Italiani in Bolivia (2° PARTE)

Alcuni connazionali raccontano le loro esperienze in questa terra, tra case famiglia, centri medico-educativi  e attività commerciali

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Massimo Casari insieme ai bambini del suo Centro Educativo e Ricreativo a Cochabamba

“Sono venuto a dare un senso alla mia vita”: così Danillo Gotti, bergamasco, racconta il perché del suo arrivo in Bolivia. “Volevo fondare una casa famiglia nella quale i ragazzi normali convivessero con quelli con handicap”. A vederlo oggi, dopo oltre venticinque anni dal suo arrivo a Cochabamba, si può dire che quel senso lui lo abbia trovato. La casa di accoglienza Danilo Gotti è tutta colorata, emana calore ed allegria. Ospita quaranta ragazzi, di cui venticinque disabili.

El Alto - LA PAZ

El Alto – LA PAZ

“La sanità in Bolivia è privata, devi pagarti tutto, quando vai in ospedale, o porti con te i farmaci, oppure non troverai nessuno pronto ad aiutarti”.

Danilo è un uomo sui cinquanta, i capelli sono brizzolati, gli occhi azzurri e limpidi. Si definisce un missionario laico. Alla domanda se si è mai pentito di questa scelta di vita risponde deciso: “No, questi ragazzi sono la mia famiglia, ed anche se adesso sento di non avere più le forze di un tempo, voglio continuare a dare il massimo affinché la nostra casa continui a crescere”.

Anche Massimo Casari è venuto in Bolivia per cercare la sua dimensione, e l’ha trovata. In Italia lavorava come venditore di auto, ma ha lasciato l’attività ed è partito, investendo la sua liquidazione. Ha realizzato un centro educativo e ricreativo che, oggi, ospita più di 250 ragazzi nella zona nord di Cochabamba, in un quartiere di ex minatori. Lo porta avanti assieme a sua moglie Veronica, e a vederli, insieme, chiamare per nome uno ad uno i loro piccoli ospiti, si capisce come, spesso, felicità e semplicità vadano di pari passo.

El Fuerte - SAMAIPATA

El Fuerte – SAMAIPATA

E la bandiera italiana sventola alta, in Bolivia, per quanto riguarda il volontariato e la cooperazione internazionale. Dal 1988 a Montero, una cittadina che dista meno di un’ora da Santa Cruz, polmone industriale di tutta la nazione, operano otto missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe, di cui cinque italiane (Giordana, Maria Luisa, Annalisa, Angela, Elena). Il centro medico che gestiscono è un fiore all’occhiello del territorio, sempre colmo di pazienti. Così come il centro pastorale, in cui trovano rifugio moltissimi credenti. Adesso stanno dando vita ad un centro sociale, si chiamerà “Arcobaleno della felicità”, servirà a dare appoggio scolastico e si preannuncia uno spazio a misura di bambino.

Marco Alba Ristorante FELLINI 2- La Paz

Marco Alba Ristorante Fellini- LA PAZ

Ma non solo volontariato. C’è anche chi, in Bolivia, ci è arrivato guidato dal cuore. “Mia moglie è boliviana ma ci siamo conosciuti in Italia, era venuta a Vicenza a studiare gioielleria. Siamo sposati da dodici anni”. A parlare è Marco Alba, che di anni ne ha 33 e, da qualche mese, ha aperto un ristorante nella zona sud di La Paz, in un quartiere molto residenziale. La sua pizzeria/gelateria Fellini, offre un piccolo spaccato di vita italiano, con le sue pareti rosse adornate dai poster dei più celebri capolavori cinematografici che hanno fatto grande il BelPaese. “Offriamo anche la formula dell’aperitivo, e riscuote molto successo”… sì, perché malgrado quel che se ne dica, l’Italian Style continua a far gola all’estero.

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Iglesia de San Francisco – LA PAZ

E se c’è una meta obbligata, per i connazionali che vengono colti da una saudade culinaria, è la pizzeria “O sole mio”, a Cochabamba. A gestirla Aniello Vaccaro, originario di Salerno, che l’ha aperta con sua moglie 15 anni fa. “Siamo venuti in Bolivia per adottare due bambini, mia moglie era malata – racconta – i medici ci consigliarono di trasferirci, perché il clima di Cochabamba era migliore. L’abbiamo fatto, ed ecco che è iniziata per noi una nuova vita”. In tutti questi anni i coniugi Vaccaro sono stati un sostegno per tantissime coppie italiane alle prese con le adozioni internazionali. Non è tutta rose e fiori la vita di Aniello, un anno fa la scomparsa dell’amata moglie, e tutte le ostilità di un Paese che non ti regala niente. Il ristoratore salernitano racconta di una convivenza non sempre piacevole: “Un dipendente una volta mi ha accusato di razzismo, ma come posso essere razzista io che ho due figli boliviani?”. Ma perché non tornare nella terra d’origine? “A volte ci penso al fatto di ricominciare una vita lì – confida Aniello – ma poi, dopo una settimana che sono in Italia, la nostalgia di questi posti prende il sopravvento. Perché la Bolivia ha un qualcosa di magico, ed io non riesco a farne a meno…”.

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Isla Incahuasi – SALAR DE UYUNI

LO SAPEVI CHE…

La comunità boliviana più numerosa in Italia è a Bergamo. Sono quasi 22 mila infatti i boliviani che vivono nel bergamasco, una comunità numerosa e molto legata alla sua terra d’origine, tanto che il Presidente Evo Morales, nella sua ultima visita in Italia, dopo aver incontrato Papa Francesco ed il Presidente Napolitano, ha ben pensato di venire a fare una visita ai suoi connazionali bergamaschi. Si è anche intrattenuto giocando una partita di calcio, segnando un gol.

Romina Vinci (testo e foto)

Pubblicato sul numero di Dicembre 2013 del mensile 50&Più.

Disponibile in pdf:BOLIVIA, UNA TERRA PER MADRE – Romina Vinci per 50ePiu’

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