AMARCORD – Oriana vs Morte

Era il 15 Settembre 2006. Avevo appena iniziato ad affacciarmi a questa professione. Di lì a qualche giorno sarebbe uscito il mio primo articolo, pubblicato sulle pagine de Il Corriere Laziale. La notizia della morte di Oriana Fallaci mi è giunta così, improvvisa. Un tonfo al cuore. Lei è uscita dalla porta principale mentre io bussavo a quella di servizio  per entrare. Non mi ha aspettato, non ci siamo incrociate.  Qualche giorno fa ho ritrovato queste righe, non è un articolo, non un’analisi, non saprei definirne la natura. Le ripropongo così, senza ambizione alcuna. In omaggio ad un ricordo. Ad una fine. Ad un inizio. 

Ci è riuscita.
Alla fine ha vinto lei.
Quella Morte che tanto l’ha perseguitata,
quella Morte che mai è riuscita a possederla,
quella Morte che lei conosceva molto bene perché ha accompagnato la sua esistenza ecco,
ora è riuscita a mettere la parola fine alla sua vita.

L’ha vista in faccia, Oriana, la Morte, quando appena adolescente combatteva tra le fila della Resistenza fiorentina.
L’ha vista in faccia, Oriana, quando ha trascorso un anno sul fronte vietnamita, allarmata dai vietcong.
L’ha annusata, Oriana, quando nel 68 si trovava a Città del Messico, sul luogo del massacro di Plaza Tlatelolco, dove è rimasta gravemente ferita.
Le ha levato una parte della sua anima, la Morte, quando nel 78 le ha portato via il suo uomo, il grande amore Alekos Panagulis, impegnato nella lotta contro la dittatura dei Colonnelli in Grecia.
Ha avuto la meglio anche sulla sua maternità, la Morte,
negandole la gioia più grande che può avere una donna,
come si legge in quel capolavoro di Lettera a un bambino mai nato.

Ma Lei, Oriana, è sempre riuscita a tenerle testa, cicatrizzando le ferite e andando avanti, sempre e comunque, nella sua lotta.
Una lotta contro la sua grande nemica,
quella Morte che ora vedeva incarnata nel Terrorismo islamico.
Una lotta contro quella religione che semina odio al posto di amore e schiavitù al posto di libertà.
Una lotta contro i politici occidentali, colpevoli a suo parere di assistere inermi alla nascita di Eurabia.
Lei che non ha voluto niente a che fare con la politica italiana,
Lei che ha scelto di vivere lontano da tutte quelle chiacchiere,
quei volta faccia, quei cambi di fronte,
rifugiandosi nel suo appartamento di Manatthan,
si è trovata per l’ennesima volta, e senza volerlo, sul fronte.

Quell’11 Settembre si trovava lì, a lanciare il suo grido di rabbia e di orgoglio vedendo l’aereo bianco infilarsi nella seconda Torre come un coltello che si infila dentro un panetto di burro.
Stava lì ed è da lì che ha condotto la sua ennesima battaglia,
contro le ideologie, contro il terrorismo, il fanatismo, l’estremismo islamico, contro questa ennesima guerra santa che ha inaugurato nel peggiore dei modi l’inizio del nuovo millennio.

Se ne è andata da sola,
senza far scalpore,
senza dir niente a nessuno.
Eppure non ha mai negato la sua malattia,
ha sempre parlato di quell’Alieno che la logorava piano piano.
L’hanno ammirata, invidiata, criticata, perseguitata, insultata,
hanno deriso Lei usando la sua malattia,
e Lei sempre lì, impeccabile, nel suo esilio, dal quale ha lanciato poche risposte,
invettive che però hanno fatto terra bruciata intorno.

E ora?

Cosa resta ora?

Una promozione a senatore a vita che mai avverrà.

Un fiorino che Zeffirelli porrà sulla sua tomba.

Uno, due, dieci, cento riconoscimenti alla sua carriera di scrittrice e giornalista.

… in ogni caso poco, troppo poco.

Ciao ORIANA

 

 

Romina

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