Una magia chiamata Pachamama #nextstopbolivia

Eccomi! Scusate l’imperdonabile silenzio ma…sono viva, vegeta, e amo la Bolivia ogni giorno di più!

A dire il vero più volte, nelle sere precedenti, ho  provato a scrivervi. Il punto però è che, sempre , mi  dileguavo troppo, ed ecco che la mail diventava un racconto troppo dettagliato (e che leggerete in altre sedi al momento opportuno…!).  Adesso però mi sono imposta, necessariamente, di essere sintetica. Anche perché ho scritto fino a ieri sera a mezzanotte, ora ho già fatto colazione, tiro un po’ le somme di questa prima parte del viaggio e…via, di nuovo fuori, alla conquista di un’altra giornata!

 Isla del sol

Che dire, #nextstopbolivia prosegue a gonfie vele: sto penetrando questo Paese poco a poco, e lo sto amando, per i suoi colori, i suoi paesaggi, la sua gente.

La Paz è una grandissima città,  caotica e tranquilla allo stesso tempo, piena di attrattive culturali e non, ti rende immediatamente partecipe del suo flusso, e tu non puoi fare a meno che farti trasportare. Lì ho conosciuto tantissime persone, splendide, anche italiane. Che poi, in realtà, del BelPaese avevano ben poco, visto che la maggior parte è andata via già da cinque, dieci anni. Sono ragazzi che lavorano all’estero, perfettamente inglobati in quella magia chiamata Mondo.

E poi Copacabana, il Lago Titicaca, l’Isla del Sol: una full immersion in un’epoca passata che segue, orgogliosa, mostrando le sue radici.

Ecco poi il Salar de Uyuni, un’enorme distesa di sale da lasciare senza fiato. Perché la terra è tutta bianca, e forma una sorta di esagoni che si estendono, all’infinito, da una parte e dall’altra, e gli occhi non possono far a meno di ammirare e contemplare.

Eccomi ora a Potosì, un paesino a 4 mila metri, sulle Ande, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Sono arrivata ieri mattina, ed ho già potuto ammirare i suoi palazzi coloniali, le sue piazze aperte, i continui sali e scendi che mi fanno pensare ad una La Paz in miniatura. Ma Potosì è famosa per le sue miniere d’argento, il Cierro Ricco. Ed è qui che, domattina, entrerò, grazie ad un’agenzia che avevo trovato attraverso il Couchsurfing.

al salar

Il tour durerà complessivamente cinque ore di cui due all’interno della miniera, in un percorso di due chilometri. Ieri l’amico di Pedro (il ragazzo dell’agenzia), mi ha fatto vedere un po’ il percorso, e devo ammettere che me la sto già facendo sotto. Perché ci sono dei tunnel che bisogna attraversare a carponi, e poi una scala di venti metri da salire. Io gli ho detto, ripetuto che sì, sono una giornalista e devo fare quest’esperienza, anche perché nel libro devo parlarne assolutamente, ma ho paura! Non sono agile, non sono in grado di eguagliare imprese alla Indiana Jones (ci ho provato all’Isla del Sol, sabato scorso, e per fortuna che c’era Edson, con me, che mi salvava ad ogni passo; ci ho riprovato giovedì, da sola, all’isoletta Incahuasi del Salar de Uyuni, ed ecco che sono finita con il sedere per terra, perché stavo facendo il percorso al contrario, vale a dire salivo da dove tutti scendevano, ed allora, per girarmi e rimettermi sulla retta via zacchete!). Ma il ragazzo dell’agenzia mi ha tranquillizzato, mi ha detto che sono tour di otto persone, o anche meno, e che ci sarà anche un assistente sanitario, nel caso abbia problemi di respirazione, claustrofobia e quant’altro. Oltretutto io ho il problema della macchina fotografica, che è grande e pesante. E devo aggiungere il flash, perché non è che dentro la miniera possa contare sulla luce del sole insomma! Mammamia, la vedo proprio dura, penso che, se sopravvivo, raggiungerò l’apice del mio viaggio!

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Ho anche pensato all’opportunità di non portarmi la macchinetta, così da alleggerirmi nel percorso, ma non posso. Perché devo fotografare, e quando mi ricapita di entrare in una miniera?  Anche perché devo ammettere che, fino a questo momento, le foto non mi stanno dando tanta soddisfazione. Chissà, forse perché ad Haiti, in Afghanistan o comunque negli altri posti che ho visitato, riuscivo a percepire la sofferenza delle persone, ed è quella che cercavo di testimoniare con i miei scatti. Qui invece no. Non vedo sofferenza o malinconia nella gente, eppure non sono così brava da immortalare la loro felicità. Insomma, devo dare una svolta al mio viaggio fotografico, e la miniera fa al caso mio! Per cui, cari sostenitori, pregate per me, e soprattutto per la mia 6D, affinché riesca ad uscire indenne da questo tour nel ventre della terra!

1376659119436Intanto capitolo clima…beh, contro il freddo c’è ben poco da fare purtroppo. Che poi di giorno non si percepisce, anzi, il sole è caldo, siamo alti, spesso mi tolgo il giubbotto, ed ho il viso completamente rosso e bruciato. Ma la notte…caspita che freddo e che escursione termica. Vi descrivo come dormo, abitualmente:  parte sopra canottiera, pigiama e pile di Decathon. Parte sotto calzini pesanti, leggins con lana di pecora (comprati a Uyuni) pantaloni felpati del pigiama. Sono dentro il sacco a pelo sotto il letto che, a sua volta, ha tre coperte. Ah, dimenticavo, ed ho pure il cappello di lana in testa. Insomma, ad occhio e croce dovrei avere almeno cinque strati, a  scriverlo mi sento esagerata, eppure caspita, il freddo continuo a sentirlo dentro le ossa.

 

Comunque sono gli ultimi giorni di freddo, perché già a Sucre il clima inizierà ad essere più gradevole, e così Cochabamba. Santa Cruz, Samaipata e Montero invece sono nella foresta amazzonica, e quindi clima tropicale!

Per il resto cosa dirvi, è la magia degli incontri la cosa più bella di questo viaggio. Ieri, ad esempio, mentre giravo per Potosì, ho incontrato una piccola sfilata: c’erano dei bambini che ballavano per strada. Davanti le bambine, un po’ scoordinate a dire la verità. Poi i bimbi, che andavano molto più a ritmo e improvvisavano delle vere e proprie scenografie. Dietro la banda, con tanto di strumenti ufficiali. Mi intrufolo e mi metto a fare foto, inizio a seguire questo corteo.  C’è una signora accanto a me, con una giacca a vento verde ed in braccio una bambina avvolta in una coperta rosa. Ci guardiamo più volte e ci sorridiamo. Poi entriamo tutte e due in un piccolo ristorante vegetariano che si trova sulla strada (sì, perché qui in Bolivia si potrebbe mangiare riso, patate e pollo fritto sempre, ad ogni ora del giorno, e così io mi sono imposta che vada pure per il pranzo, ma la sera ci vuole una bella zuppa di quinoa, nutritiva e calda). Insomma, entriamo tutte e due, e lei mi chiede se possiamo  farci compagnia. Così ci sediamo allo stesso tavolo ed iniziamo a chiacchierare. Si chiama Aida e, la bimba, in realtà, è figlia di sua figlia, che ha 24 ani, studia all’università e non può occuparsi del bebè.  Così è lei che se ne prende cura. Aida vive a Sucre, le dico che sarà proprio questa la prossima metà del mio viaggio, e lei mi dà subito il suo biglietto da visita e mi raccomanda di chiamarla, così mi farà da Cicerone.

E questo è solo l’ultimo caso, in ordine di tempo. Ogni volta, ogni volta trovo qualcuno sulla mia strada, pronto a condividere un pezzetto di percorso insieme.  E’ in questo modo, casualmente, che ho conosciuto anche giornalisti che mi stanno dando una grande mano aiutandomi con contatti che io mai avrei potuto sperare di ottenere da sola.

Insomma, sono sempre più convinta che questo Paese abbia qualcosa di magico che lo guidi, forse è la Pachamama?

Romina

 

 

2 thoughts on “Una magia chiamata Pachamama #nextstopbolivia

  1. IAmmirevole Romina ! per il tuo senso dell’avventura ,la tua curiosità verso il mondo del quale stai andando alla scoperta con l’entusiasmo , la determinazione ed un coraggio alla massima potenza . Le esperienze che ne ricaverai varranno mille vite noiose e piatte su binari predefiniti .Tu sei nata per tutt’altro e te lo stai vivendo alla grande…Un forte abbraccio e in bocca al lupo per tutto….

  2. brava Romina,stai affrontando delle difficolta’ importanti che ti faranno sicuramente crescere. Sembra trasparire che nonostante le difficolta’, questo per te e’ il viaggio della gioia di vivere . Con i due viaggi hai spaziato tra due poli dell ‘esistenza ;,il dolore e la gioia .Ciao, buon proseguimento

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