Perché la Bolivia? – #nextstopbolivia LA STORIA

… segue dalla prima puntata Tutto inizia così  […]

250px-CorcovadofotoRJIn un primo momento fu il Brasile. L’evento che avevo intenzione di “coprire” (perché così si dice nel gergo giornalistico) era la Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Rio de Janeiro l’ultima settimana di luglio. Un rapido giro di mail perlustrativo alle varie redazioni però era bastato per farmi rendere conto che, quel tipo di manifestazione, non era pane per i freelance. Papa Francesco infatti porterà una nutrita schiera di giornalisti vaticanisti al suo seguito, ed i giornali interessati ad una visione un po’ più laica beh…diciamo che volgeranno lo sguardo altrove. E poi caspita, il portoghese! Perché diamine dovevo scegliere l’unico paese dell’America Latina in cui avrei avuto difficoltà con la lingua, e mi sarei dovuta appellare ad un interprete? Che poi io i soldi per pagare l’interprete non ce l’ho, si sa, e così rischiavo di dover fare un “Haiti Bis”, affidando tutte le comunicazioni ai gesti, e dando vita ad una schiera senza fine di fraintendimenti.

No, è deciso: avevo bisogno di un paese ispanofono. Sì, ma quale? Se fosse dipeso da me avrei percorso a ritroso tutti i luoghi dei “Diari di motocicletta” di cheguevariana memoria, ma per farlo erano necessari anni, ed io invece a disposizione ho solo un mese, sei settimane al massimo. Un Paese, avrei dovuto scegliere solo una nazione. E così, nel mentre gli occhi vagavano sul planisfero posizionato di fianco al letto, ed io estasiata da quel moto non riuscivo a bloccare lo sguardo su una singola località, ho deciso di chiedere consiglio ad un grande esperto in materia. Angelo Maria D’Addesio è un caro amico, e il suo blog Grande Sud è stato, per anni, punto di riferimento per gli addetti ai lavori e per gli appassionati di America Latina. Con Angelo facciamo lunghe chiacchierate, pardon chattate, di sera, fino a notte inoltrata. Ci accomunano i sogni, la passione per un mestiere che da sola non basta a sopravvivere. Entrambi, stretti nel limbo tra dovere e piacere, lottando per far sì che essi coincidano.

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“Se sei alla ricerca di un Paese da raccontare ti direi, a occhi chiusi, la Bolivia. Giornalisticamente forse ti rende poco, ma umanamente, storicamente, etnicamente e culturalmente la Bolivia è qualcosa di straordinario”, mi dice.

“Mi sto lasciando alle spalle un periodo un po’ triste, ed è proprio un’esperienza di vita molto forte quella di cui ho bisogno”, rispondo io.

“Dai un’occhiata ai reportage di Diletta Varlese, capirai”, incalza lui.

Così ho fatto una ricerca sul web, e mi sono imbattuta nel documentario “Fiamme sulle Ande”, prodotto per Rainews24 nel 2008. Cinque minuti di video sono bastati per farmi capire che quella era la scelta giusta da fare.

Angelo mi ha raccontato la storia di Diletta, che definisce la più grande giornalista che abbia mai conosciuto. Lei è stata tanto tempo in Bolivia, da qualche anno è tornata a casa, vicino Brescia, ed ha dato un’altra piega alla sua vita. Ho provato a contattare Diletta un paio di volte in quest’ultimo mese, avrei avuto piacere di sentirla e conoscerla, ma non mi ha mai risposto. Rispetto il suo silenzio, anche se mi auguro, un giorno, che lei sappia quanto io abbia apprezzato i suoi articoli ed i suoi documentari.

Ecco dunque come nasce il mio viaggio in Bolivia: con il planisfero davanti agli occhi ed il consiglio di un buon amico. Chissà, forse qualcuno si sarebbe aspettato delle motivazioni eccelse, anni di studio alle spalle, ma chi mi conosce sa che c’è sempre una grande dose di imprevidenza a far da leva sulle mie decisioni.

“Tu hai l’incoscienza del coraggio e la curiosità dei bambini”, mi ha detto qualche tempo fa Sara, guardandomi dall’altro capo della scrivania, ed io ho sorriso a quelle parole. Del resto, se mi guardo dietro, mi accorgo che gran parte delle scelte le ho prese così, senza pensarci poi troppo, lasciandomi trasportare dagli eventi. Così successe anche alla fine del 2008 quando, nel compilare la domanda per un tirocinio negli Stati Uniti, scelsi come meta Chicago, perché avevo fatto mio lo YesWeCan di Obama (a quel tempo era un uomo di colore in piena campagna elettorale che aspirava alla Casabianca), e volevo avvicinarmi a lui. Ma avevo fatto male i conti e così, quando io arrivo nella windy city, Barack si è già trasferito a Washington, da dieci giorni.

Diciamolo pure, la tempestività spesso mi dà le spalle, ma chissà….

 continua…

IL MIO PROGETTO-http://www.kapipal.com/bc06e19c6e6c49108ad29de0b407b0d9

#nextstopbolivia LA STORIA – Tutte le puntate

1° PUNTATA –  …tutto inizia così https://rominavinci.wordpress.com/2013/06/10/nextstopbolivia-tutto-inizia-cosi/

3 thoughts on “Perché la Bolivia? – #nextstopbolivia LA STORIA

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