiglie possano tornare a viverci.

Giulio Pinna è un geometra libero professionista della provincia di Modena e da ormai un mese sta lavorando come volontario presso l’Ufficio Tecnico e Urbanistico di Mirandola,  24mila abitanti, fra i comuni della Bassa più colpiti dal sisma. Qui il sindaco ha dovuto cercare anche una nuova sede per il municipio, dopo i danni causati dalle scosse.

“Tutto è cominciato il 27 maggio con una riunione straordinaria della Protezione Civile – racconta Pinna – che doveva servire a pianificare i sopralluoghi, ma la scossa del 29 ha azzerato di nuovo l’organizzazione del lavoro. Al mio arrivo a Mirandola le richieste di sopralluogo erano state suddivise in base alle zone e alle strade del paese. Per ogni isolato si concordava l’intervento con i Vigili del Fuoco. Solo nella prima settimana sono arrivate 5mila e 500 richieste dei cittadini”.

Con quale criterio viene assegnata la precedenza negli interventi?

Prima che ci fosse il secondo episodio sismico, il 29 maggio, si era deciso di dare la precedenza alla zona produttiva, e dunque ai capannoni e alle strutture industriali, per consentire al settore economico di accelerare la ripresa. Dopo invece si è deciso di procedere con i sopralluoghi residenziali, perché tutti i certificati di agibilità che erano stati rilasciati la settimana prima per riprendere il lavoro erano stati superati dagli eventi.

In molti casi i cittadini si sono comunque sentiti abbandonati: c’è qualcosa che non ha funzionato?

E’ vero, a volte la gente si è arrabbiata, e lo è ancora. Ma di fatto su Mirandola operano 15 squadre di tecnici e giornalmente riescono a fare una decina di sopralluoghi, se si tratta di certificare case singole, mentre il processo è più veloce se si ispezionano condomini. Il problema non è se si possa o meno essere più veloci, ma il fatto che da ogni verifica si apre un dossier che poi deve essere compilato negli Uffici Tecnici per far partire gli interventi. E sarebbe inutile fare i controlli per poi accumulare le pratiche senza la possibilità di gestirle di pari passo. Comunque, per tranquillizzare la gente e permettergli di ripartire, bisognerebbe garantire davvero l’assistenza economica per rimettere in sesto le attività, in agevolazioni reali sul pagamento delle tasse o dei mutui su case che non ci sono più.

In tanti però non avevano la consapevolezza che la zona fosse sismica, e anche per questo il trauma è stato ancora più forte.

Questa è una pianura alluvionale con fondo sabbioso, fra l’Appennino e le Alpi, e la sua conformazione la rende sismica.  Basti pensare al fenomeno della liquefazione che si è verificato ad esempio a San Carlo, frazione di Sant’Agostino, nel ferrarese: il cedimento del terreno è visibile nei campi di mais ed ha una larghezza di quattro, cinque metri, con fenditure profonde fino a due metri. Quello che forse è mancato è stata l’educazione alla prevenzione, in “tempi non sospetti”.


Ilaria Romano e Romina Vinci

(testo)

Stephanie Gengotti

(foto)

Pubblicato sul numero di Luglio-Agosto del mensile 50&Più

Disponibile in versione pdf:Terremoto_Emilia

PUNTATE PRECEDENTI

Per leggere la prima puntata: https://rominavinci.wordpress.com/2012/07/06/una-scossa-al-terremoto-lemilia-vuole-ripartire/

Per leggere la seconda puntata: https://rominavinci.wordpress.com/2012/07/07/migranti-difficolta-e-speranze-dopo-il-sisma/

 

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