Qualche sassolino nella scarpa #nextstopbolivia

000 domenica 9 giugnoParlavamo, questo pomeriggio, della mia avventura. Faccia a faccia.

“Quanto hai raccolto finora?” – mi chiede lei.

“245 euro – rispondo – la campagna è partita sabato”.

“Beh te li hanno versati tutti tuo padre e tua sorella no?”

No, non c’è un centesimo della mia famiglia in questi soldi. A dirla tutta mio padre ha iniziato a tenermi il broncio. E’ il suo modo – ormai lo conosco – per dimostrare che non è d’accordo su questa mia partenza (ma io son più furba di lui, e lo vedo che ha condiviso il mio appello sulla bacheca di tutti i suoi amici invitandoli ad aiutarmi!). Al di là di questo, però, è  brutto pensare che qualcuno creda che io possa cadere così in basso, al punto di inventarmi una raccolta fondi fittizia.

Fino a questo momento hanno donato gli amici e le amiche che non perdono mai occasione di manifestarmi la loro fiducia (ma…non fraintendiamo, ne mancano ancora moltissimi all’appello, e sono sicura che contribuiranno a breve!) Se c’è una cosa di cui non ho mai dubitato, infatti, è del sostegno e della stima di chi mi sta intorno, e che mi ha conosciuto.

A darmi il suo contributo è stata, tra gli altri, un’amica brasiliana che ho conosciuto a Londra ben cinque anni fa. Mi trovavo al Kensington Garden, ero seduta ad una panchina e piangevo. Era il 1 Agosto del 2008, il mio venticinquesimo compleanno ed io ero sola, come un cane, perché avevo deciso di partire per l’estate per imparare l’inglese.

Lei ha visto che in mano avevo una guida turistica in italiano.  “Posso aiutarti? Hai bisogno di qualcosa? Mia mamma era originaria di Parma”, mi dice.

“Oggi è il mio compleanno, ed io sono qui sola”, rispondo singhiozzando, con la voce che faticava ad uscire fuori. Dapprima ci pensa un po’ su, poi esclama: “Beh…tanti auguri!”. Ci guardiamo, e scoppiamo a ridere contemporaneamente. E’ così che siam diventate amiche. Non ci siamo più riviste dopo quell’estate, io non son più tornata nella capitale britannica, lei invece vive ancora lì, e sta diventando un grande architetto. Ma continuiamo a sentirci, a seguirci, e – anche questa volta – lei si è mostrata presente.

Ad aiutarmi è stata anche la proprietaria di un risto-pub nel quale ho lavorato, per vari mesi, come lavapiatti. All’indomani della laurea infatti avevo deciso di partire per gli USA per uno stage gratuito, e così avevo trovato questo lavoretto, nel pub del mio paese, per mettere da parte i soldi per il biglietto aereo. E passavo le serate lì dentro, in cucina, tagliuzzandomi le dita e facendo strage di piatti e di scodelle. Ma lei non mi serba affatto rancore, nonostante i danni causati dalla mia oggettiva incapacità nei lavori domestici!

Ha messo una quota anche il responsabile di una testata per la quale collaboro. Il giornale non ha potuto far nulla per finanziare il mio progetto, ma lui ha voluto dare il suo contributo in prima persona “Per dare il buon esempio”, mi ha detto facendomi l’imbocca al lupo. Anche un ragazzo che vive oltreoceano ha fatto la sua donazione: non ci siamo mai incontrarti, eppure ha deciso di credere nel mio sogno, perché è anche il suo.

“Mi piace è un’idea ambiziosa”, mi scriveva ieri notte un amico di vecchia data, che mi ha promesso il suo aiuto incondizionato. A dire il vero non so se “ambiziosa” è la parola giusta per definirla, l’unica cosa che so è che  vogliocontinuare a fare il mio mestiere…

Stefano gizzi

IL MIO PROGETTO: http://www.kapipal.com/bc06e19c6e6c49108ad29de0b407b0d9

 

5 thoughts on “Qualche sassolino nella scarpa #nextstopbolivia

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  4. Romina, io da quell’estate del 2008 e della ragazza che singhiozzava al parco mi ricordo benissimo – ed era pure la prima volta a Londra anche per me! Magari dopo la Bolivia torni nella capitale britannica a visitarmi! In bocca al lupo per il viaggio!

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