AFGHANISTAN, il peso del passato afgano nei ricordi dell’architetto Andrea Bruno (4° PARTE)

Cinquant’anni della sua vita dedicati a questa terra in cui ha studiato, progettato, preservato. Più che mai convinto che “solo conservando si salvi il passato e si prepari il futuro”

minareti

Correva il mese di marzo dell’anno 2001. Sei mesi dopo l’attacco alle Torri Gemelle avrebbe inaugurato nel più triste dei modi il terzo millennio, e aperto una pagina nuova e cruenta della storia recente.  Il mondo intero si sarebbe trovato di fronte alla figura di Osama Bin Laden, per rendersi  improvvisamente conto fino a che punto il fanatismo religioso fosse capace di spingersi. A inizio marzo però l’integralismo dei talebani aveva già espresso la sua ferocia: i Buddha di Bamiyan, il monumento più maestoso dell’Afghanistan, vennero bombardati per due giorni di fila fino a venir ridotti in macerie.  Erano due enormi statue scolpite nelle pareti di roccia, abbattute  dal fervore religioso dei talebani  poiché considerate lontane dai precetti del Corano.

“Non è distruggendo un simbolo religioso che si distrugge il suo pensiero”, ribadisce con forza  l’architetto torinese Andrea Bruno, consulente dell’UNESCO per l’Afghanistan. Chissà quante volte, nel corso della sua carriera, avrà ripetuto questa frase. Ottantadue anni ben tenuti, cinquanta dei quali passati a  far da ponte con l’Afghanistan per studiare, progettare, restaurare e conservare. In mezzo secolo ha promosso l’inventario dei monumenti del Paese.Erano gli albori degli anni ‘60, il giovane Bruno era fresco di laurea  quando ha iniziato a dedicarsi al consolidamento della parete dei Buddha di Bamyan. Ancora oggi, a distanza di dieci anni dalla distruzione, l’architetto soffre nel rivedere le immagini di quelle statue in balia delle fiamme, come chi ha perso una cosa cara e preziosa, a cui ha dedicato parte della propria vita.

Andrea Bruno architettoMa lui ha anche restaurato il bazaar coperto di Kabul, dove ha progettato anche l’Ambasciata Italiana.  Nel 1978 ha avviato il consolidamento del minareto di Jam (terminato nel 2006), opera eccezionale che si trova nella regione di Herat. Ha riportato al suo splendore la Qala-I-Ikhtiyaruddin, la Cittadella di Herat che risale al XIV secolo, oggi interamente recuperata come museo.

E’ tornato a parlare del suo Afghanistan, e lo ha fatto proprio nel cuore di Herat, la sua Herat, all’interno dell’università che oggi ospita più di diecimila iscritti, molti dei quali donne. Ed è a loro, agli studenti afgani, che l’architetto Bruno ha indirizzato la lectio magistralis Perché e per chi conservare. “La conoscenza delle vostre ricchezze archeologiche e culturali è indispensabile per poterle proteggere – ha ribadito a gran voce alla sua platea – ed è soltanto conservando che si salva il passato e si prepara il futuro”.  Un processo di presa di conoscenza e di rafforzamento dell’identità nazionale che ha visto anche l’impegno delle forze militari italiane, protagoniste di alcuni progetti specifici nel settore della comunicazione culturale come, da ultimo, la realizzazione e distribuzione  in tutte le scuole della città del libro “Made in Herat” in doppia lingua (dari ed inglese) che ben illustra i monumenti dell’Afghanistan occidentale.  “Perché rafforzare la memoria storica  porta ad avere rispetto del patrimonio artistico culturale – ha dichiarato il capitano Elena Croci, ufficiale della Riserva selezionata dell’Esercito –  ed è soltanto conoscendo la storia che le giovani generazioni  possono trovare  l’entusiasmo per preservare e rafforzare il proprio futuro”.

Ilaria Romano e Romina Vinci

(testo e foto)

Pubblicato sul numero di Dicembre 2012 del mensile 50&Più.

Disponibile in pdf: Afghanistan, transizione in corso

La terza puntata del reportage è disponibile su:

https://rominavinci.wordpress.com/2012/12/26/afghanistan-la-conquista-di-un-futuro-in-una-societa-tradizionale-3-parte/

La seconda puntata del reportage è disponibile su: https://rominavinci.wordpress.com/2012/12/20/afghanistan-alla-scoperta-dei-villaggi-il-radicalismo-delle-tribu/

La prima puntata del reportage è disponibile su: https://rominavinci.wordpress.com/2012/12/19/afghanistan-transizione-in-corso/

One thought on “AFGHANISTAN, il peso del passato afgano nei ricordi dell’architetto Andrea Bruno (4° PARTE)

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