PENDOLARI – L’inferno quotidiano tra ritardi e disservizi

“Carrozze sporche, ghiacciate d’inverno, roventi d’estate…sempre che il treno arrivi”

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Sbattere i denti per il freddo, in inverno, per colpa di quei riscaldamenti quasi sempre spenti. In estate manca l’aria a causa dei condizionatori che solo in rari casi funzionano. Ed allora ci si attrezza come si può, ed anche un freepress trovato per strada diventa un ventaglio da sventolare, per trovare un po’ di sollievo in quelle carrozze arroventate dal sole.

Layout 1Studenti, impiegati, insegnanti, receptionist, vigilantes, autisti… l’esercito dei ‘pendolari’ annovera vari commilitoni. E’ una massa senza volto e senza nome quella che ogni giorno fa i conti con i ritardi, le carrozze sporche, i furti di rame che paralizzano linee intere, ritardi raggiungono anche i centoventi minuti. Layout 1

“Ti ritrovi a litigare con tutti per sapere per quale motivo un treno non parte. E’ sconvolgente, stai fermo lì, in stazione, e nessuno ti sa dare spiegazioni”. A parlare è Luigi Antonucci, impiegato, 31 anni e da dodici percorre in su e in giù la tratta Roma-Cassino. Gli fa da eco Luca Fumagalli, un libero professionista di 46 anni, dal 2006 è alle prese con la Milano-Domodossola: “Quest’inverno si è verificato il caos totale quando è entrato in funzione il nuovo sistema telematico di Trenord: ritardi, treni soppressi, convogli più che sovraccarichi o approntati alla bell’e meglio”. Anche per Valeria Albanese, impiegata ventisettenne che viaggia nella tratta Napoli Porta Nolana-Baiano, il periodo novembre-dicembre 2012 si è rivelato un incubo: “Corse soppresse senza annunci, binari occupati, personale della Circumvesuviana che si rifiutava di mettersi alla guida di treni non a norma per mancata manutenzione”.

Layout 1Che si viaggi nel Nord, nel Centro o nel Sud, la parola chiave per i pendolari è sempre la stessa: pazienza. “Spesso ti stancano più le tre ore di viaggio che le dieci di lavoro”, dice Luigi. “Le carrozze gelate d’inverno e roventi d’estate generano squilibri di salute – spiega Luca – mal di testa, raffreddori che durano un’intera stagione, pessimo umore con conseguente diminuzione del rendimento sul lavoro”. Valeria sa bene cosa significa: “Era luglio, il treno stracolmo, circolava poca aria, non ho trovato posto a sedere e d’improvviso mi son sentita mancare, ho avuto un calo di pressione. E’ stato brutto – ricorda – fortunatamente ho trovato passeggeri solidali che mi hanno soccorso”.

Alberto Petza, classe 1980, vive in Sardegna e viaggia dalla veneranda età di quattordici anni. “Quando ho iniziato le superiori la scuola era a cinquanta chilometri dal mio paese, e così è partita la mia vita da pendolare”. Alberto è un giramondo, ha vissuto all’estero, ha girato l’Italia il lungo ed il largo e, ora che è tornato nella sua isola, ha una visione molto lucida della situazione: “Rispetto alle altre regioni i treni sono più puliti ed è facile trovare il posto a sedere. Purtroppo però le corse scarseggiano”. Per non parlare poi di quando il treno si rompe: “Vengono attivate delle navette sostitutive, che attraversano tutti paesini dell’entroterra impiegando tre ore per cento chilometri”.

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Ritardi, cancellazioni, soste infinite in stazioni disabitate: un incubo destinato a non trovare pace. “La scorsa settimana in due giorni ho dovuto sopportare cinque ore di ritardo, come si può andare avanti così?”, a porre l’interrogativo è Francesca Stracc. (trent’anni da compiere) che subisce questo supplizio da dieci anni. Una storia analoga a quella di tanti verrebbe da dire, se non fosse per la fascia oraria in oggetto. Francesca infatti frequenta una scuola di specializzazione serale nella capitale, ed ogni sera, pardon notte, riprende il treno che parte dalla Stazione Termini alle 23.14. Layout 1“Dovrei arrivare alle 00.37 a Frosinone, ogni sera però succede qualcosa, e non riesco mai ad essere a destinazione prima dell’una”. Non è la sola a subire una tale agonia. Parla un autista dell’ATAC, che preferisce celare il suo nome: “Mercoledì scorso ho finito il mio turno alle 22. Il treno ha portato più di due ore di ritardo, sono arrivato a casa dopo le 3. Alle 6 di mattina ero di nuovo in piedi, pronto a riprendere il treno per tornare a Roma, il mio turno iniziava alle 8”.

Romina Vinci (testo)

Pubblicato sul numero di Gennaio 2013 del mensile 50&Più, all’interno del Dossier “Pendolari”.

Disponibile in pdf: Inchiesta Pendoalrismo

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