ATTRAVERSO LA SCUOLA PASSA IL NOSTRO FUTURO – Intervista a Tullio De Mauro

«Sarà bene che la politica si renda conto che esiste una solida correlazione tra sviluppo dei livelli d’istruzione e sviluppo complessivo della società: Tullio De Mauro ha le idee molto chiare su ciò che potrebbe aiutare il nostro Paese ad uscire dalla crisi. L’istruzione e più alti livelli di sviluppo intellettuale»

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Linguista di fama internazionale, autore di studi tradotti in molte lingue, detentore di onorificenze e prestigiosi riconoscimenti (l’ultimo, come Accademico dei Lincei, risale a qualche settimana fa, ndr.). E’ stato anche Ministro dell’Istruzione sotto il governo di Giuliano Amato (2000-2001).

Layout 1Tullio De Mauro, classe 1932 è, ancor oggi, uno dei profili intellettuali più interessanti offerti dal panorama italiano.  Ed è proprio a lui che abbiamo deciso di rivolgerci per commentare i risultati della nostra indagine.  Chiamato ad analizzare i dati emersi dallo studio, l’ex Ministro tende la mano ai giovani e lancia un monito ai politici, richiamandoli sulla centralità di formazione, innovazione e sviluppo: una triade indispensabile se si vuole invertire la rotta per uscire dalla fase di stasi che vede l’Italia soccombere.

Professor De Mauro, tra crisi economica, partitica e di valori, come si vive in Italia oggi?

Per quanto concerne gli aspetti pubblici viviamo tutti abbastanza male, quale che sia l’orientamento politico. Lo si comprende guardando la disaffezione alle elezioni che invece sono un punto di forza della democrazia italiana. Per quanto riguarda la vita privata, chi appartiene alla classe alta di redditi se la passa non malissimo, in realtà, rispetto ad altri paesi europei. Chi non vi appartiene, al contrario, è vittima della crisi economica, della mancanza di prospettive e di sviluppo.Layout 1

“Alle prossime elezioni Lei si recherà a votare?”  Il 63% degli intervistati risponde di sì, ed il picco dei consensi si registra nel Centro, con il 69%. L’effetto Fiorito/Polverini è ancora forte, ma quest’alta percentuale implica un intervento diretto, e non rassegnazione. E’ così?
Layout 1Leggo questo dato come un tentativo di vincere la rassegnazione che però è molto diffusa. Rassegnazione anche di fronte ai partiti per cui si andrà a votare.

Al contrario, il culmine dell’astensionismo si registra nel Sud e nelle isole, con il 20%.  Il Mezzogiorno continua a rappresentare un problema, oggi, per l’Italia?

E’ l’Italia che rappresenta un problema per il Mezzogiorno.

Governo dei tecnici vs Governo dei politici. L’austerity di Monti non paga: il 44,2% degli italiani auspica un ritorno dei politici, come interpreta questo dato?Layout 1

Forse con la percezione che i cosiddetti tecnici sono stati scelti dai politici, e sono molto legati ad orientamenti precostituiti, persino più di quelli che vengono dai partiti. Quindi non c’è una grande fiducia. E’ per questo che buona parte della popolazione preferisce le elezioni e le iscrizioni a questo o a quel partito, visto che i rappresentanti politici,  bene o male, dovrebbero esprimere un orientamento diffuso nella società.

Nel corso della sua carriera Lei si è dedicato a portare in auge il concetto della cosiddetta “educazione linguistica”, ed è stato anche Ministro dell’Istruzione. Qual è la condizione in cui versa la scuola italiana oggi?

Layout 1La condizione è molto grave, abbiamo un personale invecchiato perché negli ultimi trenta anni ci son stati soltanto due concorsi per l’ammissione  all’insegnamento. Ciò ha provocato un invecchiamento progressivo e la creazione di una massa enorme di precari, appesi di anno in anno ad un filo di rinnovi e non rinnovi. Ci sono strutture edilizie datate e insoddisfacenti prima e tanto più dopo terremoti, alluvioni e calamità varie. Edifici scolastici in stato di dissesto e semiabbandono. Abbiamo una scuola elementare che ha funzionato bene, fino allo scorso anno in termini di bontà di risultati risultando, dalle indagini internazionali, ai primissimi posti nel mondo.  Non così le superiori, che non sono mai state le scuole di secondo grado, perché il sistema non ha mai subito una riorganizzazione, come abbiamo chiesto e si chiede dagli anni Sessanta del Novecento. E quindi con contenuti vecchi, approcci vecchi rispetto al lavoro che la secondaria superiore dovrebbe svolgere.

Capitolo università: è da qui che dovrebbe iniziare la risalita, ed invece i tagli sono avvenuti con l’accetta nel corso degli ultimi anni…Layout 1

Purtroppo è vero, l’università  si trova in una condizione anche più drammatica, dal punto di vista della sopravvivenza, rispetto alla scuola media, superiore ed elementare. E ancora peggio si trovano gli enti di ricerca.

Come si migliora il servizio per diventare competitivi anche sul piano internazionale?

Le forze politiche devono rendersi conto che esiste una correlazione tra sviluppo dei livelli di istruzione e sviluppo complessivo della società. Questa correlazione c’è, ed è forte. E’ in gioco l’intero bilancio dello Stato: bisogna investire seriamente in scuola, università e ricerca. Ricordiamolo: senza formazione, non c’è innovazione e senza innovazione non c’è sviluppo.  La nostra nazione è priva di una politica che incida positivamente su innovazione e sviluppo, cosa di cui godono, per loro fortuna, gli altri paesi europei e gli Stati Uniti. Ma anche i paesi latino-americani,  dal Venezuela al Brasile.

Qual è, dunque, la ricetta per uscire dalla crisi?

Anzitutto cominciare a capire l’importanza di settori quali scuola ericerca. E poi passare alla politica del fare, e quindi ad investire. In Italia, ad esempio, manca  un sistema nazionale di educazione agli adulti che fronteggi i rischi di regressione, una volta usciti da scuola.

Layout 1Sta parlando del cosiddetto “analfabetismo di ritorno”? 

Esatto. E’ stato dimostrato che in età adulta, se le competenze acquisite a scuola non si esercitano per ragioni professionali, si regredisce di almeno cinque anni rispetto ai livelli massimi raggiunti. In altri termini: abbiamo studiato matematica fino all’ultimo anno delle superiori? Se non siamo economisti, cassieri, o un qualsiasi mestiere che ci dia motivo di esercitare la matematica, in età adulta, dopo qualche anno, torniamo indietro di cinque anni, cioè ci ricordiamo non quello che abbiamo studiato all’ultimo anno delle superiori, ma sì e no quello che abbiamo imparato nella scuola media inferiore o addirittura alle elementari. Sono state condotte importanti indagini internazionali sui livelli di alfabetizzazione della popolazione adulta. Da esse è emerso che la situazione italiana è molto grave: c’è una massa enorme di veri e propri analfabeti o di popolazione  a rischio di analfabetismo.

Si spieghi meglio.

Layout 1Il 5% degli adulti in età di lavoro (tra i 16 e i 65 anni, ndr.) non è in grado di leggere e scrivere, né di decifrare una lettera o un numero. Si aggiunge a questo un 33% di persone che riconoscono e distinguono il valore di una lettera o di una cifra rispetto all’altra, ma poi non sono in grado di leggere neanche una breve frase. Siamo quindi quasi al 40% della popolazione in condizione di analfabetismo. Questo incide enormemente su tutta la nostra vita sociale, e pesa notevolmente sull’andamento scolastico dei ragazzini che vengono da famiglie con simili livelli culturali.Per ovviare a ciò è necessario un intervento specifico di cui, però, non v’è traccia.

“Verso i giovani e i lavoratori”: è a loro che dovrebbero essere attuate le misure più urgenti di questo Governo, da oggi ad Aprile, secondo gli intervistati. Eppure in Italia i malati di SLA hanno dato vita ad uno sciopero della fame contro i tagli al loro settore; gli imprenditori continuano a suicidarsi, i commercianti a chiudere le saracinesche delle loro attività, perché vessati dalle tasse… ma in che mondo viviamo, Professor De Mauro?Layout 1

Nel quartiere dove vivo vedo continuamente negozi che chiudono, perché nessuno va a comprare. Il risultato è perverso: viviamo in una società povera che non riesce a ridistribuire le sue ricchezze – ammesso che ce ne siano – in modo efficace.

Investire sui giovani: utopia o realtà?

Allo stato attuale è un’utopia, ma può diventare realtà: bisogna creare le condizioni di buona formazione e di buon sviluppo, attraverso un cambiamento delle politiche di bilancio.

Romina Vinci (testo)

Pubblicato sul numero di Dicembre 2012 del mensile 50&Più, all’interno del Dossier “Il Paese che vorrei”.

Disponibile in pdf: Dossier – Il Paese che vorrei

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