Lucidare stanca (1° PARTE – POPOLI)

Con il volto coperto da un passamontagna, indossato più per la vergogna che per il freddo, le mani sporche di grasso e lo sguardo sempre chino: viaggio nel mondo sommerso dei tremila lustrascarpe che lavorano a La Paz. I quali ora, però, provano ad alzare la testa, anche grazie a un giornale di strada

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Esce ogni mattina alle 6 in punto dalla sua casa diroccata nel cuore di El Alto, un tempo quartiere dormitorio di La Paz, oggi uno degli assembramenti più popolosi di tutta la Bolivia. Arriva in centro dopo più di un’ora, e lì resta tutto il giorno a lavorare, con le mani sporche di grasso e osservando le persone dal basso.

Babas è uno dei tremila lustrascarpe che lavorano nella capitale boliviana. Ha iniziato questo mestiere quando aveva 10 anni, oggi ne ha 35. «Non è semplice – dice – soprattutto per i bambini, perché ci vuole molta forza per far “uscire” el brillo», la lucentezza. El brillo richiede tanto olio di gomito. Gli occhi limpidi di Babas sono attraversati da un velo di tristezza per una vita di fatica e privazioni. Nelle mani ruvide i segni di quel freddo che sulle Ande, a oltre 4mila metri di quota, non fa sconti a nessuno.

Ma non è solo per ripararsi dal gelo che Babas indossa un passamontagna di lana blu, e neppure solo per proteggersi dall’odore acre del lucido: «La famiglia di mia moglie appartiene al ceto medio; loro pensano che lavori in fabbrica, non avrebbero mai accettato un lustrascarpe al fianco della figlia». Un passamontagna dunque, per nascondere la vergogna per un mestiere considerato indecoroso per la maggior parte dei boliviani, quasi fosse basato sulla disonestà.

I lustrascarpe sono uomini senza volto, senza età e spesso senza nome, costretti a condurre una vita parallela per non restare intrappolati nella rete della discriminazione. «La gente dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e pensare che siamo esseri umani, e che se lavoriamo così, pulendo le scarpe ai passanti, è perché non abbiamo avuto altra possibilità»: a parlare è Ruben, 19 anni, una mamma e tre fratelli da mantenere. La mattina va a scuola, il pomeriggio lavora per strada. Guadagna tra i 30 e i 40 bolivianos al giorno (circa 3-4 euro) e spera di diventare un meccanico.

OLTRE LE SCARPE

Lustrabotas (3)«Alcuni ragazzi lustrando le scarpe riescono a pagarsi gli studi e a costruirsi un futuro migliore. Sono grandi lavoratori, gente che lotta dignitosamente nella guerra contro la povertà. Meritano rispetto, non pena»: sono parole forti quelle di Jaime Villalobos, un ragazzo che otto anni fa, dopo un periodo di studio in Irlanda, è tornato in Bolivia e ha creato un giornale di strada per dare voce a queste persone. Si chiama Hormigón Armado (letteralmente «cemento armato»), è un bimestrale che viene venduto per strada dagli stessi lustrascarpe, ai quali spetta l’intero ricavato della vendita. Raccoglie storie di vita e di riscatto sociale per riconsegnare a questi lavoratori la dignità imprigionata dietro un passamontagna.

Non è stato facile, per Jaime e i suoi compagni di percorso. Il fondatore di Hormigón Armado racconta la difficoltà degli inizi, la discriminazione e l’ostilità della polizia, troppo spesso convinta che la parola lustrabotas fosse sinonimo di ladri o drogati. Anche Andrés, 52 anni, ricorda bene quel periodo: «I poliziotti arrivavano d’improvviso e ci riempivano di botte, noi stavamo lavorando e non avevamo il tempo neanche per scappare. E poi scappare perché? Cosa facevamo di male? Stavamo forse rubando?».

Sono più di trent’anni che Andrés fa questo mestiere, ma le sue domande rimangono sempre le stesse. Certo, i tempi sono migliorati, oggi i lustrabotas non sono più soli come prima. Hormigón Armado ha aperto una finestra sul loro mondo. Le forze dell’ordine hanno smesso di considerarli individui pericolosi da perseguire ad ogni costo, e la gente, pian piano, inizia a scoprire il lato umano che si nasconde dietro un volto coperto ed uno sguardo sempre chino. C’è più di un’associazione non profit che affianca i lustrascarpe in questo cammino di riscatto sociale, e loro stessi hanno iniziato ad auto-organizzarsi in piccoli gruppi, ognuno dei quali sceglie una zona della città in cui lavorare (se ne contano una cinquantina in tutta La Paz.

Dalla rivista di Jaime è nato, negli ultimi tempi, anche un progetto che in Europa chiameremmo di «turismo partecipativo»: un tour atipico, di quelli che escono fuori dai binari, una visita guidata che va al di là delle tappe tradizionali, non traccia la storia dei monumenti e neppure la biografia dei personaggi le cui statue troneggiano nelle piazze. Un giro turistico che mostra però il vero cuore di La Paz avvalendosi di Ciceroni particolari: i lustrascarpe appunto.

«Hormigón Armado Tours» è un progetto che fa «alzare» da terra questi lavoratori abituati a stare più in basso degli altri. Li fa camminare, ponendoli come guide di una città che conoscono meglio delle loro tasche.

Si sviluppa così un tour tra i quartieri popolari e i mercati, in un mix di odori, colori e sapori che consente di immergersi nella realtà cittadina, non rimanendo semplici spettatori. Sono sempre di più i turisti che si lasciano conquistare da questa visita sui generis. E se i tradizionali tour costano almeno 35-40 euro, scegliendo l’Hormigón Armado Tour si spendono 80 bolivianos (8 euro e mezzo). Di questi il 90% va direttamente alle guide, mentre il 10% viene reinvestito nella pubblicità per promuovere i tour.

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EL BRILLO DI UN FUTURO MIGLIORE

«Quello dei lustrascarpe non è un lavoro che condanna ad una vita di sottomissione, come molti pensano. Si può fare per un periodo, per mettere da parte un po’ di soldi, e riuscire a realizzare i propri progetti. Ci sono moltissimi ex-lustrascarpe che oggi sono ingegneri, architetti, psicologi anche affermati», racconta Jaime. È il caso di Francisco, 21 anni, che grazie a questo mestiere riesce a pagarsi l’università. Anche lui vuole far carriera: «Tra due anni diventerò avvocato», afferma convinto. Nessuno però, nel suo corso di studi, conosce la sua seconda vita: «Altrimenti faccio la fine di Juanito: quando la sua ragazza ha scoperto che lustrava lo ha lasciato immediatamente, e anche i suoi colleghi di corso lo hanno allontanato».

Francisco continuerà a lucidare scarpe di nascosto, sognando un futuro migliore. Lo farà coprendosi il volto e timoroso di incrociare lo sguardo di amici o conoscenti, perché in Bolivia, dove la forbice tra ricchi e poveri è molto accentuata, la scala sociale non permette ancora balzi in avanti, e a chi pulisce le scarpe non è concesso di avere un passo elegante.

 

Romina Vinci (testo e foto)

Pubblicato sul numero di Dicembre 2013 del mensile Popoli

Disponibile in pdf: Lucidare Stanca

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