BOLIVIA, una terra per madre (1° PARTE)

«Situata nel cuore del Sud America e popolata da oltre dieci milioni di abitanti, la Bolivia vive un rapporto speciale con la propria terra, ritenuta sacra e inviolabile. Un viaggio attraverso un Paese che, malgrado povertà e forme di discriminazione, spera in un futuro più giusto»

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“Ho avuto la possibilità di vivere una seconda vita, e ho deciso di dedicarla agli altri”. Luly Gutierrez è una donna dall’aspetto possente, 61 anni compiuti da poco, si definisce un essere di un altro pianeta. Lei è una sciamana, come suo nonno. La scoperta del suo “mandato” una decina di anni fa. Le era stata riscontrata una brutta malattia, un tumore, meno di tre mesi di vita. Ma lei ha chiesto aiuto alla Pachamama, la Madre Terra, ed è guarita. I medici ancora si chiedono come sia stato possibile.

Luly Gutierrez

Luly Gutierrez

Adesso Luly vive a Samaipata, una graziosa cittadina collinare il cui nome significa “Riposo sulle alture”, ha aperto un centro culturale dove organizza corsi di cucito, ceramica, arte etc. , e son più di 200 le persone che si son formate grazie a lei, gratuitamente, in questi ultimi anni.

“Curo le malattie non soltanto del corpo, ma anche dello spirito”, dice sorridendo. E non è l’unica a servirsi di erbe ed amuleti per guarire i malati. Sono molti i curanderos in Bolivia, la nazione con più popolazione indigena dell’America Latina. “Medicina ufficiale e indigena vanno di pari passo qui”, racconta Maria Eugenia Quiroga, psicologa e sociologa che è tornata a vivere a La Paz dopo vent’anni spesi in Italia. “Alcuni sono ciarlatani e si approfittano della povera gente – spiega – altri invece sono erboristi che si tramandano le conoscenze ancestrali della farmacopea andina”.

La Bolivia ha un’estensione pari a due volte la Germania, ed al contempo una popolazione che supera di poco i 10 milioni di individui, per una densità molto bassa. Si trova nel cuore del Sud America, abbraccia le Ande e la Foresta Amazzonica, grande miniera di risorse naturali. “E’ una nazione che ha tutto per essere la Svizzera Latino Americana, e chissà che un giorno non lo diventi davvero”. A nutrire questa speranza è Luigi De Chiara, Ambasciatore Italiano a La Paz. “La Bolivia per l’Italia è una perfetta sconosciuta, e penso che sia uno dei segreti meglio conservati al mondo”. IMG_6466E quando parla di segreti, l’Ambasciatore, probabilmente si riferisce anche a quell’autentica alchimia che lega i boliviani alla loro terra. Un legame così forte riconosciuto anche dalla nuova Costituzione approvata per referendum il 25 gennaio 2009, che infatti recita: “La Madre Terra è sacra, fertile e la fonte della vita, che nutre e si prende cura di tutti gli esseri viventi nel suo grembo”.

Lo sa bene il presidente Evo Morales, che ha fatto della tutela per l’ambiente il suo cavallo di battaglia. A capo della Bolivia dal 2006, si appresta a candidarsi per il suo terzo mandato nelle elezioni del 2014.

La Pachamama (tradotto Madre Terra) è la massima divinità dei popoli andini, rappresenta fecondità e prosperità. E’ la sua protezione che si invoca alla nascita di un bebè, o alla vigilia di un affare importante. E non si fanno brindisi senza versarne il primo goccio a terra, in suo omaggio.

“Secondo la concezione boliviana non si può avere un vero sviluppo se non rispetta l’ambiente, perché questo implicherebbe dei risvolti negativi a livello ecologico, e sarà poi l’uomo a pagarne le conseguenze”, spiega Marco Luigi Corsi, Responsabile Unicef in Bolivia. Impera tra le Ande il desiderio di raggiungere un equilibrio tra gli uomini e la terra. Agosto è il mese per eccellenza dedicato alla Madre Terra, è “il tempo in cui la Pachamama ha la bocca aperta e vuole mangiare”. E così, nei piccoli paesi come nelle grandi città, prendono vita molti cerimoniali in suo onore. Si preparano banchetti con erbe, incenso, foglie di coca, dolci, figurine di zucchero, lana e – persino – feti rinsecchiti di lama. Il tutto viene bruciato in onore della terra, per nutrirla, affinché essa porti benessere ai suoi figli. A La Paz esiste un’intera strada, denominata Via delle Streghe, in cui si vendono gli ingredienti per la preparazione di questi offertori.IMG_0925

Ed è sempre nella fenomenologia della Pachamama che vanno ricercati i perché di una società di stampo matriarcale. “E’ la donna che prende le decisioni in casa, ha una totale autonomia nella conduzione domestica – spiega Luly Gutierrez – e allo stesso tempo è una grande lavoratrice, molto più che l’uomo”. IMG_9000

Lo è soprattutto quella andina, una donna forte, avvezza a sopportare il dolore, lo sforzo, la sofferenza. “Sono donne che, sovente, mostrano più dei loro anni”, aggiunge la sciamana di Samaipata. Ne è testimonianza il fisico robusto, la muscolatura grossa, i lineamenti duri e incavati, simboli inequivocabili della fatica.

Eppure si tratta di donne sempre più soggette a discriminazione. “Questa società sta diventando machista – continua Luly – non c’è uguaglianza in termini di diritti, agli uomini è concesso di avere più una compagna”. Un altro dato rilevante è la piaga della maternità precoce, le statistiche parlano di ragazze madri a partire già dai 13-14 anni. “E’ un grande problema sociale che affligge la Bolivia”, afferma Luly, che nel suo centro culturale a Samaipata lavora proprio affinché le donne prendano coscienza dei loro diritti, a partire dall’educazione sessuale. “Non sono vista bene dagli uomini, mi accusano di trasformare le loro mogli in rivoluzionarie”.

Anche Daria Tacachiri, a Cochabamba, una delle città più popolose della Bolivia, sette anni fa ha dato vita ad un progetto di formazione a sostegno femminile: l’associazione “Prosasere”. Opera nel quartiere popolare Primero de Mayo, una collinetta che si estende a sud di Cochabamba e che si sta popolando in questi ultimi anni, grazie all’emigrazione dalle province di Sucre, Oruro, Potosì. IMG_9116“Sono tutte famiglie povere che vengono dal campo per cercare fortuna – spiega Daria – sviluppando un’urbanizzazione poco controllata che provoca molte problematiche”. L’Associazione Prosasere ha formato i cosiddetti “Club de Madres”, sono gruppi di donne che si riuniscono due volte a settimana, ed imparano a cucire, a tessere, a confrontarsi tra loro. Donne che, in questo modo, hanno la possibilità di apprendere un mestiere e di avere una propria indipendenza economica. E lo fanno prendendo sempre più consapevolezza dei propri diritti, così come doña Obenias, presidente del Club de Madres Zona 1: “Dobbiamo farci rispettare dai nostri mariti!” , urla con grinta alle altre compañeras, che la ascoltano, in cerchio, in un piccolo campo di basket. Le fa eco anche doña Rosa, 28 anni e due figli che porta con sé agli incontri: “Nel nostro quotidiano siamo circondate dall’indifferenza, in questi gruppi invece sviluppiamo una bella rete di solidarietà”. Perché qui imparano a confrontarsi su problemi quali alcolismo, violenza domestica, droga, tutti temi che le toccano molto da vicino. “Ultimamente la figlia di una nostra vicina è stata violentata – continua Rosa – noi le siamo state vicino, aveva bisogno di un appoggio morale”.

Se dovesse stilare un bilancio di questi sette anni di attività, Daria Tacachiri si dice soddisfatta: “Da qualche tempo abbiamo iniziato anche corsi di alfabetizzazione, e si sono unite molte mamme che non sanno né leggere né scrivere”. Daria descrive i loro occhi, colmi di gioia, mentre apprendono a pronunciare le vocali, le sillabe, ed a scrivere il loro nome: “Stanno scoprendo un mondo nuovo, ne sono entusiaste”. Ed una Bolivia più giusta, forse, potrà nascere proprio da qui.

Romina Vinci (testo e foto)

Pubblicato sul numero di Dicembre 2013 del mensile 50&Più.

Disponibile in pdf:BOLIVIA, UNA TERRA PER MADRE – Romina Vinci per 50ePiu’

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