Volti e non volti dell’Afghanistan

Viaggio tra le tragedie e le storie di emancipazione delle donne di Herat. Alla ricerca di una verità che spesso è racchiusa in uno sguardo

VOLTI E NON VOLTI DELL'AFGHANISTAN

DIRITTI DELLE DONNE

Si chiamano Larisa, Yasamin, Maria, Somia, Basira. Sono donne. A dividerle una diversa estrazione sociale, ad accomunarle il velo. Un velo che cela, e allo stesso tempo rivela.
Cela una femminilità che non è dato mostrare, e una fisicità intrappolata sotto abiti lunghi e larghi, che servono per occultare le proprie forme. Rivela l’inquietudine di chi inizia a prendere consapevolezza dei propri diritti, di chi vorrebbe urlare e ribadire la propria presenza, pur rimanendo fedele a una religione che supera tutto e tutti.

Sono donne e vivono ad Herat, in quell’Afghanistan che da undici anni è sotto lo spettro della comunità internazionale, ma che dal 2014 tornerà a camminare con i propri piedi.  O almeno così dicono. Avvicinarle non è semplice, ma quando vi si riesce quello scudo che frappongono con gli altri tutto d’un tratto cade.

A poco a poco il velo che copre inizia a scoprire. Racconta storie tragiche, di donne finite in carcere perché ree di esser fuggite a maltrattamenti, di aver detto no a matrimoni imposti. Donne colpevoli di non voler esser usate come merce di scambio per placare liti tra famiglie. Donne per cui il carcere uguale libertà, e il fuori uguale prigione. Ma ci sono anche casi esemplari, di donne che hanno conquistato importanti cariche istituzionali e che oggi combattono in prima linea contro un modus vivendi fatto di privazioni.

Viaggio tra i volti e non volti dell’Afghanistan, alla ricerca di una verità spesso racchiusa in uno sguardo.

01 -BAD THING

 

Bad thing

In Afghanistan le ragazze non possono avere un fidanzato. «È una cosa brutta» – sussurra Larisa – «sono le nostre famiglie  a scegliere chi dobbiamo sposare». Ha ventidue anni Larisa,  e vuole fare la giornalista.

 

 

02 - GREEN COUNTRY

 

 

Green Country

Yasamin è scappata in Iran durante la dittatura dei talebani. È tornata ad Herat nel 2001. È un’insegnante, ha un figlio di tre anni, Yasen, per lui sogna un futuro in un “green country”.

 

 

03 - MY DREAM

 

My dream

Figlia di due insegnanti universitari, la ventunenne Marjila frequenta la facoltà di biologia. Vuole fare un master in Germania o negli Usa, e coltiva un sogno: «Girare il mondo, ma tornando sempre nel mio Paese, è qui che voglio vivere».

 

 

 

04 - LA GIUDICE

 

La giudice
Più volte minacciata di morte, vive sotto scorta, lontana dalla sua famiglia. Maria Bashir è procuratore capo di Herat: «In dieci anni abbiamo fatto grandi passi in avanti» – dice – «ma la strada è ancora lunga».

 

05- MAHBOOBA JAMSHIDI

Mahbooba Jamshidi

Da tre mesi è a capo del Dipartimento degli Affari Femminili di Herat. «Nella costituzione il posto della donna è chiaro, ma non basta» – afferma – «i casi di sopraffazione sono numerosi, soprattutto le violenze domestiche».

 

 

06 - AFFARI SOCIALIAffari sociali – «Le donne stanno pagando il prezzo più alto. La maggior parte non può lavorare fuori casa»: ad affermarlo è Basira Mohmmadi. Il Dipartimento degli Affari Sociali, di cui è a capo, si occupa anche degli orfani. Non esiste, ad Herat, un sistema delle adozioni internazionali.

 

07 - WOMAN SOCIAL CENTERWoman Social Center – Uno spazio unicamente per le donne: sorge poco fuori dallo “scudo” del centro di Herat. Costruito anche grazie al supporto dell’Italia, è un piccolo centro commerciale in cui si possono acquistare spezie, vestiti, bijoux, tessuti, scarpe. A gestirlo e a lavorarvi sono soltanto quote rosa.

 

08 - RADIO SHAHRZAD

 

Radio Shahrzad  

Prende il nome dall’eroina de Le mille e una notte ed è la prima emittente radiofonica interamente gestita da donne. A dirigerla è Somia Ramish: «Riceviamo molte telefonate di protesta dagli uomini, ma non ci facciamo intimorire ed andiamo avanti, in nome dell’uguaglianza».

 

 

09 - KHIMAR

Khimar

È una parola araba che significa “copertura”. È un lungo velo nero o con motivi floreali dalle scure tonalità, che avvolge la donna da capo a piedi, lasciandone scoperto solo il volto.

 

Baad10 - BAAD

È un’usanza praticata in alcune regioni dell’Afghanistan: prevede che la donna venga usata come merce di scambio per regolare dispute tra famiglie. La donna che si oppone ad andare “in prestito” a un uomo, rischia il carcere o, peggio, la morte.

 

11 - DENTRO O FUORIIl peso del velo 

I diritti femminili sono molto limitati in Afghanistan. Malgrado i progressi avuti con la fine della dittatura dei talebani, la resistenza e la presa di coscienza delle donne afgane è ancora troppo flebile.

 

12 - IL PESO DEL VELODentro o fuori – Il carcere femminile di Herat è stato realizzato con i fondi del Ministero della Difesa Italiano e dell’Ue grazie al Provincial Reconstruction Team (PRT) italiano. Ospita 137 detenute. Più che un carcere sembra una comunità di recupero: le donne qui dentro imparano a leggere e scrivere, studiano inglese e informatica, apprendono a tessere, a cucire vestiti e a fare ricami.

 

13 - TAPPETI SOLIDALI

 

Tappeti solidali

Qualche mese fa a Camp Arena i militari italiani (cellula Cimic) hanno organizzato una mostra-mercato dei tappeti realizzati dalle detenute. Il 40% dell’incasso è stato devoluto direttamente alle carcerate, il restante finalizzato al mantenimento della struttura detentiva.

 

 

14 - L'ACCUSA DI ZINAL’accusa di “zina”È quella dei rapporti sessuali fuori dal matrimonio (pre o extra). La provincia di Herat detiene la palma d’oro di questo “reato”: su 172 casi in tutto il Paese, 101 “colpevoli” sono ad Herat. Colpevoli di adulterio. I dati sono forniti dal Ministero degli Interni afgano.

 

15 - CARA LIBERTA'

 

“Cara” libertà

Molte detenute temono il momento in cui dovranno uscire di prigione. La maggior parte è finita in carcere per scontare pene minori: esser scappate di casa per mettere fine a violenze domestiche, ad esempio, o aver detto no ad un matrimonio combinato.

 

 

Romina Vinci  (foto e testi)

Photogallery pubblicata il 7 Dicembre 2012, su Style.it

Disponibile su: http://www.style.it/news/dal-mondo/2012/12/07/volti-e-non-volti-dell-afghanistan.aspx#–Gallery_80463

 

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