LE MACERIE DI HAITI – Buona la prima

Le macerie di Haiti - BUONA LA PRIMAEra la mia prima presentazione di un libro al quale tengo in maniera viscerale. Era un evento pubblico, quelli nei quali tu ti devi mettere in cattedra, e scoprirti, raccontarti, sottoporti al giudizio altrui.  La tensione era lampante, a farne le spese  nei giorni precedenti – al solito – chi mi sta intorno.

Disdette dell’ultimo minuto, quel video di Fabrizio che ho visto soltanto stamani, alle 6, quando è suonata la sveglia. Il treno in ritardo, e corri cambia binario per prendere quello che sta per arrivare, sperando di guadagnare quel quarto d’ora di vitale importanza. Arriva al terzo piano. No torna giù, la sala è al primo piano. Eccola, bella, grande. Ok, ma dov’è il proiettore? Non lo vedo. Sì sì è in alto, tranquilla, mi dice Samantha. Però non funziona il collegamento con il pc. Chiama il tecnico al terzo piano. Lui scende. Il cavo è rotto. Vado a prendere il cacciavite. Ok risolto, si vede. Non c’è la connessione a internet. C’è wifi, digita la password di trentadue cifre. Mi chiede ancora la chiave di sicurezza, qualcosa è andato storto. Ok fa nulla, andiamo avanti senza l’ausilio del web, si parte.

Qualcuno di importante ieri sera, mi ha detto di stare tranquilla, e mi ha dato un solo consiglio: “Prova a parlare con il cuore”.  Ci ho provato. Non so se ci sono riuscita, ma gli occhi lucidi che ho intravisto nel mentre e al termine del tutto mi fanno pensare che – forse – sono sulla buona strada.

Non c’erano tante persone stamani. Molte meno di quelle che mi immaginavo a dire il vero. “Però ci sono le persone importanti, stai qui per loro, pensa soltanto a loro”, mi hai detto tu per tranquillizzarmi, a cinque minuti dall’inizio della presentazione. Ancora una volta hai saputo far leva sulle corde giuste. Avevi ragione.

La presentazione è corsa via con naturalezza. E lo dico ora, quando ancora non ho visto né video né foto. Perché so che i fatti racconteranno il contrario. Una voce spezzata dall’emozione, uno sguardo che non riesce a sostenere la platea, un vorticoso toccarsi il volto, come per dare un po’ di frescura ad un viso in ebollizione. Non importa.

Colgo l’attimo, mi godo questo presente e voglio farlo insieme a voi, che mi siete stati vicino quest’oggi, e che mi avete mostrato, per l’ennesima volta, la vostra stima e il vostro affetto.

E lo farò citandovi per nome e cognome, bando alla privacy.

Grazie allora a Nadia Angelucci una presentatrice semplicemente eccezionale. Difficile per me immaginare una persona più in gamba, al mio fianco, in quel momento. Ha fornito una visione limpida, esaustiva e dettagliata del libro, mostrandolo nelle sue varie sfaccettature. Erano molte, e lei è riuscita a coglierle. Ho ammirato la sua eloquenza. Non ho mai dubitato sulla sua competenza, ma l’umanità che ha mostrato nei miei confronti beh…quella sì che è stata un’ulteriore grande scoperta. Perché Nadia mi ha messo a mio agio, dal primo all’ultimo minuto. E lo ha fatto con la calma e pacatezza che contraddistingue i grandi professionisti, e non solo di questo mestiere.

Grazie a Carmen Maffione, per sedere alla mia sinistra. Averla al mio fianco e sentirla lì vicino era per me un grande sostegno. Carmen non si è tirata indietro, ed ha accolto la mia richiesta di dare voce alle pagine del libro senza far una piega.  Ha interpretato il mio brano magnificamente, sono stata onorata del fatto che abbia vestito i panni dell’ “attrice”, quest’oggi, e che lo abbia fatto per me.

Grazie ad Enrico Pittari, che – lo ribadisco  – ha creduto in questo libro già prima che vedesse luce. Enrico con la sua voce è in grado di scatenare magie, ammaliare, di trasportare l’uditore verso mete sconosciute. Ed oggi lo ha fatto.  Mi fido ciecamente di lui, e so che riusciremo a portare a termine quel progetto che è nato dal nulla, o dal di dentro forse, partorito passeggiando senza meta e senza un perché, mentre assaporavamo gli accenni della primavera romana.

Grazie a Ilaria Romano, con cui da più di due anni ormai è nata un’amicizia, una collaborazione  professionale che va oltre tutto e tutti. Perché è condivisione, pura e semplice.  Ilaria c’è sempre, e c’era anche oggi.

Grazie a Pierluigi Grimaldi, che è riuscito ad esserci, e si è prodigato anche nel fare le foto,  Ha preso a cuore questo progetto, e continuerà a farlo. Pierluigi è un ponte tra passato e presente, tra un percorso di vita che sento lontano, e che in realtà è vicino. Pierluigi è il tempo che si azzera.

Grazie al direttore di Stampa Romana, Beatrice Curci, per aver messo a disposizione la sede della sua struttura. Oggi era una giornata molto concitata per il nostro mestiere, perché la saga sull’Equo Compenso stava finalmente trovando la sua degna conclusione. E nonostante tutto lei è riuscita ad intervenire, ed a spendere belle parole sul libro.

Grazie a Roberto Di Palma, il mio cugino “acquisito”. Nonostante  i percorsi di vita abbiano diversificato le nostre strade lui c’è. Ha preso a cuore il libro e tutto l’entourage che lo circonda, ed io gliene sono grata. E’ stato bello rivederlo oggi.

Grazie a Giorgia Tarquini, mia cugina “di carne”, che ha sfidato la frenesia dell’orologio pur di esser presente. Quando lei ha fatto il suo ingresso in sala io ho detto: “Ok, ora possiamo iniziare!”.

Grazie ad Alessandro Giuseppe D’Aiola, che nelle occasioni importanti mi dimostra sempre il suo sostegno. Lo fece due anni fa, quando presentavo un libro al quale non avevo dato neanche il nome. Lo ha fatto anche oggi, e gliene sono grata.

Grazie a Sabrina Agasucci che è arrivata correndo, è andata via correndo. Ha sfidato il tempo e il traffico capitolino pur di prendere una copia del libro, ritagliandosi una pausa dal lavoro che non le era concessa.

Grazie a Emanuela Pendola: aveva detto che sarebbe venuta ed ha mantenuto la promessa. In passato ci ha  accomunato il medesimo percorso universitario, ed ora ci ritroviamo catapultate entrambe in un mondo, quello del giornalismo, al quale siamo approdate con due percorsi diversi. Vederla quest’oggi prendere la parola, mi ha inorgoglito. Per me, per lei, e per quel gruppo di colleghi della fatidica annata di Scienze Umanistiche. Nessuno di noi ha intenzione di gettare la spugna, e non lo faremo mai.

Grazie a Francesca Straccamore, che io definisco lo zoccolo duro. Un’amicizia quasi ventennale ci lega: unica, solida, salda. Perché ci si perde di vista, si scivola su tappe salienti, però nei momenti che contano quell’ “esserci” diventa di vitale importanza, in grado di appannare il tempo perso.

Grazie ad Antonella D’Angelo e ad Eleonora Pochi:ci siamo conosciute in una circostanza a dir poco paradossale, in un contesto lavorativo che di lavorativo aveva ben poco. Ma tornerei indietro, e riaccetterei quell’incarico, per il solo piacere di ritrovare di nuovo loro. E’ stato bello vederle oggi, arrivare in ritardo, prima l’una e poi l’altra, e mostrare entusiasmo per la mia piccola opera.

Grazie alle ragazze dell’Erudita Editrice che hanno creduto in questo libro e in ogni occasione mi mostrano la loro vicinanza. Pure oggi ho compiuto l’ennesima gaffe e non ho ricordato l’appuntamento con l’imminente fiera Più libri più liberi, e non me ne hanno fatta una colpa. Cercherò di rimediare domani, promesso.

Grazie a Noemi Vinci, che si era autoeletta cameraman d’occasione, ed invece si è trovata a sua insaputa nel tavolo dei relatori.

Grazie a mamma, a zia Pina e zio Luigi, seduti lì, in seconda fila. Di tanto in tanto li guardavo, e provavo ad immaginare quali potessero essere i loro pensieri, in quel preciso frangente. Non lo saprò mai forse, ed è bene così.

E grazie anche a lui, Camillo Vinci, alias papà, seppur – aggiungo – non se lo meriterebbe. Perché è riuscito a mettermi in difficoltà prendendo la parola per fare la fatidica domanda: “Ma il Vaticano in tutto ciò cosa fa?”. Caro il mio papà, la prossima volta te ne resti a casa. Parola di tua figlia!

6 thoughts on “LE MACERIE DI HAITI – Buona la prima

  1. Pingback: Haiti, gli aiuti internazionali e le macerie - Latino America Express - ComUnità - l'Unità

  2. Cara Romina, grazie per le belle parole ma, come continuo a riperterti da qualche giorno, il merito è tutto tuo che hai scritto il libro… un caro abbraccio

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