IL RE DELL’AVVENTURA: Wilbur Smith

Trentaquattro libri e 125 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Ma l’autore di bestseller non ha intenzione di fermarsi qui

copertina

E’ un uomo distinto e composto, che parla con tono pacato ma deciso. L’espressione del volto appare distesa ed anche quando aggrotta le sopracciglia ed indugia prima di rispondere, in realtà c’è sempre un sorriso all’orizzonte pronto ad esplodere al termine della frase.

Wilbur Smith trasmette buon’umore ed una ventata di positività.  A vederlo non gli daresti la sua età, se non fosse per quel bastone e quel camminare adagio, a ricordare che ha da poco spento ottanta candeline.  E’ considerato l’incontrastato “maestro dell’avventura”, uno dei massimi autori di bestseller, quasi 125 milioni di copie vendute in tutto il mondo.Layout 1

Ti soffermi sui suoi occhi, lo osservi a lungo. Chissà, forse davvero vive in un mondo immaginario, quello delle sue saghe, nel miscuglio travolgente di personaggi, situazioni e luoghi così strani quanto meravigliosi. Ma ecco che qualcuno da dietro sussurra “Darling!” (“tesoro!” ndr), lui si volta di scatto e un luccichio pervade il suo sguardo. E’ la sua Mokhinisio che lo chiama. Lei, una donna tagika vispa ed affascinante, quarant’anni più giovane, è la sua quarta moglie, sovente musa ispiratrice dei suoi romanzi.

Ed allora capisci che Wilbur Smith in realtà ha i piedi ben saldi a terra, e forse è semplicemente un uomo felice, che si gode la sua vita  e non si stanca mai di dire che è molto fortunato.

Diamanti, oro, zulù, leoni, gazzelle, navi negriere, petroliere oceaniche, aerei, uomini poderosi, donne intrepide, spioni, traditori, amore, odio, sangue, vita e morte… è comprensibile, quasi, chiedersi se esista un argomento che ancora merita di essere sviluppato nei suoi romanzi. Ma neanche il tempo di finire l’elenco che Wilbur Smith ha già intuito la domanda, e risponde in modo deciso: “Ci sono tantissime storie che ho in testa e voglio scrivere, non ho alcuna intenzione di fermarmi, almeno per tanti anni ancora”.

Eccolo allora il re dell’avventura, l’autore più amato dagli italiani, giunto nel Belpaese per presentare  – in anteprima mondiale – il suo ultimo romanzo.

Wilbur_Smith_Vendetta_di_sangue-280x430Signor Smith, Vendetta di sangue è la sua ultima fatica letteraria, la numero trentaquattro per la precisione. Ma cos’è la vendetta secondo lei, e che sapore ha?

Credo che la vendetta sia un sentimento naturale e istintivo per il cuore umano, soprattutto se ha subito un’ingiustizia o se è stato ferito. Certo, ci sono diversi modi per gestire una vendetta e quello più comune consiste nel rispondere all’offesa, come fa un animale. Ma nelle sacre scritture e nel Corano troviamo anche un invito al perdono che non va mai dimenticato.

Hector Cross è il protagonista del suo romanzo, nonché di quello precedente, La legge del deserto. E’ un eroe solitario e coraggioso, ma  quanto c’è di autobiografico in questo personaggio?

Lui è un conglomerato di diverse persone che ho conosciuto nel corso degli anni e, rappresenta la mia visione della giustizia, dei comportamenti e di come bisognerebbe gestire la legge.  Del resto il libro racconta una storia, come faccio sempre, quindi non c’è molto di autobiografico e se mi sta chiedendo che cosa ho in comune con Hector Cross, beh.. devo confessarle che per quanto io abbia avuto una vita molto avventurosa non sono né coraggioso né pazzo come lo è lui!

Lei è nato a Broken Hill, in Zambia, nel 1933. “Chi beve l’acqua dello Zambesi assieme al latte materno non potrà più abbandonare l’Africa”, recita un proverbio a lei molto caro. Molti dei suoi romanzi sono ambientati in Africa, ed anche quest’ultimo si sviluppa tra le colline britanniche, i deserti dell’Africa nordorientale e la City di Londra. Che legame conserva con la sua madrepatria?

Io amo l’Africa, i suoi orizzonti, i suoi colori, l’incredibile varietà degli animali e soprattutto ne amo la gente, popoli meravigliosi. Ormai trascorro la maggior parte del mio tempo a Londra, ma ho ancora una casa a Capetown, in Sudafrica, e ci torno ogni volta che posso. Quando non sono in Africa la cosa che più mi manca sono proprio le persone, gli africani e la loro incredibile cortesia.00fotografia Smith

Ho sempre scritto di questo continente perché sono sicuro del fatto che si possa scrivere solo di quello che si conosce più che bene. E posso dire di conoscere l’Africa molto molto bene.

Trentaquattro libri scritti, ventitré milioni di copie vendute soltanto in Italia. Il romanzo d’avventura per lei non ha ormai più segreti né frontiere da varcare, come si fa a trovare sempre la voglia di scriverne altri?

Vede, scrivere fa parte di me, è la mia vita, è una cosa naturale come se fosse respirare. La mia è una famiglia dove le storie, i racconti e i resoconti di fatti e avventure hanno sempre avuto una grande importanza. Mio padre e mio nonno prima di lui erano grandi contastorie e allo stesso modo ricordo chiaramente i racconti di mia madre. Probabilmente il narrare è una cosa che ho nel sangue.

Come si sviluppa il processo creativo alla base dei suoi successi editoriali?

Quando inizio a scrivere un nuovo libro non mi do dei limiti, non costruisco degli schemi e non programmo tutto dall’inizio alla fine come fanno alcuni, il che è una scelta rispettabilissima, solo che io ho un modo di lavorare diverso, mi sembrerebbe di limitare i miei stessi personaggi decidendo tutto o quasi tutto fin dall’inizio. A me invece piace pensare al processo di scrittura come a una battuta di caccia in cui sguinzaglio i cani della mia immaginazione e mi lancio dietro di loro, certo che mi porteranno a qualcosa di buono.

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Ed ai suoi lettori non pensa quando scrive?

Se io mi preoccupassi di quello che pensano i lettori e di cosa vogliono, sarei veramente pieno di problemi. Ad esempio, in Italia ho ventitré milioni di lettori, come faccio a sapere cosa desiderano? Se ci pensassi non riuscirei a scrivere. E’ per questo che io scrivo ciò che voglio scrivere, quello che reputo interessante per me, e non penso mai a chi mi leggerà.

I suoi romanzi fanno da eco ai grandi valori della vita (si parla molto di amicizia, di lealtà, di amore), ma quale è la scala di valori di Wilbur Smith?

Layout 1Nei miei libri cerco di raffigurare la vita come credo che sia, o almeno come appare a me, e quindi non parlo solo di valori positivi perché credo che la vita sia continuamente in bilico tra il bene e il male, altalenante tra momenti di grande gioia e amore e momenti invece tragici e di profondo sconforto. Questo è anche quello che succede in quest’ultimo romanzo, Vendetta di sangue, in cui da un lato c’è la morte e la disperazione, il sadismo e la cattiveria di alcuni personaggi e dall’altro ci sono sentimenti positivi e universali come l’amore di Hector Cross per sua moglie prima e sua figlia poi.

Ma esistono davvero questi valori nella vita di tutti i giorni, oppure sono soltanto parole e artifizi narrativi?

Sentimenti quali l’amicizia o l’amore sono tutt’altro che artifizi narrativi, e non sono neanche semplicemente dei valori. Credo piuttosto che siano un aspetto fondamentale della vita dell’uomo: l’essere umano non è fatto per vivere in solitudine, siamo degli esseri gregari, fatti per vivre insieme ad altri, alle persone di cui ci fidiamo ed è necessario avere dei gruppi di persone con cui condividere questo tipo di rapporto, che sia in seno alla famiglia, al lavoro o agli amici, ma bisogna avere vicino qualcuno per essere veramente felici.

Romina Vinci (testo)

Pubblicato sul numero di Marzo del mensile 50&Più

Disponibile in versione online (parziale): http://www.50epiu.it/Mondo50Piu/Opportunita/Editoria/Intervista.aspx

Disponibile in versione pdf:Intervista Wilbur Smith

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