Il lungo viaggio di Elias e dei suoi fratelli

Dalla Siria a Stoccolma, per curare un ragazzino affetto da autismo

Mare Nostrum Romina Vinci per Famiglia Cristiana

Dicono che il colore della speranza sia il verde, ma è un verde che per molti si tinge di toni bluastri. Sì, proprio come il color del mare, il Mediterraneo per la precisione. E se la speranza avesse una voce, forse sarebbe quella di Elias. Elias (nome di fantasia) è un bambino “speciale” di 12 anni, siriano, salvato dal pattugliatore “Sirio” a cento miglia dalle coste libiche. Lui è uno dei tanti naufraghi giunti in Italia negli ultimi mesi (sarebbero 40 mila, secondo i dati forniti dal Ministero degli Interni, da Gennaio 2014).
Elias è un bambino autistico, e viaggiava insieme ai suoi due fratelli maggiori. “Non l’abbiamo mai sentito parlare, non gioca con gli altri bambini, è come se vivesse in un mondo tutto suo”, racconta la sorella di 21 anni. Una famiglia agiata la loro, ma impotente davanti alla malattia. Il fratello più grande, iscritto alla Facoltà di Scienze Biologiche a Damasco, sul web si è imbattuto in un dottore di Stoccolma, specializzato proprio nella cura di vari tipi di autismo. Ha contattato il medico che, dopo aver esaminato il caso, ha prospettato buone possibilità di guarigione, ma doveva visitare il ragazzo in Svezia.

Il viaggio della speranza - (C) Romina Vinci

Il viaggio della speranza – © Romina Vinci

E’ così che loro decidono di mettersi in viaggio, prendono Elias e partono, lasciando a casa i genitori. Istanbul prima e infine la Libia, dove hanno aspettato qualche giorno, e pagato circa mille dollari a testa per un barcone adatto forse per una cinquantina di persone, ma che ne trasportava più di trecento. Tre giorni in mare, senza mangiare e bevendo in modo centellinato. Hanno avuto molta paura, anche perché era difficile mantenere fermo il fratellino per tutto quel tempo. Ma quando all’orizzonte hanno visto la nave Sirio hanno tirato un sospiro di sollievo: ce l’avevano fatta. Per i marinai non è stato facile portare Elias in salvo, perché si dimenava, urlava, scalciava, non voleva separarsi dall’abbraccio del fratello per salire sul gommone di salvataggio.

(C) Romina Vinci

© Romina Vinci

“Sono fasi molto concitate – spiega il Comandante Marco Bilardi – Il primo contatto con il barcone è sempre delicato, tutti vogliono salire per primi sui nostri mezzi di salvataggio, ma troppi movimenti rischiano di far ribaltare l’imbarcazione già malmessa. Dobbiamo rassicurare i naufraghi e allo stesso tempo mantenere l’ordine, nei trasbordi diamo sempre priorità alle donne e ai bambini”.
L’equipaggio impiega svariate ore per soccorrere le oltre trecento persone assiepate sul barcone, ma alla fine tutti i migranti sono condotti in salvo a bordo della nave, e viaggiano in direzione Pozzallo (RG). Sul ponte della nave Elias si riposa steso sulle gambe dei fratelli, ed appare finalmente tranquillo.
“Quando vi ho visto arrivare ho pensato che eravamo salvi – racconta la sorella ad un marinaio – e se siamo riusciti a sopravvivere al mare, allora forse è davvero destino che nostro fratello inizi a parlare”. Dalla Siria a Stoccolma, attraversando tre continenti, sfidando il Mediterraneo, per inseguire il sogno di donare a quel ragazzo “speciale” una vita migliore.

STORIE E VOLTI SULLA SIRIO – Dopo la guerra il viaggio dell’orrore

ATTRAVERSO TRE CONTINENTI - Elias con i fratelli maggiori, a bordo della Sirio. Insieme hanno lasciato Damasco per raggiungere un medico in Svezia.

ATTRAVERSO TRE CONTINENTI – Elias con i fratelli maggiori, a bordo della Sirio. Insieme hanno lasciato Damasco per raggiungere un medico in Svezia. © Romina Vinci

Famiglia Cristiana coverStorie e volti si intrecciano sul ponte volo mentre il pattugliatore Sirio naviga verso le coste sicule. Elias, ma non solo. Poco distante c’è un papà che stringe forte le sue bimbe, Sama e Rin, seduto su un rotolo di cartone.
È ancora scosso per “il viaggio dell’orrore”: «Avessi saputo a cosa andavamo incontro non mi sarei mai imbarcato. Credevo che quel barcone fosse sicuro. Siamo stati tre giorni senza cibo, ci passavano solo biscotti per i bambini». Tra i 300 migranti soccorsi spicca una coppia di giovani che rimangono mano nella mano tutto il tempo: Majad e Aaliyah. Si sono conosciuti all’università. Volevano sposarsi, la guerra ha annullato tutto. «Chiediamo solo la possibilità di creare una famiglia, e di crescere i nostri figli in un posto sicuro», dicono.

Romina Vinci (testo e foto)

Pubblicato sul numero 24 di Famiglia Cristiana, in edicola il 15 Giugno 2014

Disponibile in pdf: FAMIGLIA CRISTIANA Il lungo viaggio di Elias

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