Lettera aperta a Enzo Iacopino, Presidente ODG #nextstopbolivia

Lunedì 24 Giugno 2013Ciao Presidente,

volevo complimentarmi per la tua rielezione. Io non ti ho votato però.

Ti ho scritto in privato, qualche giorno fa, per sottoporti il mio progetto di crowdfunding, ma non ho ricevuto risposta, ed allora replico in pubblico.

Due settimane fa ho dato il via a “Next Stop: BOLIVIA!” – sedici giorni se vogliamo essere precisi – e devo ammettere che questa campagna ha destato movimento sul web.

Ho ricevuto il sostegno di colleghi, di amici, ma anche di persone che non conosco. Loro, forse, sono il segnale più bello, quello che mi spinge ancor più ad andare avanti a spada tratta.

Non sono mancate le critiche. Ci sono dei colleghi che nutrono perplessità sulla buona riuscita di questa campagna, e non le celano dietro falsi sorrisi. Il rispetto del resto è questo, ed io sono grata anche a loro.

Francamente però, quello che non capisco è il tuo silenzio, che poi è quello dell’Ordine che tu continui a rappresentare. Non pensi che io possa avere bisogno della vostra fiducia in questa battaglia che sto portando avanti?

Ti sembra giusto che una giornalista per fare il suo mestiere debba ricorrere all’aiuto della rete,visto che dalle redazioni riceve solo porte in faccia?

Non venirmi a dire che sono giovane, perché a forza di essere giovane sono invecchiata, e qualche esperienza l’ho collezionata. Più di una.

Sai quanti colleghi pagati poco – o non pagati affatto – mi stanno aiutando,sostenendo,anche con piccolissime donazioni, mostrando un’umanità superiore a tutto e tutti?

E perché tu, proprio tu non fai nulla, e non ti degni neanche di rispondermi?

Non c’è qualcosa di profondamente ingiusto in tutto ciò?

A chi mi devo appellare se non a te?

Non voglio soldi, non da te, perché le donazioni mi arrivano da chi crede in me, ed evidentemente tu non fai parte di quella schiera di persone. Non importa, guardo oltre. Una cosa però la voglio, la pretendo: il tuo tempo, in nome di quella carica che rappresenti.

Puoi dirmi che son goffa dinanzi alla videocamera, che dico cose senza senso e che è un progetto campato in aria. Puoi dirmi ciò che vuoi, ma devi rispondermi, perché ne ho diritto.

Hai fatto e vuoi fare della lotta allo sfruttamento dei giornalisti il tuo cavallo di battaglia,ma dove sei? Dove sei ora?

 Meno proclami e più fatti : questo il mio augurio per te.

Ciao Enzo,

buon nuovo mandato Presidente.

Romina

 

IL MIO PROGETTO: http://www.kapipal.com/bc06e19c6e6c49108ad29de0b407b0d9

7 thoughts on “Lettera aperta a Enzo Iacopino, Presidente ODG #nextstopbolivia

  1. Pingback: #nextstopbolivia si parte! – I nomi dei sostenitori | ROMINAVINCI, IL BLOG

  2. Ciao Ilario, scusami per il ritardo anzitutto. Condivido la tua analisi, e siamo arrivati alla stessa risposta: il crowdfunding può essere una soluzione all’attuale situazione dei giornali in Italia.
    Mi chiedi il perché dei miei tag beh…allora, il perché “Enzo Iacopino” l’ho spiegato anche nella precedente risposta data a lui: vorrei che si esprimesse in merito appunto a questa tematica.
    Perché “precariato” e “sfruttamento”? Perché questo post abbraccia in primis questo mondo, vuole tentare di dare appunto una risposta diversa, una risposta attiva. Ho tanti amici che sono in crisi e non riescono a risollevarsi, non sanno trovare una via di uscita e stanno lì, aspettando che cambino le cose magari, ebbene… se dimostriamo che con il crowdfunding si può ancora fare qualcosa, in questo mondo beh… non credi che potrebbero trarne giovamento anche loro?

    Per quanto riguarda i sogni invece noto che le nostre aspirazioni divergono un pochino: io non ho mai pensato alla logica matematica, tantomeno applicata ai Pink Floyd! 😉
    Ciao ciao!
    In bocca al lupo anche a te! E grazie per questo scambio di opinioni!

  3. Cara Romina, la prima tentazione alla quale dobbiamo resistere è quella di credere che il problema che poniamo noi sia il primo al mondo e che gli altri debbano correre ad occuparsene. Non ci crederai, ma non ho avuto giorni pieni di noia e non sono stato spalmato su un divano a non far nulla. Si spiega così il fatto che io non ti abbia risposto (in due o tre giorni) per dire quel che tutta la mia attività di questi anni denuncia (la vergogna dello sfruttamento e della negazione di opportunità a chi ha voglia e capacità di fare questo mestiere)? Forse. Ma c’è di più: mi rifiuto di dare voti ai colleghi. E, perdonami, non mi piace essere “strattonato” come provi a fare tu con questo post. Ma se è così che ti piace, chi sono io per dirti di comportarti in maniera diversa?

    • Caro Enzo, non ho mai pensato, credimi, che il mio potesse essere il “primo” problema al mondo, credo però che, se non ti avessi scritto in pubblico, non avrei mai ricevuto risposta. .
      Come ti ho già detto, ci tengo a ricevere la tua opinione in merito al crowdfunding. E non lo faccio per una “smania” di grandezza, come in molti mi hanno accusato, ma perché ho bisogno di avere delle risposte da te (e da chi, sennò) per sapere se può essere considerata o meno un’opportunità. Può rappresentare un modo per continuare a fare questo mestiere anche in tempi di crisi? Oppure è un “deterioramento” della professione?
      Mi sono immersa in questo progetto perché mi dicevo che dovevo far qualcosa, ad ogni costo, per dare una svolta alla piega della mia vita.In questi giorni di campagna mi sto nutrendo delle parole di stima e di incoraggiamento che mi arrivano dai sostenitori, sento però di essere senza bussola.
      E’ per questo che ho esortato un tuo parere.

  4. “Ti sembra giusto che una giornalista per fare il suo mestiere debba ricorrere all’aiuto della rete?”. Sì. Il giornalismo sta cambiando e, al netto delle distorsioni del mercato selvaggio (che non sono una prerogativa del nostro mestiere) bisogna fare i conti con la realtà. Se la mia passione è scrivere romanzi d’appendice, posso lamentarmi che nessun giornale voglia pubblicarmi un feuilleton? Forse dobbiamo capire piuttosto cosa vuole il pubblico, perché la differenza tra legittime aspirazioni ed intestardirsi a fare qualcosa per cui nessuno è disposto a pagarci (con la sola motivazione “è la mia passione”) è abissale. E te lo dice, senza polemica, uno che nel (buon) giornalismo ci ha creduto e ci crede.

    In ogni caso… in bocca al lupo per il tuo progetto di crowdsourcing!

    • Ciao Ilario, grazie per la tua risposta. Io credo che il pubblico non voglia acquistare un giornale per leggere pagine e pagine su Ruby&Co. Credo insomma, che un’informazione più qualitativa possa premiare tutti e, per quel che mi riguarda, continuo a proporre articoli e tematiche che ritengo interessanti. La situazione della Bolivia fa parte di queste… Crepi il lupo, e grazie mille!

      • E infatti non ho mai detto che il pubblico sia bue ed ignorante. Non parlo del gossip (pur riconoscendo il valore di notiziabilità dell’human interest), parlo nello specifico del reportage di viaggio: con un accesso alla tecnologia così diffuso nel mondo occidentale, ha senso continuare a proporre quello stesso modello nato in un’era comunicativa completamente diversa? Oggi la maggior parte dei giornali non ha nemmeno i soldi per mandare un inviato di guerra (da cui lo strapotere delle agenzie di stampa), è logico aspettarsi che non paghino per un reportage sulla Bolivia. Questo non significa che il tuo lavoro sia poco importante, o indegno di pubblicazione: ma il mercato è questo, e lamentarsene non serve a niente. C’è una soluzione a tutto questo? Non lo so, ma il crowdsourcing può essere una soluzione. Soluzione che tu, intelligentemente, stai sfruttando. Ma non capisco il perché dei tuoi tag “precariato, Presidente Nazionale ODG, proclami, sfruttamento”. Tutti abbiamo vissuto o viviamo storie di precariato e sfruttamento, ma questo cosa c’entra col tuo (lodevole) progetto? Un conto è battersi contro i famosi 4 euro al pezzo (e Iacopino è sempre stato in prima linea sull’argomento, come sanno bene i ragazzi del Coordinamento precari della Campania), un altro è pretendere che il proprio modello di giornalismo debba necessariamente trovare spazio nel mercato del lavoro. Questo non significa svendersi, ma trovare il proprio spazio con dignità. Perché anche a me piacerebbe insegnare logica matematica applicata ai Pink Floyd, ma purtroppo nessuno mi pagherebbe per questo. Anche se il mondo sarebbe un posto infinitamente migliore, se potessi farlo.
        Ancora in bocca al lupo!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...